2 Dec 2023
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Sanità lombarda / Quando la contrazione dei diritti di chi lavora a va scapito della salute collettiva

Andrea Bettinelli, infermiere e delegato Rsu Fp Cgil all’Asst Bergamo Ovest: “Spesso veniamo considerati dei numeri dai vertici aziendali, vogliamo essere riconosciuti persone, lavoratori con una voce, una testa pensante e dei diritti da rispettare”

13 ott. 2022 – “Ritengo necessaria un’inversione di tendenza sulla gestione del personale, che metta al centro diritti e qualità del lavoro: è urgente valorizzare le persone che lavorano, tutelandone bisogni, diritti e tempo-vita. La vera attrattività di un’azienda sanitaria comincia quando i suoi professionisti, con contratto a tempo indeterminato, iniziano a non sentire più la necessità di dimettersi, per trovare altrove condizioni migliori. Ed il sindacato in questo può giocare un ruolo decisivo, portando avanti le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori nel confronto con le Direzioni e nelle vertenze che si renderà necessario costruire per difendere e ‘curare’ il nostro Servizio Sanitario Nazionale”. Ha le idee chiare Andrea Bettinelli, infermiere e delegato Rsu Fp Cgil all’Asst Bergamo Ovest.

Intervenendo all’attivo regionale della Fp Cgil di venerdì 7 ottobre, ha riassunto in modo efficace la “drammatica situazione” che accomuna il suo ospedale a quelli della Lombardia e del resto del Paese. Partendo dai tagli subiti dal Servizio sanitario nazionale nel decennio 2010-2019, “37 miliardi di euro” e “70.000 posti letto”, e dalla perdita, nel periodo 2009-2017, di oltre 8000 medici e 13.000 infermieri, tra blocco delle assunzioni e del turnover.

Numeri che non hanno lasciato scampo al cospetto del Covid-19. La pandemia ha rappresentato “un enorme ‘stress test’ che ha messo in luce contraddizioni e debolezze di anni e anni di indebolimento e depauperamento del nostro preziosissimo SSN, soprattutto in Lombardia dove la deriva privatistica ha spesso reso la salute una merce, il definanziamento continuo ha impoverito, in modo costante e drammatico, le strutture pubbliche a tutto vantaggio dell’offerta privata” afferma Bettinelli.

E, nello, specifico, come va all’Asst Bergamo Ovest dal 2020? “Passiamo da emergenza ad emergenza. Nel 2020 l’emergenza covid, dove tutti noi operatori sanitari siamo stati messi a durissima prova, con tutte le criticità del momento (mancanza dpi, impreparazione) ma nessuno si è negato – racconta il delegato Fp Cgil -. Nel 2021 la campagna vaccinale che ha comportato il dirottamento di infermieri e medici dall’ospedale agli hub vaccinali, dovendo allo stesso tempo garantire le attività ordinarie che hanno subito un’inevitabile contrazione. Nel 2022 il raggiungimento del 110% delle prestazioni sul 2019, imposto da Regione Lombardia, in un contesto di estrema carenza di organico e sofferenza del personale sanitario letteralmente ‘spremuto’ da 3 anni a questa parte”.

Da qui il fuggi fuggi di professionisti dall’ospedale, per “l’enorme pressione” sotto cui si lavora, “mentre i concorsi non riescono a colmare il divario tra assunzioni ed uscite, oppure vanno pressoché deserti. Questa situazione è pressoché la stessa nel comparto e nella dirigenza medica, che in alcuni servizi fatica ad avere organici medici adeguati per garantire la continuità delle cure – specifica il giovane infermiere –. Dopo lo sblocco delle assunzioni, a partire dal 2021, la nostra Asst ha bandito dai 3 ai 4 concorsi per infermieri, il cui saldo – tra assunzioni e uscite – è pressoché zero. Nell’ultimo concorso per infermieri, bandito recentemente, sono state presentate 40 domande. 40” ripete desolato.

Le ripercussioni sul personale sono le ferie a singhiozzo, i salti di riposto e turni più lunghi. Non solo. “Dal 2020 ad oggi, la programmazione e la fruizione dei congedi ordinari è stata sospesa dalle 5 alle 6 volte e a farne le spese sono stati soprattutto gli operatori delle realtà in maggiore sofferenza”.

Ma le conseguenze vanno inquadrate in modo anche più ampio. “La contrazione dei diritti, la subalternità del proprio tempo-vita alle esigenze aziendali ha ricadute significative sul benessere lavorativo, sull’attrattività stessa della professione e quindi sulla qualità dell’assistenza e della tutela, non soltanto del lavoro dei professionisti ma del bene salute della comunità intera”.

Quindi assumere, assumere, assumere? “Il Direttore Generale ha paventato l’assunzione di 190 infermieri e 40 medici, nel breve termine. Un proposito indubbiamente positivo in sé. Ma se non seguono i fatti, rimane uno slogan. È innegabile che la maggiore criticità sia, oggi, nella carenza allarmante di infermieri, medici ed operatori socio sanitari. È necessario che l’Asst utilizzi tutti gli strumenti per assumere (misure pubbliche chiaramente: non riteniamo sia una soluzione il ribasso dei servizi e dei diritti, appaltando l’assistenza a cooperative private, come temporaneamente avvenuto in passato), ma non basta. Occorre riconoscere dignità al lavoro e valorizzare il personale, sia in termini economici che di diritti – aggiunge Bettinelli -. Spesso veniamo considerati dei numeri dai vertici aziendali, vogliamo essere riconosciuti persone, lavoratori con una voce, una testa pensante e dei diritti da rispettare”.