26 Feb 2026
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Giustizia / La stabilizzazione parziale non basta

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Fp Cgil: ora proroghe, risorse e inquadramenti. L’intervista a Felicia Russo, coordinatrice nazionale

5 feb. 2026 – La stabilizzazione annunciata dal Ministero della Giustizia per 9.368 lavoratrici e lavoratori Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) è un avanzamento. Ma apre una partita decisiva: il futuro dell’Ufficio per il Processo e il destino di chi oggi rischia di restare fuori. I contratti in scadenza a giugno sono oltre 11mila. Per la Fp Cgil l’obiettivo non cambia: stabilizzare tutte e tutti.

È il senso dell’assemblea nazionale online del 3 febbraio scorso, organizzata dalla categoria, e che ha riunito precarie e precari della Giustizia da tutta Italia. Al confronto hanno partecipato Andrea Russo, Dipartimento Funzioni Centrali, Felicia Russo, coordinatrice nazionale, e Giordana Pallone, segretaria nazionale.

Dal dibattito sono emersi tre nodi. Primo: dal posto fisso restano escluse, appunto, più di 1.800 persone. Secondo: il turnover strutturale del Ministero, circa 2mila pensionamenti l’anno, rende praticabile la stabilizzazione totale. Terzo: senza inquadramenti chiari e un Ufficio per il Processo messo a regime, una conquista rischia di diventare fragile.

Su questi punti si giocherà la vertenza dei prossimi mesi. Ne parliamo con Felicia Russo.

L’annuncio del Ministero è un risultato?

“Sì ed è frutto della mobilitazione della Fp Cgil, delle assemblee, dei presìdi, del lavoro delle Rsu. Ma non è un punto di arrivo. I precari vanno stabilizzati tutti. Il Pnrr non parlava di percentuali: fissava obiettivi. Per far funzionare la giustizia, non sono sufficienti i 9638 operatori, bisogna stabilizzare tutti i precari attualmente in servizio e colmare tutte le carenze di organico, che ammontano a circa 15mila lavoratrici e lavoratori. Tradotto, le persone che servono sono almeno 20mila. Fermarsi sotto quella soglia crea un vuoto organizzativo e umano. Il modo più veloce è quello di attingere a tutte le graduatorie valide – aggiunge -. Inoltre per migliorare il servizio servono formazione e valorizzazione di tutto il personale in servizio, consentendo la crescita professionale”.

Il Ministero dice che le risorse non bastano.

“Questa narrazione non regge. Ogni anno il Ministero perde circa 2mila addetti per pensionamento. Il turnover esiste. È una scelta politica decidere se usarlo per rafforzare gli uffici o lasciare scoperti servizi essenziali”.

Che clima avete trovato nell’assemblea?

“Interventi lucidi. C’è senso di responsabilità, ma anche rabbia e incertezza. Tutti sanno che la vertenza non è chiusa finché qualcuno resta fuori”.

Il tema delle professionalità è centrale.

“Sì. Stabilizzare senza inquadramenti adeguati significa svuotare il risultato. L’Ufficio per il Processo funziona perché in questi anni si sono costruite competenze specifiche. Diluirle in profili generici danneggia lavoratrici, lavoratori e amministrazione”.

Cosa chiede ora la Fp Cgil?

“Di certo: proroga immediata dei contratti in scadenza; stabilizzazione totale dei precari sfruttando il turnover; riconoscimento pieno delle professionalità dell’Ufficio per il Processo nell’ordinamento. E vigilanza sui testi: niente norme senza coperture”.

La mobilitazione continua.

“Non si è mai fermata. Andremo avanti nei territori, in Parlamento, ai tavoli istituzionali. Qui si decide il futuro della giustizia. Non lasceremo indietro nessuno”.