22 Apr 2024
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Manifesto per la nuova sanità

L’appello e le richieste dell’intersindacale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria del Ssn, di cui fa parte anche la Fp Cgil, alla politica: “Il ridimensionamento dell’intervento pubblico, la china avviata verso la privatizzazione, la carenza strutturale di medici specialisti, il peggioramento delle loro condizioni di lavoro, le fughe verso la quiescenza e lidi professionali diversi dalla dipendenza pubblica, mettono a rischio la sopravvivenza del servizio sanitario a 45 anni dalla sua nascita”

7 sett. 2022 – “La sanità pubblica, equa, solidale e universalistica produce e non consuma ricchezza. La ricostruzione economica e sociale post Covid-19, tra crisi energetica e conseguenze della guerra in Europa, non deve farla slittare in basso nell’agenda delle priorità, considerandola un oneroso capitolo di spesa del bilancio pubblico, a dispetto della sua mission di presidio di diritti fondamentali di ciascuno e di tutti”. Così nel “Manifesto per la nuova sanità” lanciato dall’intersindacale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria che rappresenta circa 120mila professionalità e di cui fa parte la Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn.

L’appello, partendo dalla crisi del sistema sanitario pubblico, debole in risorse umane e investimenti e sempre più lasciato agli appetiti del privato, vuole dare una svegliata a forze politiche che, nell’attuale campagna elettorale, paiono non ricordare da un lato la lezione del Covid e dall’altro il mandato costituzionale.

“Oggi emerge la necessità di ricostruire un ambiente politico, sociale e culturale nel quale la tutela della salute come di tutto il sistema di welfare siano considerati fattori di produzione di ricchezza collettiva, nella misura in cui lo stato di salute e di benessere fisico e psichico di una popolazione correlano direttamente con lo sviluppo sociale e culturale di un Paese. Senza tacere gli effetti sull’economia, per la mole di Pil che tutto ciò che ruota intorno al mondo della salute muove in settori strategici e avanzati del nostro sistema produttivo (farmaci, device, ricerca, biotecnologie, robotica, digitalizzazione, etc). Possiamo dire, senza timore di essere smentiti, che la cattiva tutela della salute di una comunità ne pregiudica lo sviluppo, in termini civili ed economici” si legge nel Manifesto.

Non solo l’Italia, in spesa sanitaria, è il braccino corto d’Europa, ma “dopo la pandemia niente è cambiato. Continua la fuga dei medici dagli ospedali, continua la sofferenza del personale medico e sanitario, continua la sofferenza dei pazienti che non trovano risposte alle richieste di cure in un sistema vicino al collasso, senza differenze di latitudine. Siamo di fronte a un processo di consunzione della sanità pubblica, certificata dalla crisi dei Pronto Soccorso affollati di pazienti e deserti di medici, alla quale serve un approccio di sistema che riconosca la medicina di prossimità e quella ospedaliera come due facce della stessa medaglia e un sostanziale cambio di paradigma culturale, politico e organizzativo per invertire le curve di caduta della qualità e del consenso sociale”.

Cosa propone l’intersindacale? Di valorizzare e incentivare il lavoro delle diverse professionalità, riconoscendone ruolo e responsabilità. Per questo serviranno risorse economiche dedicate nella prossima legge di bilancio e provvedimenti legislativi specifici. Tra le istanze avanzate nel Manifesto ci sono: il superamento dei tetti di spesa per il personale; massicce assunzioni e superamento del precariato; il miglioramento delle condizioni di lavoro nel Servizio sanitario nazionale;  l’aumento delle retribuzioni “detassando incrementi contrattuali e salario accessorio”; riportare nell’alveo del ccnl della dirigenza Ssn l’assunzione di personale medico e sanitario, da un po’ di tempo più a cottimo; il contratto di formazione per gli specializzandi medici e una riforma della formazione post laurea; una legge sulla responsabilità professionale che passi dalla colpa al modello europeo del “no fault”; una riforma dello stato giuridico della dirigenza medica e sanitaria quale dirigenza “speciale”, con una più forte autonomia; esigibilità e nei tempi corretti del ccnl “a livello periferico” e “cambiando l’impianto della indennità di vacanza contrattuale”.