16 Apr 2024
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Estate che viene e che va / Le carenze di personale nella sanità pubblica pavese

La sindacalista Fp Cgil Patrizia Sturini: “Viene data colpa al Covid ma la pandemia ha solo evidenziato carenze strutturali che ci trasciniamo da tempo. Preoccupante la fuga di professionalità in cerca di condizioni migliori. In questi anni i governi hanno posto tetti alle assunzioni, considerando la sanità come un costo invece che come un investimento. Inoltre, Regione Lombardia è stata irresponsabile a non programmare i reali fabbisogni di organici e di salute. Bisogna subito invertire la rotta”

20 lug. 2022 – “Viene data colpa al Covid ma la pandemia ha solo evidenziato, in sanità, carenze strutturali che ci trasciniamo da tempo e che oggi, però, presentano dei paradossi”. Così Patrizia Sturini della Fp Cgil Pavia. Con l’estate, i reparti vengono riorganizzati e accorpati e i posti letto ospedalieri vengono ridotti per consentire le ferie alle lavoratrici e ai lavoratori, come è stato fatto anche alla Asst Pavia, dove i posti letto tagliati sono 110 sui 316 totali. Una stretta è stata data anche ai servizi territoriali, con ambulatori che sono stati chiusi. “Le ferie sono un diritto e questo è fuori di discussione. Il punto è che, a prescindere, il personale manca sia tra la dirigenza medica (soprattutto in alcune specialità, ad esempio cardiologi, anestesisti, psichiatri, biologi) sia tra le diverse professionalità del comparto, da quelle infermieristiche e socio sanitarie a quelle tecniche e sanitarie. Di queste ultime due si parla sempre poco ma vengono sottostimate. I tecnici di laboratorio, ad esempio, lavorano senza incentivi rispetto ad altre categorie, indipendentemente dai tamponi che debbono analizzare, siano 500 o 10mila”.

Quali sarebbero i paradossi? “Nel 2019, unitariamente, siamo andati davanti al Prefetto per denunciare le carenze di organico e le difficoltà di tenuta del sistema sanitario. Il Covid non c’era ancora e ai medici veniva richiesto di lavorare 126 ore in più per raggiungere gli obiettivi aziendali e avere più presenza nei reparti. Quando poi il Covid è arrivato, la questione delle scoperture è stata messa sottotraccia perché la maggioranza dei posti letto è stata convertita per fare fronte alla pandemia, senza avere una visione chiara dei fabbisogni di salute rispetto alle altre patologie. Il personale che c’era ha lavorato a più non posso, senza risparmiarsi, saltando ferie e riposi e anche contagiandosi. Superata l’improvvisa ondata iniziale, non sono state prese misure per un’organizzazione e condizioni di lavoro più giuste ed equilibrate. Non si è provveduto a un piano straordinario di assunzioni. E oggi che le risorse economiche sono state stanziate non ci sono più quelle umane – risponde Sturini -. Le lavoratrici e i lavoratori sono talmente saturi, stanchi e demotivati che se ne vanno dalla sanità pubblica in cerca di condizioni e prospettive migliori. I giovani, quando si avvicinano, lo fanno per poco tempo. È un cane che si morde la coda, la situazione è molto preoccupante” aggiunge la sindacalista.

Tutta colpa di? “In questi anni i governi hanno messo limiti alle assunzioni di personale. La sanità è vista come un costo e non come un investimento e invece bisogna cambiare paradigma. Poi c’è la mancata programmazione dei reali fabbisogni di personale e di salute da parte di Regione Lombardia. Questa pecca ha creato un’ulteriore voragine nella sanità pubblica, difficilissima da sanare nel breve periodo. Basti pensare che, ad esempio, per formare un medico ci vuole minimo un decennio. Intanto, abbiamo punti prelievi che chiudono e attività di profilassi vaccinale che vengono ridotte per la fascia 0-17 anni e per le categorie protette, come a Vigevano, Mortara e Garlasco. Non va bene! Bisogna subito invertire la rotta affrontando, con responsabilità e visione, una questione così centrale per il benessere delle persone e della collettività!”.