16 Apr 2024
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“Legalità: la memoria e il presente”

Intervista a Enzo Moriello, segretario Fp Cgil Brescia, dopo il convegno organizzato dalla Camera del Lavoro territoriale, con Libera, in vista della manifestazione nazionale del 21 marzo, Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

 14 mar. 2023 – “Legalità: la memoria e il presente” è il titolo dell’iniziativa organizzata dalla Cgil di Brescia, insieme all’associazione Libera, lunedì 13 marzo. C’è in vista la XXVIII Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il 21 marzo, con la manifestazione nazionale “È possibile” a Milano, e il sindacato ha voluto anche così portare il suo contributo nel contrasto alle mafie e alle illegalità che attraversano il Paese.

Al convegno ha partecipato Vincenzo Moriello, segretario generale della Fp Cgil Brescia, con un intervento su “Cgil e Legalità. Le ragioni per tenere viva la memoria”.

“Come Cgil siamo particolarmente legati al tema della memoria, perché recuperandola ritroviamo le nostre radici che vivono non soltanto nel ricordo ma anche nell’impegno che oggi mettiamo in campo sui nostri temi, la giustizia sociale in primo luogo. E il contrasto alle mafie è stato da sempre un impegno della Cgil”, afferma il dirigente sindacale.

Chi ha iniziato a combatterle? “La lotta popolare dei contadini del Sud, in particolare della Sicilia e della Calabria, contro i grandi proprietari terrieri e per la legalità. Sotto il secondo governo Badoglio, post fascista, il ministro dell’Agricoltura Gullo nel 1944 emise un decreto per assegnare le terre incolte ai contadini. Fu un provvedimento di grandissimo valore, innanzitutto perché determinava le condizioni, in un Paese prevalentemente agricolo, per cui i contadini e le loro famiglie potessero battersi coltivando le terre per il pane e la dignità – risponde Moriello –. Ma fu anche una scelta che creava le premesse per quella che poi sarebbe diventata la riforma agraria. Il movimento dei contadini, condotto dalla Cgil, riuscì a determinare le condizioni per un cambiamento storico”.

Fu una lotta cruenta. “Dal 1944 al 1952 furono uccisi tantissimi sindacalisti dalle mafie, ben 36 soltanto tra il ‘48 e il ’52. I grandi proprietari terrieri avevano affidato terre ai gabellotti, la prima rete mafiosa, una borghesia involuta insediatasi con l’idea di conservare lo status quo. La lotta dei contadini, la lotta della Cgil fu determinante”.

Pio La Torre, dirigente della Cgil e poi del Pci, ha grandi meriti nel movimento antimafia. “È una figura di straordinario valore. È il padre della legge che introduce nel nostro ordinamento il reato di associazione mafiosa (art. 416 bis del Codice penale). Può sorprendere, ma fino al 1982, anno in cui fu approvata (dopo l’uccisione di La Torre da parte di Cosa Nostra, cui seguì anche quella del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa), la mafia non esisteva come associazione e quindi era difficile portare a processo i capi mafiosi. Mi piace ricordare sempre che Falcone e Borsellino, questi grandi magistrati, con un profondissimo senso dello Stato, riuscirono a ottenere importanti risultati anche grazie al fatto di avere questa legge a sostegno, vedi con il maxiprocesso – commenta Moriello -. La legge che porta il nome di La Torre è importante anche perché introduce la confisca dei beni ai mafiosi che, come mostrano i processi, sono frutto di attività illecite o sono stati utilizzati per compiere attività illecite. La mafia è una criminalità di tipo economico e va combattuta sottraendole i patrimoni che sono ricchezza ma anche prestigio per le organizzazioni criminali. La Torre, con la straordinaria tenacia che l’ha portato a organizzare le lotte dei contadini e, da politico, a combattere la mafia, ci ha insegnato che la lotta alla mafia è soprattutto lotta per la giustizia sociale”.

Un tema cardine per il sindacato. “Sindacato significa ‘giustizia insieme’, il sindacato nasce perché le lavoratrici e i lavoratori insieme possono conquistare e determinare condizioni di giustizia attraverso le loro lotte. Al convegno abbiamo ricordato cosa hanno significato le grandi mobilitazioni che si sono determinate dopo le uccisioni mafiose. Per quella di La Torre la Cgil convocò una grande manifestazione, con 100.000 partecipanti a Palermo. Quando furono uccisi Falcone e Borsellino ci fu un movimento popolare nazionale che, partito dalla Sicilia, coinvolse soprattutto le nuove generazioni – ricorda Moriello, commuovendosi -. Bisogna comprendere fino in fondo il fatto che la lotta deve essere sempre un atto di responsabilità che coinvolge non soltanto le istituzioni ma deve coinvolgere anche le cittadine e i cittadini onesti, le associazioni. La Cgil è fra queste e ha contribuito alla nascita di Libera, un’organizzazione nata sulla base di un patto federativo tra tante associazioni. A Libera dobbiamo il valore di aver recuperato il tema della memoria anche ricordando le vittime di mafia. Ricordarle significa rivivere parti di storia della migliore Italia, narrazioni di riscatto dalla volontà di imporre disuguaglianza. Il valore della memoria è la nostra capacità di prendere questo testimone, di passare attraverso queste storie per rinnovare l’impegno nel presente per combattere le ingiustizie sociali”.

Al convegno, tra i focus, c’è stato quello della professoressa Nicoletta Parisi, del Dipartimento Scienze politiche dell’Università Cattolica. “L’abbiamo invitata perché affianca al lavoro di docenza l’impegno per la legalità. Presiede un comitato di monitoraggio civico sulla spesa pubblica, in particolare sulle risorse del Pnrr, e ci ha dato un contributo per farci comprendere quanto sia importante che il controllo di legalità non sia demandato solo alle istituzioni ma anche alle associazioni, alle organizzazioni sindacali, ai cittadini. E ci ha sollecitato a fare ancora di più di quanto già oggi noi mettiamo in campo. Ne abbiamo tratto, come insegnamento, anche la necessità di intervenire verso le istituzioni pubbliche, dai comuni agli ospedali, affinché ci siano protocolli di legalità sugli appalti che devono tenere insieme il tema della legalità, per prevenire corruzione e infiltrazioni mafiose, e il tema della qualità e del rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”.

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