14 Jul 2024
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ABF: indetto lo stato di agitazione

L’Azienda Bergamasca Formazione ha circa 340 lavoratrici e lavoratori e gli assunti dal 2009 in part time verticale ciclico. Negli anni sono stati siglati accordi per compensare i trattamenti economici di disparità ma la neo direzione aziendale li vuole fare saltare, insieme al salario accessorio di tutti i lavoratori. Agape (Fp Cgil Bergamo): “Non ci stiamo. I diritti vanno estesi e non ridotti”

6 sett. 2022 – “Per noi è inaccettabile che in uno stesso posto di lavoro, per una stessa professione, ci siano trattamenti diversi. Lo stato di agitazione all’ABF è stato proclamato durante un’assemblea molto partecipata, nonostante la pausa estiva, e lo ribadiremo anche durante il tentativo di raffreddamento in Prefettura: andremo avanti fino a quando la nuova direzione aziendale tornerà sui suoi passi”. Paolo Agape, Fp Cgil Bergamo, sintetizza i punti cardine che hanno spinto i sindacati ad aprire lo stato di agitazione all’Azienda Bergamasca Formazione, che conta circa 340 lavoratrici e lavoratori.

“In questa importante realtà formativa della nostra provincia, che ha garantito con i suoi docenti, sotto l’emergenza Covid e andando oltre ai semplici obblighi contrattuali, sostegno anche agli allievi più fragili, viene applicato il ccnl delle Funzioni Locali ma gli assunti dal 2009 in poi sono stati messi in part time verticale ciclico, dunque senza retribuzione né contributi previdenziali durante la chiusura estiva. Per loro, negli anni, sono stati stipulati accordi a garanzia di una copertura salariale che ora la neo insediata direzione ha deciso unilateralmente di azzerare. Non bastasse – aggiunge Agape – ABF sta pure mettendo in discussione il fondo del salario accessorio, affidandone il riconteggio a un ente esterno, nonostante la firma del contratto decentrato a novembre 2021. L’intento è quello di non pagare per intero il premio 2020-2021 alle lavoratrici e ai lavoratori”.

Quindi? “La storia di ABF degli anni passati è il chiaro esempio che una buona contrattazione garantisce nello stesso tempo maggiori diritti e tutele ai lavoratori e un buon andamento economico per l’azienda stessa. Oggi invece le relazioni sindacali sono diventate insostenibili. Non ci stiamo e andremo avanti con tutte le forme di mobilitazione che saranno necessarie. Vogliamo che si torni a corrette relazioni sindacali e la piena esigibilità degli accordi, dal decentrato a quelle intese che negli anni hanno consentito di equiparare diritti economici per il personale assunto con part time verticale cicliclo, anche con la possibilità di passarlo al tempo pieno in presenza di pensionamenti. I diritti vanno estesi e non ridotti”.