16 Apr 2024
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“Il 17 novembre scioperiamo contro un Governo che vuole demolire diritti e, con essi, la nostra Costituzione”

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Intervista a Manuela Vanoli, segretaria generale Fp Cgil Lombardia

8 nov. 2023 – “Questo Governo sta attaccando i fondamenti della nostra Costituzione. Una categoria come la Funzione Pubblica è investita in pieno, nella sua confederalità, nel rappresentare insieme le istanze delle lavoratrici e i lavoratori e quelle delle cittadine e dei cittadini, da questo attacco che viene fatto con la legge di bilancio e non solo”.

Parte così l’intervista a Manuela Vanoli, segretaria generale della Fp Cgil Lombardia, in vista dello sciopero nazionale che il 17 novembre, nell’ambito delle 5 tappe di scioperi nazionali proclamati da Cgil e Uil, investirà anche tutta la categoria, quindi le lavoratrici e i lavoratori sia con contratti pubblici sia con contratti privati che rappresenta.

Perché chiedete di cambiare la legge di bilancio 2024? “È una manovra sbagliata e iniqua. Mi limito qui alle problematiche per le lavoratrici e i lavoratori che rappresentiamo come Fp. Non si stanziano le risorse né per incrementare le retribuzioni a fronte del carovita né per rinnovi contrattuali dignitosi. Alle condizioni date, non si potrà negoziare né sulle carriere né sul salario accessorio dei dipendenti pubblici. Ancora, l’anticipo previsto, per un solo anno, per alcuni di loro non solo discrimina tra chi lavora nello Stato e chi lavora negli enti locali o nella sanità pubblica e penalizza chi lavora a tempo determinato, ma assorbe anche il bonus del 2023 – risponde Vanoli -. Mancano risposte concrete per le lavoratrici e i lavoratori precari, quelli storici, quelli legati al piano di ripresa europeo (Pnrr) e al programma operativo nazionale (Pon), gli idonei. Il Tfr/Tfs dei dipendenti pubblici resta sempre differito, fino a 7 anni (!), nonostante la sentenza sulla sua incostituzionalità. È giusto che le persone, dopo una vita di lavoro nel pubblico, debbano pagare le banche per farsi dare un anticipo sulla propria legittima e sudata liquidazione, rimettendoci, ancora una volta, di tasca propria?”

Sulle pensioni, per i pubblici, è una batosta. “Non solo per loro. Ma certo è vergognosa la scarsa attenzione per chi lavora nelle pubbliche amministrazioni. Ed è un record essere riusciti a peggiorare persino la legge Fornero. A opzione donna si accede dai 61 anni, quota 103 allunga la finestra a 9 mesi. Con il ricalcolo contributivo si tagliano le pensioni fino al 20%. Inaccettabile la revisione delle aliquote per quelle liquidate dall’1/1/2024: penalizza, tra gli altri, chi lavora negli enti locali, in sanità, gli ufficiali e gli aiutanti giudiziari”.

Tutta la categoria è coinvolta nello sciopero? “Ribadisco, tutti i servizi pubblici che rappresentiamo, nei settori pubblici e privati. Il taglio di 600 milioni piega gli enti locali e mette a rischio, tanto per cambiare, il turnover. Il Servizio sanitario nazionale, con risorse totalmente insufficienti, è messo sempre più a rischio di tenuta e la misura del Governo non porterà a eliminare le liste d’attesa né porterà a nuove assunzioni o stabilizzazioni. La manovra economica del governo non tutela i salari delle lavoratrici e dei lavoratori che, anche con contratti privati, si occupano dei servizi alle persone. Penso ad esempio all’articolato mondo del socio sanitario assistenziale educativo privato. Lì ci sono lavoratrici e lavoratori che, operando nella giungla degli appalti, sono soggetti a contratti pirata e così a dumping contrattuale. Noi chiediamo per tutti rinnovi contrattuali dignitosi e siglati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative. Da qui anche la nostra tenace istanza di estendere anche ai settori privati la legge sulla rappresentanza. Come continueremo a rivendicare ‘stesso lavoro, stessi diritti e stesso salario’ per contrastare frammentazioni e discriminazioni all’interno di uno stesso luogo di lavoro”.

Insomma, la lotta è ricca di motivazioni. “Alla base di molti problemi c’è un modello di società, di sviluppo, sbagliato. E l’arretramento dei servizi pubblici è feroce, è preoccupante, significa non mettere al centro la persona, tutte le persone, portatrici a prescindere di diritti, da quelli umani a quelli civili e sociali, e quindi di principio uguali, come vuole la nostra Costituzione. Mettere le persone al centro, il loro benessere, la cura del mondo, significa cambiare modello, significa lottare per affermare la pace, la salvaguardia dell’ambiente, significa passare dal costo del lavoro all’investimento sul lavoro, nel cui ambito, con orgoglio, affermiamo che il lavoro pubblico è il perno.  Per questo – considera Vanoli – rivendichiamo un piano straordinario di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni ma anche una riforma del fisco equa e un vero contrasto dell’evasione fiscale, più salute e sicurezza sul lavoro, più legalità, rispetto e valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori, un sistema previdenziale che assicuri un tempo dignitoso per tutti, pensando già oggi alle donne e ai giovani”.

Manuela Vanoli per lo sciopero del 17 novembre 2023Il Governo si muove anche su un piano simbolico. “Sì, ma i simboli hanno ripercussioni concrete. È esemplare la convocazione fatta il Primo Maggio, un tavolo finto, come tutti quelli a seguire, in cui alle rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori, in una ricorrenza importante, è stato comunicato, nei fatti, che la precarietà non viene sanata ma, al contrario, aumentata. È un Governo che in tutta fretta ha tagliato il reddito di cittadinanza per colpire la povertà. È un Governo che con una Presidente del Consiglio, alla faccia delle politiche per le donne, le colpisce a partire dalla loro autodeterminazione, volendo sostenere la maternità fino dal concepimento. Dal concepimento! Non è questo un attacco alla legge 194? – incalza la segretaria generale -. Per non parlare dell’aumento dei costi di assorbenti e latte in polvere. Invece che aumentare l’Iva si dovrebbero sostenere i servizi pubblici, vedi i nidi e i servizi all’infanzia, per aiutare davvero le donne, su cui si scaricano per lo più i compiti di accudimento. Si parla tanto del problema natalità, in Italia. È reale. Ma vogliamo anche parlare dei giovani, delle loro prospettive? Assistiamo a raffiche di violenza nei loro confronti, di aggressione a vari livelli, perché protestano a difesa del pianeta e dell’ambiente, per il diritto allo studio, per un mondo e un futuro migliore. Sì, questo è un Governo che parte dai simboli per distruggere diritti conquistati anche grazie alla lotta di Resistenza – prosegue sempre più tagliente Vanoli -. Dal disegno di autonomia differenziata con cui si aumentano le disuguaglianze e si frammenta ancora di più il Paese, alla proposta di riforma di premierato all’italiana, un unicum nelle democrazie occidentali, con l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, lo svilimento del ruolo del Presidente della Repubblica, un premio di maggioranza al 55% e … ci tengo a sottolineare un’altra questione, su cui mi interrogo”.

Prego. “Sarà un caso che Liliana Segre, testimone dell’orrore di Auschwitz, senatrice a vita, che ha fatto un discorso magistrale, altissimo, sul valore della democrazia, da Presidente provvisoria del Senato (al posto dell’impossibilitato Giorgio Napolitano), aprendo la prima seduta dell’attuale XIX legislatura, e questo Governo, con la riforma del premierato, decide che potranno essere nominati senatori a vita solo gli ex Presidenti della Repubblica? Segre resta senatrice a vita ma non è un messaggio forte, uno schiaffo, sul piano simbolico?”.

Sul fronte dei diritti umani, con i migranti, non partono carezze. “Lo sappiamo bene, a maggior ragione perché come categoria rappresentiamo anche le lavoratrici e i lavoratori che seguono i richiedenti asilo o operano nelle strutture di accoglienza: dal decreto Cutro al recente accordo con l’Albania, il Governo non solo mostra, anche in questo caso, visione miope invece che di sistema, su un fenomeno strutturale quale è quello migratorio, ma abbassa l’asticella sul valore e la dignità della persona. Come lo fa con i migranti, discriminando, lo fa anche con chi vive, sempre più a fatica, del proprio lavoro che viene tassato, ai fini di un bene pubblico mentre però quello stesso bene pubblico, i servizi pubblici, vengono ancora una volta tagliati, ridotti, a danno della collettività e di chi lavora e senz’altro a beneficio dei privati che fanno profitti. I profitti non garantiscono diritti. Noi vogliamo più lavoro pubblico, servizi pubblici più forti, per proteggere e stare accanto alle persone, dalla nascita ai funerali. Il mondo che rappresentiamo è questo: parla della vita delle donne e degli uomini: in salute e malattia, in libertà e in prigionia, giovani, anziani. Persone, a prescindere. Nessuna e nessuno deve rimanere o sentirsi in solitudine. Come non difendere e valorizzare tutto questo lavoro?”.

Il vostro è un libro dei sogni? “No, è l’applicazione della nostra Costituzione, sui cui pilastri si fonda anche la Cgil. Tornando all’inizio: i simboli sono concreti, per questo vogliono demolire quelli che affermano diritti. Per questo vogliono smantellare la nostra Carta Costituzionale. Ci opporremo con risolutezza e facciamo appello a un’ampia adesione allo sciopero e a questa lotta che riguarda lavoratrici e lavoratori ma anche cittadine e cittadini. Dobbiamo essere in tanti, dobbiamo essere forti, per il bene di tutte e tutti. Venerdì 17 novembre anche come Funzione Pubblica, scioperiamo, Cgil e Uil, con le lavoratrici e i lavoratori dei nostri settori pubblici e privati. E sotto Regione Lombardia, una nostra folta delegazione renderà visibile anche attraverso la piazza la nostra protesta”.