16 Apr 2024
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Carceri lombarde / Fp Cgil: condizioni incostituzionali

La Lombardia è la regione italiana con il più alto tasso di sovraffollamento carcerario, il 41%, con Como primatista al 171%. La denuncia della Funzione Pubblica Cgil Lombardia con il coordinatore Lo Presti e il neo segretario Pusceddu

22 feb. 2023 – La situazione delle carceri lombarde è tale che anche la stampa sta dedicando loro servizi oltre i più tipici periodi da ‘riempitivo’, il Natale e l’estate. A oggi, il caso più recente, riguarda l’aggressione ai danni di un agente penitenziario al Bassone di Como, il carcere più sovraffollato di tutta la regione.

“Secondo i dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 31 gennaio 2023, a Como il sovraffollamento è del 171%, a fronte delle 387 persone detenute sui 226 posti regolamentari. Il Bassone riesce pure a crescere del 22% rispetto a gennaio dell’anno precedente”, racconta Calogero Lo Presti, coordinatore regionale Fp Cgil Polizia Penitenziaria.

Quali sono gli altri istituti penitenziari con più alto tasso di detenuti? “Tutte le 18 carceri lombarde sono sovraffollate: complessivamente ci sono 6161 posti disponibili, le persone detenute sono 8109, quindi il tasso generale è del 131%. Basti pensare che la nostra regione incide per il 41% sul dato del sovraffollamento nazionale. Detto ciò – prosegue Lo Presti –, dopo Como, le carceri più congestionate sono quelle di Bergamo (167%), Varese (166%), Brescia (160%), Monza (157%) e Busto Arsizio (156%)”.

Ricordiamo le altre principali criticità. “Dici bene, ricordiamo, perché restano sempre le stesse, non si fa nulla per risolverle sul serio, e questo è gravissimo. Le carenze di organici, in tutti i ruoli, pesa sull’organizzazione del lavoro, in termini di carichi, di responsabilità e di stress. C’è chi è costretto a svolgere mansioni superiori senza avere né la preparazione né la formazione necessarie e nemmeno la retribuzione legata al ruolo svolto di fatto. In Lombardia mancano più di 600 poliziotti tra agenti, sovrintendenti, ispettori e funzionari del ruolo direttivo: rispetto ai 4673 previsti sulla carta, siamo in poco più di 4000, tenuto pure conto di qualche centinaio di distacchi in altre regioni – afferma il sindacalista -. Ma il personale manca anche per tutte le altre mansioni civili, dagli operatori sanitari agli educatori, dagli amministrativi ai mediatori culturali, questi ultimi determinanti rispetto alle problematiche linguistiche con i ristretti stranieri, che sono il 46% di tutta la popolazione detenuta (con punte del 63% a Cremona, 60% a Milano San Vittore, 59% a Pavia, 56% Busto Arsizio). La convivenza forzata tra persone di religione e culture diverse, con magari una storia già di grande sofferenza alle spalle e in un luogo che né rasserena gli animi né, strutturalmente, è nelle condizioni più adeguate per scontare in modo dignitoso la pena (e, aggiungo pure, per garantire ambienti di lavoro in salute e sicurezza!), diventa un mix esplosivo che genera episodi violenti, aggressioni, atti di autolesionismo fino al suicidio – sottolinea Lo Presti -. A ciò si aggiungono le persone con problemi di salute mentale, spesso presenti anche tra i detenuti stranieri. Lo ripeterò all’infinito che le poliziotte e i poliziotti penitenziari non hanno il compito né le competenze per gestire stati umani così delicati e complessi”.

Anche tra le divise sono aumentati i casi di suicidio. “Reggere un quotidiano così duro e senza vedere miglioramenti genera frustrazione e demotivazione nelle lavoratrici e nei lavoratori. E, purtroppo, un carcere siffatto mortifica quando non ‘imbruttisce’ tutti. Invece di provare a recuperare le persone detenute alla società, finisce a volte, paradossalmente, tristemente, per perdere, anche le persone che per professione hanno il compito di seguirle. Il carcere come luogo istituzionale si fa carcere come metafora, un ambiente senza scampo. Ma questo non è umano ed è anti costituzionale”.

Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil Lombardia, esprimendo “la nostra solidarietà all’agente penitenziario aggredito a Como, e vicinanza a tutte le lavoratrici e lavoratori del sistema penitenziario”, ribadisce con forza che “la carenza ormai endemica di personale unita alla situazione di sovraffollamento degli istituti non solo rende impossibile il ruolo rieducativo delle carceri previsto dalla Costituzione ma mortifica la dignità del personale e dei detenuti. Abbiamo urgentemente bisogno di assunzioni, risorse e soprattutto di una riforma complessiva del sistema penitenziario”.