5 Mar 2024
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Asili nido tra Pnrr, tagli alle risorse e diritti che vengono meno

mani bambine che colorano

La denuncia della Fp Cgil Lombardia, con i segretari Pusceddu e Tramparulo

29 nov. 2023 – In Italia solo 3 bambini su 10 frequentano l’asilo nido, con disparità territoriali, liste d’attesa che si allungano, privatizzazioni dei servizi educativi all’infanzia erogati dai comuni. Questo comporta ulteriori discriminazioni e disuguaglianze, oltre a contratti di lavoro differenti per educatrici ed educatori. Per non dire degli effetti sulle donne che, nel sistema socio-culturale in cui vivono, più spesso, per seguire le loro creature, visti i costi dei nidi e le restrizioni all’accesso, sono costrette a rinunciare al lavoro e alla loro autonomia.

L’Europa ha appena dato il via libera al finanziamento della quarta rata, da 16,5 miliardi, del Pnrr, il piano di ripresa che prevede investimenti anche per ampliare l’offerta degli asili nido, garantendo standard educativi e di sviluppo di qualità per le bambine e i bambini.

“A oggi sono stati spesi 1,4 miliardi dei circa 5 miliardi totali del Pnrr legati agli asili nido. Il punto è la capacità di spesa, perché gran parte di questi interventi sono fatti dagli enti locali e nel momento in cui non si investe nel pubblico impiego, non si mettono risorse per le assunzioni né per gli stipendi, la loro capacità è bloccata -, afferma Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil Lombardia, con delega alle Funzioni Locali -. In questo modo sta venendo meno anche l’attrattività del lavoro pubblico, a partire dalle figure dei tecnici che dovrebbero portare avanti questi interventi del Pnrr. Per questo la nostra forte richiesta di un piano straordinario di assunzioni nelle pubbliche amministrazioni rimane e va avanti”.

Anche per i servizi educativi 0-6 anni? “Certo! – esclama Pusceddu -. Il perimetro pubblico va rafforzato e va aumentata la capacità di spesa dei comuni che, diversamente, non potranno assumere personale socio-educativo per gli asili nido e quando i servizi non chiuderanno, proseguiranno però le esternalizzazioni, con i problemi del rapporto previsto dall’accreditamento di 1 educatore ogni 8 bambini e il rischio della riduzione della qualità del servizio”.

Quindi meno diritti per bambine e bambini. “Esatto. Il diritto per loro a servizi educativi viene man mano depotenziato per le difficoltà degli enti locali ad attuare i progetti, mancando le assunzioni, come dicevo. Ma c’è anche tutta la partita legata alle educatrici e agli educatori, alle professionalità che operano questi servizi”

Cosa intendi, nello specifico? “È fondamentale che ci sia una valorizzazione professionale del ruolo di queste lavoratrici e lavoratori e noi l’abbiamo tentata con il contratto nazionale. Ora, non solo il Governo nella legge di bilancio non ha rimesso le risorse per il rinnovo del ccnl, ma anche le amministrazioni stanno facendo fatica, laddove abbiamo dei nidi ancora pubblici, a mettere stanziamenti per i passaggi di categoria. Questo a danno dell’aspetto professionale – risponde Pusceddu -. Purtroppo lo spazio del pubblico si sta sempre più riducendo. Quindi gli interventi economici per le famiglie: i nidi comunali costano meno dei nidi paritari. Gli enti locali stanno via via riducendo le risorse, non solo per scelta politica, che è grave, ma anche, ribadisco, per responsabilità del Governo che taglia sugli enti locali. L’effetto domino è pericoloso – prosegue il segretario Fp Cgil Lombardia -: i tagli all’infanzia, nel bilancio degli enti, includono tutti i servizi, non solo i nidi, ma anche i pasti, anticipi e posticipi, lo scuolabus. La durata dell’apertura servizio si ripercuote anche sui genitori lavoratori e questo problema porta anche al part time involontario, che in gran parte ricade, purtroppo, sulle donne”.

Lello Tramparulo, segretario Fp Cgil Lombardia con delega al Socio sanitario assistenziale educativo privato, considera come nella nostra regione le esternalizzazioni dei nidi stiano prendendo il sopravvento. “I nidi sono quasi tutti privati, ormai. Come categoria della Funzione Pubblica ribadiremo sempre la centralità e strategicità del ruolo pubblico, nell’interesse generale di chi ci lavora e dei diritti di cittadinanza, ma anche di tutto il Paese. Se il pubblico è forte sono più forti i diritti di tutte e tutti. Purtroppo non siamo in questa condizione – aggiunge -, anzi, la tendenza in atto è quella di frantumarli, questi diritti. Lo sanno bene le tante lavoratrici e lavoratori che lavorano nei servizi educativi all’infanzia con contratti privati, più spesso alle dipendenze delle cooperative sociali, dove ci sono senz’altro condizioni di minor favore rispetto ai contratti pubblici”.

Come si conciliano i diritti del personale e la qualità del servizio da garantire? “Non certo aumentando appalti e subappalti che precarizzano le condizioni di lavoro e non aiutano la continuità del rapporto educativo. Senza regole vincolanti, che tutelino dagli appalti al massimo ribasso, non può esserci garanzia che una educatrice o un educatore regga nel lungo periodo, magari con un contratto pirata che gli abbassa ancora di più le retribuzioni e i diritti. Quando parliamo di qualità del servizio – precisa Tramparulo – non facciamo riferimento alla resa di questi professionisti che spesso si dedicano con spirito di sacrificio al loro compito, perché credono nel valore di quel che fanno e hanno amore verso le bambine e i bambini. La qualità dipende, complessivamente, dagli investimenti che vengono messi in campo per fare funzionare il sistema. Scaricare sul costo del lavoro le spese significa non capire chi lo fa andare avanti”.