21 Apr 2024
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Sanità lombarda / Stoppato il referendum abrogativo, non chi lo propone

Regione Lombardia

Nel Comitato Promotore dei quesiti referendari anche la Cgil, con la Fp e lo Spi. Netta la determinazione ad andare avanti, anche ricorrendo al Tar, per il diritto delle cittadine e dei cittadini a esprimersi votando e per una sanità pubblica garante del diritto alla salute di tutte e tutti

12 sett. 2023 – “Oggi la maggioranza del Consiglio Regionale della Lombardia ha deciso che i cittadini lombardi non dovranno esprimersi sui quesiti referendari sulla sanità, non potranno esercitare il loro diritto al voto”. Così Lello Tramparulo, segretario Fp Cgil Lombardia, commenta lo stop messo dal centrodestra regionale alla proposta di referendum abrogativo popolare (per l’abolizione dell’equivalenza tra sanità pubblica e sanità privata e il ritorno pieno in capo al pubblico, cioè alle Ats e alle Asst, della funzione di programmazione e controllo dei servizi) depositata lo scorso 28 luglio da un Comitato con oltre 100 promotori, tra cui la Cgil, insieme alla categoria Fp, appunto, e al sindacato dei pensionati Spi.

Per Regione Lombardia pubblico e privato sono uguali, una struttura sanitaria pubblica, un ospedale, è uguale a una clinica privata. La sanità pubblica viene di nuovo depotenziata nel suo principio di governo del sistema sanitario lombardo”, attacca Tramparulo, ma al contempo assicurando che: “Noi come Comitato Promotore, come Cgil e come Funzione Pubblica della Cgil andremo avanti. Si tratta di tutelare il diritto dei cittadini ad andare a votare e di ripristinare il giusto equilibrio nel rapporto tra sanità pubblica e privata”.

Il Comitato Promotore – con i suoi rappresentanti Marco Caldiroli di Medicina Democratica, Federica Trapletti della CGIL, Vittorio Agnoletto dell’Osservatorio Salute, Massimo Cortesi dell’ARCI, Andrea Villa delle Acli – ha definito “un affronto nei confronti degli elettori lombardi e dei principi di base della democrazia” la non ammissibilità della proposta referendaria da parte dell’organo rappresentativo regionale dopo il rimpallo dell’Ufficio di Presidenza dei giorni scorsi. “Anziché una valutazione giuridica, come previsto dalla l.r. 34/1983, sono motivazioni politiche quelle che hanno orientato la maggioranza nell’impedire lo svolgimento di un’iniziativa di democrazia diretta. Assistiamo ad un uso strumentale del combinato disposto tra l.r. 33/2009 (legge sanitaria modificata da ultimo con la l.r. 22/2021) e la vetusta legge che regola i referendum; attraverso un’interpretazione restrittiva dei cavilli e delle norme ormai superate”, evidenziano i promotori.

Con Trapletti, segretaria Spi Cgil Lombardia, che aggiunge: “Una delle pagine più tristi della politica di Regione Lombardia. Almeno adesso abbiamo le motivazioni e su queste noi lavoreremo. Riteniamo che siano veramente molto deboli e insieme al Comitato Promotore decideremo la strategia per proseguire, in modo da riuscire a effettuare il referendum nel più breve tempo possibile”.

Nel tardo pomeriggio di domani, 13 settembre, al Pirellone si terrà un incontro con le forze del centrosinistra per valutare il percorso da mettere ora in atto. “Non può essere il reddito a stabilire la possibilità di curarsi. Utilizzeremo ogni strumento a disposizione, a partire da un ricorso amministrativo al TAR sulla decisione del Consiglio che coinvolgerà sicuramente anche l’assurda situazione normativa emersa da questa vicenda” avvisano i promotori.

Per Monica Vangi, segretaria Cgil Lombardia, “Regione ha paura del giudizio dei cittadini lombardi sulla sanità”, mentre il sistema sanitario si sta mostrando “sempre più fallimentare e non risponde ai bisogni di salute delle persone, a partire da quelle più fragili e più deboli. Se Regione Lombardia ha timore sappia – incalza la sindacalista – che non ci fermeremo e cercheremo di introdurre un cambiamento in questa regione, per il bene di tutte e di tutti”.

Comunicato stampa Comitato Promotore Referendum