Dal coordinamento Fp Cgil lombardo i nodi che anticipano questioni nazionali
27 gen. 2026 – Il coordinamento regionale delle Funzioni Centrali della Fp Cgil Lombardia, venerdì scorso, si è svolto in una fase decisiva: l’apertura del percorso di rinnovo del Ccnl Funzioni Centrali 2025–2027, dopo che quello precedente, oggi in vigore, non ha visto la firma della categoria perché ritenuto insufficiente a tutelare salari e dignità del lavoro pubblico.
“Non abbiamo firmato il contratto nazionale 2022-2024 perché non recuperava il potere d’acquisto per le dipendenti e i dipendenti del comparto delle Funzioni Centrali, facendo venire meno il senso del ccnl come autorità salariale”, ha ricordato Dino Pusceddu, segretario Fp Cgil Lombardia.
Il nuovo rinnovo si inserisce in un contesto inedito, con risorse già previste in legge di bilancio per più cicli contrattuali. Risorse che, secondo la Fp Cgil, sono coerenti con l’andamento dell’indice Ipca-Nei (l’indice utilizzato dall’Istat per misurare l’inflazione programmata, depurata dai costi dei beni energetici importati; rappresenta il parametro di riferimento per determinare le risorse destinate ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali pubblici per legge), ma che devono tradursi in un contratto capace di recuperare davvero l’inflazione.
Dal coordinamento regionale è emerso con nettezza il quadro lombardo, definito preoccupante. Sono intervenuti rappresentanti dei diversi settori e territori: Pietro Scalzo, coordinatore regionale Beni culturali, Antonella Trevisani, coordinatrice regionale Inps, Antonio Alì, coordinatore regionale Ministero Istruzione, Mimmo Silipigni, coordinatore regionale Giustizia, Silvio Etrusco, coordinatore regionale Inail, Cesare Bottiroli, segretario Fp Cgil Milano, Riccardo Rattini, coordinatore regionale Agenzia Entrate, Silvia Papini, segretaria Fp Cgil Monza Brianza, Lara Scaroni, segretaria Fp Cgil Brescia, Giuseppe Callisto, segretario generale Fp Cgil Como.
“Noi stiamo rischiando la desertificazione dei servizi pubblici in Lombardia”, ha avvertito Pusceddu. Il combinato disposto tra alto costo della vita, stipendi nazionali e carenze strutturali di personale sta rendendo sempre meno attrattivo il lavoro pubblico, con effetti evidenti in amministrazioni come Inps, Inail, Ministero della Giustizia, Agenzia delle Entrate e Ispettorato nazionale del Lavoro. In alcuni casi, a fronte di concorsi conclusi, una quota rilevante di vincitori rinuncia all’assunzione, mentre in altri il Nord viene utilizzato come tappa di passaggio verso sedi meno onerose dal punto di vista del costo della vita.
Una condizione che non riguarda solo chi lavora negli uffici, ma incide direttamente sui diritti di cittadine e cittadini. Per la Fp Cgil questa situazione lombarda rappresenta un segnale anticipatore di un problema nazionale: se il lavoro pubblico non regge nelle aree a più alto costo della vita, l’intero sistema dei servizi rischia di incrinarsi.
Sul piano politico-sindacale, Catello Tramparulo, segretario generale Fp Cgil Lombardia, ha rivendicato la coerenza della linea seguita. La scelta di non firmare i contratti nazionali di lavoro con Aran (oltre a quello delle Funzioni Centrali anche quelli della Sanità e delle Funzioni Locali), “è stata una scelta dolorosa, ma indispensabile rispetto al nostro modo di concepire il lavoro e i servizi pubblici”, ha evidenziato. Una coerenza decisiva anche nel rapporto con le lavoratrici e i lavoratori: “Se non manteniamo coerente la nostra idea e il nostro progetto, i lavoratori se ne accorgono subito”.
Nel dibattito è entrato anche il tema dell’innovazione tecnologica. L’intelligenza artificiale viene considerata una leva che va governata attraverso la contrattazione, non subita. “C’è il rischio che l’intelligenza artificiale possa essere l’ennesimo strumento di controllo del personale”, ha avvertito Tramparulo, richiamando la necessità di trasparenza sugli algoritmi, sulla gestione dei dati e sugli effetti concreti sull’organizzazione del lavoro.
Un tema centrale riguarda la connessione tra rappresentanza e tesseramento, rafforzando il radicamento quotidiano nei luoghi di lavoro, cruciale per incidere ai tavoli negoziali, superando regole che oggi legano la partecipazione alla firma dei contratti anziché alla rappresentatività effettiva.
Al coordinamento ha partecipato anche Giordana Pallone, segretaria Fp Cgil nazionale, fresca di delega alle Funzioni Centrali, che ha ricondotto il confronto a una cornice più ampia.
“Il pubblico garantisce l’uguaglianza, il privato garantisce l’esclusività”, ha detto, rivendicando il valore sociale del lavoro pubblico e il suo ruolo nella coesione del Paese.
Sul rinnovo contrattuale, Pallone ha richiamato la necessità di fissare da subito criteri chiari: “Dobbiamo avere la capacità di porre paletti fermi già da questo contratto collettivo nazionale, perché gli effetti sull’organizzazione del lavoro sono potenzialmente esplosivi”.
Un passaggio che si intreccia con il tema della giustizia e del referendum costituzionale, ripreso più volte nel corso del coordinamento. “Stiamo consegnando la giustizia di questo Paese agli orientamenti del vento”, ha denunciato la segretaria nazionale, collegando la lotta referendaria alla difesa dell’efficienza amministrativa della giustizia e della tenuta democratica.
Dal coordinamento lombardo delle Funzioni Centrali è emersa così una linea netta: salario che recuperi l’inflazione, organici stabili, governo dell’innovazione e rafforzamento della rappresentanza non sono temi separati, ma parti dello stesso problema.
È su questo terreno che la Fp Cgil Lombardia intende stare nei prossimi mesi, trasformando il confronto in azione concreta nei luoghi di lavoro, per difendere i servizi pubblici e il lavoro che li rende possibili.