24 May 2024
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Uffici scolastici lombardi / Quando la realtà supera l’immaginazione

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La Fp Cgil Lombardia, con il coordinatore Antonio Alì e il segretario regionale Dino Pusceddu, descrivono la situazione decisamente critica delle lavoratrici e dei lavoratori dei Provveditorati sul territorio e promettono filo da torcere per arrivare alla svolta necessaria

19 apr. 24 – La situazione che vivono le lavoratrici e i lavoratori degli Uffici scolastici regionali della Lombardia è decisamente critica.

“In primis resta sempre la carenza di organici e, a seguire, le problematiche connesse alla gestione del personale. Anche a causa di un carico lavorativo sempre maggiore, le colleghe e i colleghi lamentano situazioni di stress e di continua pressione. Anzi, alcune persone vanno in ufficio e stanno male. Il clima è tossico, c’è tutt’altro che quel benessere organizzativo che viene sbandierato nelle varie relazioni illustrative del Ministero dell’Istruzione”, racconta Antonio Alì, coordinatore Fp Cgil Lombardia.

Come mai?

“Ciò è dovuto a varie questioni: sia a causa della dirigenza che, molte volte usa, con il personale, eccessiva discrezionalità e in modo poco coerente con le disposizioni contrattuali, sia a causa del sovraccarico lavorativo. A questo si aggiunge anche la problematica relativa all’utilizzo del nuovo applicativo per la gestione del personale”.

Partiamo dall’applicativo.

“Si chiama Infinity. Avrebbe dovuto semplificare le procedure e invece le ha rese più complesse non solo a chi deve occuparsi della parte gestionale (assenze, ferie, congedi, eccetera) ma anche alle stesse lavoratrici e lavoratori quando hanno da fare richieste inerenti al proprio rapporto di lavoro. Infatti, ora devono operare in modalità self service (da pc, cellulare o tablet) per chiedere in via preventiva, ad esempio, i permessi o il recupero ore (e sono tutti istituti contrattuali) ma nell’applicativo – che non prevede tante fattispecie -, questi citati non sono presenti e devono essere richiesti via mail. E, quindi, bisogna attendere l’approvazione del dirigente. Insomma, diventa tutto più lungo e complicato, un paradosso! E se queste richieste vengono negate siamo di fronte a una violazione del contratto – rileva il coordinatore regionale -. Il tema vale anche per la gestione del personale scolastico che lavora nei nostri uffici – aggiunge -. Noi ministeriali abbiamo un computo delle ferie e dei permessi ad anno solare, loro ce l’hanno ad anno scolastico, per cui se volessero prendere ferie ad inizio di gennaio non potrebbero, in quanto non ancora maturate. Un ulteriore gap per Infinity. Non soltanto c’è già tanto da fare ma viene messo un carico in più. Definisco ‘santi’ quanti si occupano di queste mansioni e cercano di mettere le pezze a questo applicativo poco funzionale e che non ha di certo raggiunto lo scopo per cui è stato comprato”.

Veniamo alla dirigenza.

“Alcuni dirigenti, a volte, hanno atteggiamenti arbitrari, interpretando norme e contratti con limitazioni alquanto bizzarre, come ad esempio il fatto che ferie e congedi non possono essere uniti allo smart working. Il personale si aspetta da loro un cambio di mentalità e un atteggiamento collaborativo, anche al fine di vedersi riconoscere l’impegno prestato. Le colleghe e i colleghi, per rispettare le scadenze, lavorano anche fuori dall’orario di servizio e li si ripaga con un atteggiamento di sfiducia! – commenta Alì -. Ci aspettiamo che l’Amministrazione riconosca maggiori tutele e dia riscontri positivi in termini di flessibilità oraria. Invece ci sono perfino difficoltà nell’erogazione dei buoni pasto”.

Torniamo alla carenza di personale.

“In Lombardia è di circa il 70-80%. Una percentuale elevatissima. Senza il personale distaccato dalla scuola, tanti nostri uffici chiuderebbero, in diversi già rischiano. Significherebbe non riuscire a far partire l’anno scolastico. A Sondrio, per dare un altro dato, il 5% del personale è ministeriale, il 95% è personale scolastico. La questione del rinforzo occupazionale e del ricambio generazionale, peraltro, si fa sempre più seria: mentre i carichi di lavoro diventano sempre più pesanti, salgono anche l’età e lo stress delle lavoratrici e dei lavoratori. E i più giovani, se arrivano, presto scappano”.

Altri problemi?

“Questo 2024 è un anno ancora più particolare, dove si sommano vari adempimenti, oltre a quelli ordinari: arriveranno, ad esempio, le graduatorie provinciali per le supplenze, che hanno scadenza biennale, la ‘24 mesi’, che ha scadenza annuale, il personale Ata, che ha scadenza triennale, e stanno per terminare i concorsi. Tutto ricade sul personale amministrativo e tutte le procedure si concentrano sempre nel periodo estivo, mettendo in difficoltà e stress la tenuta di colleghe e colleghi. Quando, ripeto, già si lavora molto di più dell’orario dovuto, anche fino alle 21, alle 22, e con scarsi riconoscimenti sia di natura retributiva che nell’applicazione degli istituti di conciliazione vita-lavoro. L’Amministrazione appare proprio ingrata in tutto ciò. Le persone non sono numeri, vanno concordati tempi e modi. Così – prosegue Alì – rivendichiamo corrette relazioni sindacali. Ultimamente l’Amministrazione sta andando per la sua strada, coinvolgendo poco i sindacati sia in termini di confronto che di informazione. Le lavoratrici e i lavoratori chiedono un ambiente di lavoro sereno, con diritti riconosciuti”.

Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil Lombardia con delega alle Funzioni Centrali, dichiara: “Nei Provveditorati della nostra regione assistiamo a un paradosso – afferma –: per la scarsità di assegnazioni di personale e per le rinunce dei vincitori di concorso, più di metà del carico lavorativo di questi uffici ricade sul personale distaccato dalla scuola. Sono lavoratrici e lavoratori che vivono in una situazione di precarietà proprio perché è precaria la loro assegnazione, rinnovata, se va bene di anno, in anno. Una situazione che non aiuta certamente né il clima interno né l’operatività degli uffici”.

La causa?

“Va ricercata in generale, nella situazione salariale del Pubblico Impiego, dove gli stipendi non bastano a garantire un tenore di vita dignitoso, in particolare, nella situazione dei Provveditorati dove assistiamo ad un atteggiamento incomprensibile verso il personale – risponde Pusceddu -. Le lavoratrici e i lavoratori sono scarsamente valorizzati, sono assegnate funzioni che non corrispondono al livello di inquadramento e, dulcis in fundo, sono negate anche le più diffuse misure di conciliazione vita-lavoro previste dal contratto nazionale. Poi ci si meraviglia se i neo assunti rinunciano all’incarico o se segnaliamo situazioni di stress. Tutto questo deve cambiare e noi, al fianco del personale, saremo un continuo pungolo per l’Amministrazione, denunciando ogni anomalia che ci viene segnalata – assicura -. Oltre a continuare a lottare per un rinnovo contrattuale che recuperi quanto perso a causa dell’inflazione nell’ultimo triennio”.