12 Aug 2022
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Quei fantasmi che lavorano nella sanità penitenziaria

La Fp Cgil Pavia, con Patrizia Sturini, denuncia l’aggressione di un medico da parte di un detenuto al carcere di Vigevano, e, accanto alla solidarietà al lavoratore, rivendica più sicurezza ma anche più diritti e tutele per chi segue le condizioni di salute delle persone ristrette negli istituti penitenziari

21 lug. 2022 – Un medico è stato aggredito al carcere di Vigevano mentre, da solo, attraversava le celle dei detenuti nuovi arrivati. “Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà al lavoratore. Episodi del genere non dovrebbero mai accadere. Da tempo rivendichiamo che al personale sanitario penitenziario siano garantite condizioni lavorative sicure, così come a tutti i lavoratori. Se questa aggressione è dovuta anche alla carenza di agenti penitenziari, resta il fatto che le lavoratrici e lavoratori della sanità penitenziaria, siano medici o infermieri, sono penalizzati rispetto ai loro colleghi della sanità pubblica” afferma Patrizia Sturini della Fp Cgil Pavia.

Perché? “Fanno un lavoro rischioso, svolto con responsabilità tra le tante difficoltà di un ambiente complesso e delicato com’è quello carcerario, ma non viene loro riconosciuta, diversamente da altri ambiti, alcuna indennità di rischio. Non hanno nemmeno l’indennità Serd, prevista dal contratto nazionale per chi somministra la terapia sostitutiva alle persone detenute. La dovrebbero somministrare gli operatori dei servizi pubblici per le dipendenze ma se mancano ci sono loro a provvedere. Inoltre va considerato che la maggior parte dei medici sono in libera professione e non hanno la copertura degli infortuni. È ingiusto. Temiamo per le prospettive della sanità penitenziaria visto che si fa sempre più fatica a trovare medici e infermieri già per gli ospedali, figuriamoci qui, dove con queste professionalità trattate come fantasmi. Queste lavoratrici e lavoratori meritano più rispetto, diritti e tutele, a partire da salute e sicurezza, e la valorizzazione del loro ruolo svolto quotidianamente negli istituti penitenziari”.