27 Jan 2026
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Inail / Quando il servizio pubblico si ritira

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Etrusco (Fp Cgil Lombardia): “Se per lavorare devi pagare, non è lavoro: è espulsione”

27 gen. 2026 – In Lombardia il servizio pubblico si ritira dal territorio, riduce funzioni essenziali. Accade anche all’Inail. Non con un atto formale, ma attraverso una somma di decisioni che producono lo stesso effetto: meno personale, meno sedi operative, meno diritti esigibili. Il costo ricade su cittadine e cittadini, costretti a spostarsi, attendere, rinunciare, come denuncia Silvio Etrusco, coordinatore regionale Fp Cgil Lombardia.

Che succede?

“All’Inail lo svuotamento è ormai strutturale. Vent’anni fa era un altro ente. Ad esempio, nella sede provinciale di Bergamo/Treviglio lavoravano complessivamente 105 persone, oggi siamo scesi a 61 (e, precisamente, nella prima lavoravano in 92, nella seconda in 13, oggi in 50 sono a Bergamo e 11 a Treviglio). Brescia ha una carenza di personale anche peggiore: nell’ultimo concorso i nuovi vincitori hanno cercato più le sedi prossime all’aeroporto di Orio che sedi meno vicine. Non è solo una riduzione numerica: ogni persona in meno significa un servizio che si allontana”, spiega il sindacalista.

Secondo Etrusco, il problema viene mascherato invece che affrontato. “Si parla di intelligenza artificiale come se potesse sostituire lavoratrici e lavoratori che non ci sono più. Ma un algoritmo non apre una sede, non visita un infortunato, non presidia un territorio”.

Le conseguenze sono concrete. “Abbiamo chiuso sedi per mancanza di personale medico ed infermieristico. Oggi un cittadino può dover percorrere anche 100 chilometri per una visita. Quando il servizio esce dal territorio, gli utenti spariscono. E con loro sparisce lo Stato”.

Il nodo del personale va letto anche in prospettiva. “A Milano, su 70 vincitori di concorso, solo 33 prendono servizio. Non è disaffezione, è fare i conti. Con 1.400 euro di stipendio e affitti che arrivano a 1.200 euro mensili, non stai lavorando: stai pagando per lavorare”.

Un tempo l’Inail non offriva soluzioni abitative?

“Quelle case sono state vendute in seguito alla cartolarizzazione. Molti preferiscono tornare nei territori d’origine, anche con stipendi più bassi ma con una vita sostenibile. A Milano un buono pasto da 7 euro basta a malapena per una colazione. Così il lavoro pubblico diventa selettivo per censo e perde competenze prima ancora di averle consolidate”.

Come queste criticità impattano sui servizi?

“L’Inail non è solo un ente assicurativo: è uno dei pilastri della tutela pubblica su salute e sicurezza – ricorda Etrusco -. Eppure oggi in Lombardia è più facile vincere al ‘Gratta e Vinci’ che ricevere un’ispezione. Le aziende lo sanno. E i concorsi per ispettori sono fermi. Si teme anche la partecipazione ai concorsi del personale già presente nell’istituto perché questo depauperebbe i profili amministrativi già carenti. Ma così il sistema implode: meno prevenzione, meno controlli, più rischi”.

Quindi qual è il punto vero?

“Mancano lavoratrici e lavoratori, una politica seria del lavoro pubblico, una presenza reale sul territorio e coerenza tra ciò che si dice e ciò che si finanzia. L’Inail assicura, cura, riabilita, previene, produce dati fondamentali per capire dove e come si muore lavorando. Quando viene svuotato –  conclude Etrusco – non perde solo l’ente: perde il lavoratore che non trova tutela, perde il cittadino che rinuncia al servizio, perde lo Stato che arretra. O si costruisce una dirigenza capace di ragionare con i piedi per terra e trovare una soluzione o continueremo a raccontare una realtà sempre più pericolosa. Senza investimenti su organici, contratti e rappresentanza vera, il servizio pubblico finirà per restare solo una scritta su una targa sbiadita”.