All’inaugurazione dell’anno giudiziario siamo in piazza perché dietro la cerimonia c’è un sistema che regge a fatica.
Regge sul lavoro di personale che invecchia, senza ricambio sufficiente.
Regge su migliaia di lavoratrici e lavoratori precari dell’Ufficio per il Processo, in scadenza a giugno 2026.
Regge su chi lavora con carichi crescenti e senza prospettive.
I miglioramenti sugli arretrati non sono un miracolo, sono lavoro, che va stabilizzato e riconosciuto.
Gli stipendi di chi lavora per la Giustizia sono bassi, le carriere ferme, il contratto integrativo assente da oltre dieci anni.
Le sedi sono inadeguate e la sicurezza non è garantita ovunque, la tecnologia è ancora inefficiente.
Un’altra idea di giustizia parte dal lavoro. Dal personale, dalle condizioni materiali, dalla stabilità, dai contratti.
Le riforme che non partono da qui non migliorano la giustizia: la allontanano dalla realtà!
Per questo siamo qui.
E al referendum della giustizia, il 22 e 23 marzo votiamo NO!
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