Antonio Lenzi (Fp Cgil Varese): “Non contestiamo la necessità di affrontare una difficoltà economica, ma il metodo unilaterale adottato”
4 feb. 2026 – Proclamato lo stato di agitazione unitario delle lavoratrici e del lavoratore della Fondazione Scuole Materne di Gallarate, a seguito delle decisioni assunte dal Consiglio di Amministrazione e dal Comune senza alcun confronto preventivo con il personale, le organizzazioni sindacali e le famiglie.
La mobilitazione si inserisce in un percorso già avviato: dopo il presidio del 30 gennaio davanti alla Fondazione Scuole Materne, l’assemblea di martedì 3 febbraio, svoltasi all’interno dell’aula del consiglio comunale aperto alla cittadinanza, ha registrato una partecipazione ampia di genitori, lavoratrici e cittadini. Durante l’iniziativa è emersa con forza la solidarietà delle famiglie nei confronti delle insegnanti e il riconoscimento della qualità del servizio educativo prestato.
“La Fondazione è un’istituzione storica della città. Gestisce quattro plessi di scuola dell’infanzia, accoglie circa 340 bambine e bambini e impiega 63 dipendenti tra insegnanti, personale ausiliario e amministrativo. Oltre all’attività educativa, garantisce servizi essenziali come il pre e post scuola e la mensa interna, che integrano servizi che oggi la scuola statale spesso non riesce a garantire”, spiega Antonio Lenzi della Fp Cgil Varese.
Perché avete proclamato lo stato di agitazione?
“Per il metodo. Non contestiamo il fatto che esista una difficoltà economica, ma come è stata gestita. Le decisioni sono state prese unilateralmente e comunicate tramite stampa e social, senza alcun confronto con lavoratrici, sindacati e famiglie. Questo ha prodotto incertezza e tensione”, risponde il sindacalista.
Quali scelte hanno inciso maggiormente sul clima attuale?
“I problemi sono sorti dopo la riduzione del contributo comunale, principale fonte di finanziamento dell’ente insieme ai fondi statali e regionali. Per compensare il taglio, il CdA ha deliberato un aumento delle rette su base ISEE, che in alcuni casi arriva fino al 40% per le fasce più alte, e la chiusura delle Sezioni Primavera. In particolare ha pesato l’applicazione delle nuove tariffe anche a chi aveva già i bambini iscritti, modificando le condizioni in corso d’anno”.
Sulla chiusura delle Sezioni Primavera quali criticità rilevate?
“La motivazione indicata riguarda presunte mancanze di agibilità, ma esiste almeno un plesso, quello di Madonna in Campagna, un quartiere di Gallarate, che risulta agibile. Anche su questo servono dati e atti chiari. Le Sezioni Primavera non sono un servizio marginale: incidono sulla sostenibilità economica della Fondazione e sulle scelte organizzative delle famiglie. Auspichiamo in un ripensamento”.
Qual è oggi il rischio più concreto?
“Il calo delle iscrizioni. Oggi la Fondazione conta circa 340 bambini, come ho detto prima. Se, a causa della percezione di instabilità, si scendesse sotto una soglia critica, diventerebbe inevitabile chiudere classi e plessi. A quel punto non parleremmo più di una razionalizzazione, ma di una crisi strutturale, con un impatto diretto sull’occupazione: meno iscritti significa meno classi e meno personale”.
Il Comune indica nel costo del personale il nodo centrale.
“È la principale voce di spesa, ma non può diventare l’unica leva. È stato anche un errore attribuire l’aumento delle rette al rinnovo del contratto nazionale delle Funzioni Locali, che prevede incrementi minimi e che, proprio per questo, come Fp Cgil non abbiamo firmato. Così si è rischiato di mettere famiglie e insegnanti una contro l’altra, cosa che fortunatamente non è avvenuta”.
Siete contrari a intervenire sui costi?
“Un percorso di razionalizzazione può essere discusso, ma va costruito insieme, con trasparenza sui numeri. Esistono alternative ai licenziamenti, come uscite volontarie incentivate o ricollocazioni in altre realtà che gestiscono servizi comunali, come 3SG, azienda speciale che opera nell’ambito dei servizi socio-sanitari rivolti a persone vulnerabili”.
Quali sono ora le prossime tappe?
“Domani è previsto l’incontro nell’ambito delle procedure di raffreddamento, per verificare se esistono margini reali di confronto. Inoltre, nel corso dell’assemblea del 3 febbraio il sindaco ha lasciato intendere la possibilità di un ripensamento parziale, in particolare sull’applicazione degli aumenti alle famiglie con bambini già iscritti, con un possibile passaggio in consiglio comunale il 9 febbraio. Vedremo se a queste aperture seguiranno atti concreti. Dopo l’incontro riferiremo alle lavoratrici e valuteremo come proseguire la mobilitazione”, conclude Lenzi.