16 Apr 2024
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Medici di medicina generale / “In arrivo 7 anni di vacche magre”

Intervista a Giorgio Barbieri, coordinatore lombardo e componente il coordinamento nazionale Fp Cgil Medici di Medicina Generale, su una “professione bellissima ma da rendere senz’altro più attrattiva”

21 feb. 2023 – “In arrivo 7 anni di vacche magre. Poi… non arriverà più nulla”. Così Giorgio Barbieri, coordinatore lombardo e componente il coordinamento nazionale Fp Cgil Medici di Medicina Generale, rilanciando su Facebook una infografica della community di informazione digitale Will Media sulla forbice tra medici di base in entrata e in uscita nei prossimi 7 anni nel Paese.

Le elaborazioni dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani, su dati del Ministero della Salute del 2019, stimano che tra il 2022 e il 2028 in Italia andranno in pensione complessivamente 27.301 medici e ne entreranno 8631 (32%), per cui entro 7 anni all’assistenza primaria mancheranno ben 18.670 professioniste e professionisti.

“Le difficoltà per le persone saranno anche più pesanti visto che la carenza di medici di medicina generale dura da tempo” avverte Barbieri, guardando direttamente a dove esercita, in Lombardia, regione capolista nelle perdite, con 3925 uscite e 1001 entrate previste (26%) e 2924 medici di base “da recuperare solo in base a questi dati ma, ripeto, ne mancano molti di più – sottolinea il sindacalista -. La Lombardia è capofila di una catastrofe programmata, inseguita da tutte le altre regioni, ad eccezione di Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige”.

Allora entriamo più a fondo nei numeri. “Nella Lombardia della sanità dell’eccellenza sono attualmente in servizio circa 5000 medici di medicina generale. Il nostro accordo collettivo nazionale (Acn) ne prevede 9000 che scendono a 7000 per via delle modifiche operate da Regione al rapporto ottimale medico/cittadini over 14, passato da 1 ogni 1000 a 1 ogni 1300 – spiega Barbieri -. Entro 7 anni, con il saldo negativo tra entrate e uscite di colleghe e colleghi, ci ritroveremo con poco più di 2000 medici di medicina generale per l’intera Lombardia, che ha 9 milioni di cittadine e cittadini sopra i 14 anni! Significherebbe una media di quasi 4500 pazienti per medico. Impossibile. Già ora ci sono territori, ci sono cittadini privi del medico di famiglia”.

Prospettive? “La medicina territoriale così non può reggere. E con il suo crollo, si spalancano le porte al privato, in Lombardia, peraltro, nella sua forma convenzionata, ormai equiparato al pubblico. Purtroppo anche le altre regioni hanno numeri da far tremare i polsi… E la privatizzazione è servita. Augurarsi buona salute sarà sempre più un auspicio non solo per le proprie condizioni psico-fisiche ma anche per le proprie tasche. Già oggi per molti è così e lo sarà sempre di più, soprattutto per le fasce più deboli, in aumento: potersi curare sarà un privilegio non un diritto – sottolinea il medico sindacalista –. Questo disastro è stato scientemente perseguito”.

Una sanità a doppio binario? “A due velocità. La prima per i ricchi: gestita dal privato, parzialmente mediata dalle assicurazioni, con assistenza di alto livello e medici ben retribuiti. La seconda per tutte le altre persone, pubblica ma con poche coperture, assistenza di livello via via a scalare, medici mal pagati e sempre più demotivati.

Quindi? “Bisogna cambiare subito registro ma la vedo dura. Le elezioni regionali potevano rappresentare un cambio di rotta anche per il modello sanitario, invece, tra astensionismo e riconferma liberista, così non è stato. Purtroppo nel 2028, anche cambiando assetto politico, il danno sarà ormai irrimediabile”.

A quando l’uscita dal tunnel? “Gli interventi vanno programmati, le soluzioni non si improvvisano. Tra cinque anni, sempre che si voglia rimediare a questo insopportabile e incostituzionale quadro, ci vorranno almeno un paio di generazioni. Il calo dei medici di medicina generale non è dovuto solo ai colli di bottiglia che si creano dopo la laurea. Di medici ce ne sarebbero a sufficienza. È questa nostra bellissima professione ad avere perso di attrattività, per il troppo lavoro, anche burocratico, spese alte, e l’assenza di tutele e diritti importanti, dalla maternità alle ferie. È giusto, ad esempio, non avere diritto al periodo di malattia? Ci piacerebbe non ammalarci mai, ma siamo di carne e ossa anche noi! I giovani vedono le nostre condizioni di lavoro e scelgono, legittimamente, di provare un futuro migliore. Anche per questo abbiamo tanto insistito come Fp Cgil, e continueremo a farlo, affinché la medicina generale da convenzionata passi alle dipendenze di un servizio socio-sanitario pubblico e statale, sempre più da rafforzare e valorizzare”.