12 Aug 2022
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Personale civile della Difesa in stato di agitazione

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa denunciano “lo stato di devastazione dell’intero sistema di supporto civile qualificato alle Forze Armate” e chiedono “un piano straordinario di assunzioni di almeno 9.000 unità composto di professioni tecniche e amministrative”. Raffaele Manzo (Fp Cgil Lombardia): “Nella nostra regione la mancanza di personale, già adesso critica, entro 2 anni diverrà insostenibile. Senza nuove assunzioni si appalteranno molte attività. Il pubblico va assolutamente salvaguardato”

11 lug. 2022 – Indetto lo stato di agitazione delle lavoratrici e lavoratori dipendenti civili del Ministero della Difesa. I sindacati denunciano “lo stato di devastazione delle aree operativa e industriale della difesa, ovvero dell’intero sistema di supporto civile qualificato alle Forze Armate” e, da parte del Ministero, un decennio che mostra la “precisa volontà di abbandono del perimetro pubblico per intraprendere la strada della privatizzazione dell’apparato militare statale”.

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa hanno scritto al ministro Lorenzo Guerini e alle commissioni parlamentari rimarcando, di fronte alle pesanti carenze di personale, l’urgenza di “un piano straordinario di assunzioni di almeno 9.000 unità composto di professioni tecniche e amministrative da consegnare alla prossima discussione sulla legge di bilancio 2023, per evitare che i poli e gli stabilimenti militari industriali chiudano presto i battenti ad esclusivo beneficio dell’industria e impresa privata, a danno delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici”.

In Lombardia abbiamo gli stessi problemi presenti a livello nazionale, sia per gli enti tecnici che per quelli operativi. Non abbiamo più arsenali, quello di Pavia è stato chiuso nel 2001, ma il depauperamento del personale tecnico e amministrativo, già adesso critico, entro 2 anni diverrà insostenibile” sostiene Raffaele Manzo, coordinatore regionale Fp Cgil.

Quali sono i temi centrali di questo stato di agitazione? “Innanzi tutto, appunto, la mancanza di turnover nelle attività amministrative e tecniche porterà, a breve, senza nuove assunzioni, ad appaltare molte attività. Questo ci preoccupa molto. Per il possibile effetto domino, il rischio che si arrivi a una privatizzazione di tutta la Difesa c’è e quando entra il privato sappiamo che gli interessi sono ben altri rispetto al bene comune. Il pubblico va assolutamente salvaguardato. Inoltre, appaltare significa pagare di più lavori (manutenzione delle infrastrutture, lavori tecnici, idraulici, ecc.) rispetto a una loro esecuzione interna. Una spesa che si dovrebbe evitare” risponde il sindacalista.

Un secondo tema riguarda i 21 milioni di euro del fondo di produttività del triennio contrattuale precedente, cioè “la quota che andava a recuperare parte del gap del salario accessorio tra noi e gli altri Ministeri – spiega Manzo -. Un conto è l’indennità specifica prevista, quest’anno, per il personale civile del Ministero della Difesa dal contratto nazionale delle Funzioni Centrali, altro conto sono quelle risorse economiche: non ci sono più, dove sono finite?”.

Terzo punto è la mobilità interna. “Le lavoratrici e i lavoratori eventualmente interessanti sono in difficoltà a richiederla visto che le piante organiche non sono a disposizione, sono come ‘secretate’ e in mano dei livelli centrali. Per cui non si sa, se in quel posto x c’è bisogno della qualifica y, si sta in un limbo”.

Poi c’è lo scoglio del lavoro agile. “Nonostante sia disciplinato nel contratto nazionale delle Funzioni Centrali, da noi è tutto bloccato: perché?” chiede il coordinatore della Fp Cgil Lombardia.

Tra le altre questioni che rientrano in questo stato di agitazione unitario ci sono le relazioni sindacali di “basso livello” e la discriminazione per l’assenza sia dell’assicurazione infortuni e malattia, che i militari hanno gratis, sia di “altri istituti di protezione sociale, da anni selvaggiamente privatizzati“.