4 Dec 2022
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La mobilitazione sindacale per le Rsa bergamasche

Rossi (Fp Cgil): “Nell’ambito della vertenza confederale, rivendichiamo la valorizzazione economica e professionale delle lavoratrici e lavoratori delle case di riposo e delle residenze sanitarie assistenziali tramite dei giusti rinnovi contrattuali ma senza scaricarli come costo sulle rette. E chiediamo a Regione di adempiere alla sua parte istituzionale. Qualità del servizio e qualità del lavoro, viaggiano sempre insieme”

23 nov. 2022 – “Il fine ultimo è il benessere delle persone ospiti nelle case di riposo e nelle Rsa. Un benessere per il quale bisogna evitare sia che le rette, con l’aumento dei costi dell’energia, esplodano, con il rischio che non siano più sostenibili per gli utenti e le famiglie, sia che la qualità del servizio venga meno. E la qualità del servizio passa attraverso la qualità del lavoro”. Roberto Rossi, segretario Fp Cgil Bergamo, ha fatto parte ieri della delegazione audita in Prefettura nel corso del presidio di Cgil Cisl Uil provinciali, con le categorie della funzione pubblica, appunto, e dei sindacati dei pensionati.

Prima il Covid, ancora non sopito, poi i rincari energetici come conseguenza della guerra in Ucraina, rappresentano, oltre al dramma vissuto nella carne e il prezzo pagato in vite umane, una batosta per un settore che, in difficoltà anche per le gravi carenze di personale, rischia di vedere minati i livelli di assistenza e cura delle persone e di precarizzare diritti delle lavoratrici e lavoratori già in condizioni lavorative estremamente pesanti.

Tra i punti di rivendicazione dei sindacati ci sono la costituzione di un Osservatorio provinciale ad hoc per l’area anziani, “un tavolo di governo del sistema delle Rsa,” come lo definisce Rossi; un contributo straordinario da parte della Regione erogato con il vincolo del non aumento delle rette, per superare l’attuale emergenza; azioni indirizzate all’innalzamento della qualità dell’offerta assistenziale; un sistema di governo delle rette per garantire equità e sostenibilità; maggiore trasparenza sulla condizione economica delle Rsa e dei servizi offerti; l’avvio di un confronto sul futuro delle Rsa, sul loro ruolo, sulla qualità della vita per i ricoverati, su possibili economie di scala per ridurre i costi, sulla formazione del personale”.

Ma c’è anche, come sottolinea Rossi, la necessità di “valorizzare le lavoratrici e i lavoratori tramite dei giusti rinnovi contrattuali. Non solo per le figure carenti sul mercato, medici e infermieri in primis, ma per tutte quelle che operano nelle Rsa, a partire dagli Asa, gli ausiliari socio assistenziali, che ne sono l’ossatura portante. Ma attenzione – avverte il dirigente sindacale -: una giusta valorizzazione economica e professionale del personale non può essere vista come un costo aggiuntivo da scaricare sulle rette! Non può esserci contrapposizione, insisto tra qualità del servizio e qualità del lavoro, viaggiano sempre insieme”.

Quindi? “Il problema va affrontato partendo dal terzo attore assente in questa discussione, Regione Lombardia, che non può che caricarsene una parte: o attraverso il bilancio regionale o intervenendo sul governo centrale per richiedere aiuti a sostegno dell’aumento dei costi. Regione deve adempiere alla sua parte istituzionale” risponde il segretario Fp Cgil Bergamo.

(fonte della foto: Cgil Bergamo)