16 Apr 2024
HomeLeccoCpi / I numeri da fare e il problema etico

Cpi / I numeri da fare e il problema etico

Intervista ad Antonella Bellani, responsabile dei Centri per l’Impiego della Provincia di Lecco e delegata Rsu Fp Cgil

12 nov. 2022 – Uno dei problemi dei Centri per l’Impiego lombardi è quello del personale. Non solo per le carenze di lavoratrici e lavoratori da assumere ma anche per la formazione e l’esperienza che servono a svolgere le diverse attività.

Ne parliamo con Antonella Bellani, responsabile dei Centri per l’Impiego della Provincia di Lecco, che di strada ne ha alle spalle, con i suoi 58 anni vulcanici di percorsi intrapresi, con entusiasmo, e continuando sempre a studiare e a specializzarsi, con master e corsi uno dopo l’altro.

Ci racconta, infatti, di essere approdata al Cpi dopo aver maturato, da Assessora ai servizi sociali del Comune di Casatenovo, “un interesse in ambito sociale e in particolare per i progetti di politiche giovanili che io stessa scrivevo nonostante l’incarico politico. Laureata in materie letterarie alla Cattolica, ero insegnante di ruolo in una scuola elementare, e mi sono iscritta a un corso di perfezionamento universitario, sempre in Cattolica, sull’orientamento scolastico e professionale. Ho poi svolto il tirocinio trimestrale obbligatorio presso l’ente strumentale per le politiche del lavoro ‘LeccoLavoro’ della costituenda Provincia di Lecco, finito il quale ho deciso di lasciare il posto fisso a scuola e di proseguire nell’ente con una collaborazione coordinata e continuativa”.

Fino all’approdo stabile con il concorso nel 2009 “Sì, e con l’internalizzazione delle funzioni, la gestione diretta delle politiche attive del lavoro da parte della Provincia – così come avviene in Lombardia -, sono diventata responsabile dei Cpi di Lecco e Merate”, aggiunge la delegata Rsu della Fp Cgil.

Che cosa fanno i Centri per l’Impiego? Devono far fronte sia ad adempimenti amministrativi sia alla gestione delle politiche attive del lavoro. I primi riguardano, ad esempio, le iscrizioni, il collocamento mirato, la condizionalità per i percettori della Naspi e del Reddito di Cittadinanza. Nei servizi per le politiche attive rientrano l’incontro domanda/offerta, lo sportello stage, le attività di orientamento e le politiche attive nazionali e regionali quali Garanzia Giovani per gli under 29, ma anche la dote unica lavoro e il Programma Gol (Garanzia di occupabilità dei lavoratori) per gli adulti e ancora la gestione delle crisi aziendali, con le casse integrazioni e le ricollocazioni del personale in esubero. Insomma, tutti i servizi per supportare le persone a inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro. Per questo occorrono operatrici e operatori specializzati”.

Ecco, torniamo alle risorse umane. “Prima del piano di potenziamento dei Cpi, le attività solo parzialmente erano affidate ai dipendenti provinciali o perché non erano sufficienti o perché non avevano i requisiti previsti dall’accreditamento regionale, per cui con noi lavoravano anche lavoratrici e lavoratori in appalto. L’apertura delle doti di Regione Lombardia e i finanziamenti ottenuti ci hanno consentito di erogare servizi di qualità ai nostri utenti e al tempo stesso di avere le risorse finanziarie per pagare le attività in appalto, in sostanza ci autofinanziavamo. Ora la questione è diventata un’altra” pungola Bellani.

Quale? “La carenza di organici rimane, l’ultimo concorso di Regione non ha ancora completato l’assetto previsto dal piano di potenziamento. A Lecco dai 29 iniziali dovremmo passare a una sessantina ma dopo un anno mancano ancora 13 operatori categoria C, per i quali è stato appena bandito un concorso provinciale. Tra i neo assunti c’è chi ci ha già lasciato per altri enti, chi sta studiando per i concorsi nazionali, chi è passato dalla categoria C a D perché ha superato entrambi i concorsi e nel frattempo alcuni della vecchia guardia sono andati in pensione o lo faranno il prossimo anno. A questo si aggiunge il fatto che se i concorsi hanno consentito di stabilizzare i precari storici con una grande professionalità, al tempo stesso hanno aperto le porte anche a persone preparate sui programmi ma prive di esperienza nella gestione della relazione di aiuto e nella presa in carico per l’accompagnamento al lavoro, persone nei cui curricula hanno di tutto, dall’odontotecnico all’agente immobiliare. Le nozioni per superare il concorso sono sganciate dal contesto su cui bisogna andare ad esercitare ma occuparsi di politiche attive del lavoro è materia delicata ed è molto importante l’approccio con gli utenti. Occorrono conoscenze e competenze specialistiche che si acquisiscono con il tempo.”

Non si fa formazione, affiancamento? “Si fa l’affiancamento, ma per l’entità dei numeri di adempimenti che dobbiamo raggiungere si rischia di trasmettere solo le procedure. Per l’orientamento e il supporto, anche relazionale, necessario al lavoro da svolgere serve tempo ma i ritmi da rispettare sono frenetici. Dobbiamo fare i numeri per raggiungere gli obiettivi, le milestones previste dal Programma Gol” ripete Bellani.

Quindi? “Sull’erogazione dei servizi si apre un problema che è anche etico. L’affiancamento al nuovo personale e gli obiettivi rigidi non consentono di fare del nostro meglio per le persone che si rivolgono ai Cpi, di farne una piena presa in carico. Ogni giorno, ad esempio, dobbiamo assicurare l’apertura di doti Gol in numero stabilito e anche se nel raggiungimento degli obiettivi sono coinvolti, con i Cpi, gli Operatori accreditati del territorio, di fatto è il pubblico che sta sostenendo lo sforzo maggiore. Non sempre però riusciamo a farcela, tenuto conto delle forze in campo. E purtroppo – continua Bellani – la conseguenza è il rischio, appunto, della fuga dai Cpi, guardando a stipendi migliori e a condizioni di lavoro senza tutti quegli assilli giornalieri che abbiamo. È un tema serio, la gente appena arrivata cerca subito di andarsene”.

Cosa può fare la Cgil? “Fp Cgil Lombardia ha da poco creato il coordinamento regionale delle delegate e dei delegati dei Cpi, di cui faccio parte. Un gruppo per confrontarsi e per evitare il rischio di isolamento e scoraggiamento nella propria realtà territoriale, vista la numerosità e complessità delle disposizioni da attuare, mentre la condivisione dei problemi può portare a delle soluzioni. È importante che questo gruppo resti e si consolidi nel tempo – sottolinea Bellani -. Come delegata Cgil presto supporto, con lo stesso livello di priorità, sia a chi lavora al Cpi sia alle persone che accedono ai suoi servizi, che devono essere di qualità”.