6 Dec 2023
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Continuità assistenziale / In provincia di Bergamo chiuderanno 20 delle 27 sedi delle guardie mediche

L’allarme della Cgil e del Simet. Locatelli (Fp Cgil): “La sanità pubblica va rafforzata. Bisogna sanare la cronica carenza di medici che grava sulle spalle di chi resta in servizio”. Barbieri (Fp Cgil Mmg Lombardia): “Alle difficoltà a garantire il diritto alla salute si somma il misconoscimento della nostra professionalità”

25 mag. 2023 – Cittadine e cittadini bergamaschi con sempre meno continuità assistenziale, cioè guardia medica, se è vero che saranno chiuse 20 delle 27 sedi presenti sul territorio.

“Si fa più concreto il timore di gravissimi disagi per la popolazione e anche per i pochi medici che restano operativi nel servizio. Il rischio è una progressiva e ulteriore paralisi dei pronto soccorso ospedalieri”, hanno dichiarato, all’annuncio della notizia, Giorgio Locatelli, segretario generale della Funzione pubblica Cgil Bergamo, Giorgio Barbieri, coordinatore medici di medicina generale per Fp Cgil Lombardia, e Giancarlo Testaquatra, segretario regionale di Simet (Sindacato italiano medici del territorio).

A cui si aggiunge Orazio Amboni, della Cgil provinciale, sottolineando: “A complicare la situazione c’è l’organizzazione del sistema sanitario lombardo che prevede una confusa coesistenza di Ats e le tre Asst nella gestione del servizio. In un contesto così obiettivamente difficile sarebbe meglio concentrare le energie nel trovare soluzioni migliori evitando di sprecarle in convegni che si presentano di fatto solo come passerelle pubblicitarie per sé e per le ‘autorità’ politicamente vicine”.

Sul mancato rispetto dei livelli essenziali di assistenza nel servizio della continuità assistenziale, lo scorso febbraio i sindacati avevano già scritto all’Agenzia di tutela della salute di Bergamo, segnalando la vicenda di “tre medici di una sede della provincia che, anche per carenza di medici di base, avevano dovuto assistere 194 pazienti in un singolo turno di 12 ore”.

Come cambiare scenario? “Abbiamo chiesto un confronto urgente all’Ats e la prossima settimana le organizzeremo davanti un presidio di protesta – risponde Locatelli -. La sanità pubblica va rafforzata: anziché chiudere il 75% delle sedi di continuità assistenziale, bisogna sanare la cronica carenza di medici che grava sulle spalle di chi resta in servizio, con una presa in carico di pazienti troppo elevata rispetto a quanto prevede il contratto regionale e il rischio di commettere più errori. Prospettano la chiusura delle 20 sedi in via temporanea ma il ribaltone alla via permanente è un rischio che non possiamo permetterci”.

Le istanze da porre sono chiare. “Chiederemo l’elaborazione di un progetto scritto, certo e garantito che assicuri il pieno organico e il rispetto delle ore-medico/popolazione assistita previste e normate da contratto, poi rivendicheremo la possibilità di usufruire di contratti a 24 ore ma anche a 12 e 36 ore settimanali oltre che del reintegro dei cosiddetti medici ‘disponibili’ – sostengono i tre sindacalisti -, come anche il reintegro dei referenti di postazione e l’utilizzo dello strumento eccezionale dei ‘vicariamenti’ solo in caso di improvvisa e imprevista assenza di un medico (esempio, per malattia) e mai come metodo programmato nel redigere i turni mensili. Chiederemo –proseguono – il rapido ricorso alla graduatoria relativa al bando del 30 dicembre 2022 e del nuovo bando recentemente prospettato, al fine di riportare il servizio a pieno organico in tempi celeri e certi”.

Secondo Barbieri, “Finché la sanità pubblica lombarda sarà costretta alla cattiva organizzazione cui è sottoposta difficilmente usciremo da questa pessima spirale dove, alle difficoltà a garantire il diritto alla salute si somma il misconoscimento della nostra professionalità. La sanità territoriale, rappresentata dalla medicina generale e dalla continuità assistenziale, dovrebbe poter fare rete con la sanità ospedaliera. Se andiamo avanti così finirà che l’una, anziché dare una mano all’altra, la farà precipitare dietro di sé. Testardamente, sapendo di essere dalla parte giusta, proveremo a contrastare questa deriva”.