16 Apr 2024
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“Sanità, se non la curi non ti cura!”

Sabato 29 ottobre, dalle ore 9.30, in piazza del Popolo a Roma, manifestazione Fp Cgil-Cisl Fp-Uil Fpl-Fials-Nursind

25 ott. 2022 – “Sanità, se non la curi non ti cura!” è lo slogan della manifestazione nazionale organizzata da Fp Cgil-Cisl Fp-Uil Fpl-Fials-Nursind per sabato 29 ottobre, in piazza del Popolo a Roma, dalle ore 9.30, e che coinvolgerà le lavoratrici e lavoratori che operano in sanità: nel pubblico, nel privato e nel terzo settore.

I prossimi mesi e anni saranno decisivi per il futuro del servizio sanitario nazionale. Le cause che hanno determinato la crisi del SSN vanno ricercate nelle politiche sanitarie degli ultimi 20 anni che, nel tentativo di contrastare l’espansione del debito pubblico, hanno di fatto tagliato indiscriminatamente le risorse destinate alla sanità (37 miliardi in un decennio), determinando una fragilità del sistema che ha rischiato di essere travolto dalla crisi pandemica. Unico argine alzatosi a contenere il disastro: il lavoro e il sacrificio, in troppi casi fino alle estreme conseguenze, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle professioniste e dei professionisti della sanità, pubblica e privata” sostengono i sindacati.

Otto sono i punti cardine da realizzare per rimettere in buona salute il sistema di cura: dare più risorse al fondo sanitario nazionale; contrastare le esternalizzazioni; superare i limiti dei tetti di spesa per il personale; assumere le lavoratrici e i lavoratori in base ai reali fabbisogni (solo nel comparto, dal 2009, si stima che ci sia stata una riduzione degli organici di 35mila unità) e stabilizzare i precari; stanziare adeguate risorse contrattuali per il rinnovo 2022-2024; garantire ulteriori spazi per la contrattazione decentrata e la valorizzazione del personale; prevedere misure per l’integrazione fra pubblico e privato; realizzare concretamente l’integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali.

Questi otto punti dicono come noi vogliamo che sia il Servizio Sanitario Nazionale – afferma Manuela Vanoli, segretaria generale della Fp Cgil Lombardia -. Abbiamo una grande preoccupazione rispetto alla tenuta di un sistema provato negli anni dai tagli lineari e ora dalla pandemia. Anche la straordinaria opportunità degli stanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza potrebbe, se non usata nel verso giusto, tradursi col dare sempre più spazi alla sanità privata, visto che le risorse sono destinate alle sole strutture e non all’assunzione di personale, senza il quale la sanità pubblica non può funzionare al meglio e a dovere, favorendo così, appunto, il ricorso alle prestazioni private. Per chi può permettersele. Noi vogliamo che siano rafforzati i diritti e le tutele di chi lavora, senza dumping contrattuale, e la qualità dei servizi erogati alle persone – dice la dirigente sindacale – . Per quanto ci riguarda nello specifico come categoria, lo diciamo da una regione, la Lombardia, che è arrivata a esternalizzare anche servizi basilari come la medicina dei pronto soccorso, per citare solo un caso. È gravissimo, è pericoloso. Bisogna invertire la rotta. Lo abbiamo detto, attraverso le nostre delegate e delegati, all’attivo regionale del 7 ottobre scorso dove è stata fatta sintesi delle condizioni critiche in cui versa la sanità lombarda. Il titolo della manifestazione unitaria di sabato 29 ottobre non poteva essere più diretto e necessario: ‘Sanità, se non la curi non ti cura’. È e sarà proprio così” evidenzia Vanoli.

Con l’alta posta in gioco in essere, è stato importante riunire, per la manifestazione di sabato prossimo, anche organizzazioni sindacali non confederali.

Intanto la Cgil va avanti con le sue proposte “Per uno Stato sociale forte, pubblico e universale”, come dal convegno organizzato lunedì 24 ottobre.

Qui, nel suo intervento Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil nazionale, ha ricordato, con la lezione che avrebbe dovuto lasciarci la pandemia, che “se noi non lavoriamo in maniera seria e organica per contrastare le disuguaglianze sociali – di cui il diritto alla salute, inteso come benessere della persona, è un tratto fondamentale – saremo una società che lascia le persone sempre più sole ed esposte ai rischi”.

Servono investimenti e risorse. Ma la questione è anche, soprattutto, “culturale e politica. Se noi vogliamo garantire realmente il diritto alla salute nel nostro Paese, c’è bisogno di cambiare il modello organizzativo della sanità, di valorizzare le competenze, di parlare sempre di più di multidisciplinarità, di guardare a servizi che realmente siano integrati – afferma Sorrentino -. Per farlo bisogna scommettere sulle competenze trasversali, sulle competenze specialistiche degli operatori ma, soprattutto, bisogna avere in mente un modello di organizzazione dei servizi territoriali che non aggiunge l’integrazione alla funzione fondamentale ma che rende l’integrazione la vera funzione essenziale”.