Farano (Fp Cgil): “Responsabilità politica e gestionale. Bloccate progressioni, welfare e carriere per circa 370 dipendenti”
27 feb. 2026 – La pre-intesa firmata il 23 dicembre 2025 non è stata perfezionata entro il 31 dicembre, in base alle previsioni del ccnl Funzioni Locali e alle regole sul fondo delle risorse decentrate. Risultato: le lavoratrici e i lavoratori della Provincia di Varese, circa 370 dipendenti, sono senza contratto integrativo. Quindi senza progressioni economiche, welfare, opportunità di crescita.
Per giunta, lo sono per il secondo anno consecutivo, visto che anche il 2024 si era chiuso senza accordo.
“Non c’è stata l’attuazione degli adempimenti amministrativi necessari a concretizzare l’intesa, cioè la relazione tecnico-finanziaria, il passaggio ai revisori dei conti, la formalizzazione definitiva. Lo scorso 30 dicembre è stato comunicato alle organizzazioni sindacali che i tempi erano troppo stretti”, spiega Davide Farano, segretario generale Fp Cgil Varese.
Si tratta di un semplice ritardo procedurale?
“Quando accade per il secondo anno consecutivo, parlare di caso episodico è difficile. Nel 2025 avevamo proclamato lo stato di agitazione unitario proprio a fronte del mancato avanzamento della contrattazione decentrata. La pre-intesa del 23 dicembre era arrivata al termine di quel percorso di pressione sindacale – risponde Farano -. Un accordo approvato dal personale deve essere portato a compimento e non lasciato scadere. Qui le responsabilità stanno in capo all’amministrazione, sul piano politico e gestionale”, evidenzia.
Qual è il danno concreto per le lavoratrici e i lavoratori?
“Nella pre-intesa c’erano 90.000 euro destinati ai differenziali economici, cioè alle progressioni orizzontali, per il riconoscimento delle professionalità e dell’anzianità. Si tratta di risorse già individuate nel fondo del salario accessorio 2025 e destinate a finanziare i differenziali stipendiali previsti dal sistema di classificazione del personale. C’era l’avvio delle progressioni verticali, possibili sul piano normativo fino al 2026. Molti enti (vedi i comuni di Gallarate e Busto Arsizio) lo hanno fatto, qui no. Questo significa bloccare percorsi di carriera e rendere l’ente meno attrattivo. Con un turn over già negativo, è un problema serio – considera Farano -. C’erano inoltre 140.000 euro di welfare aziendale da distribuire in parti uguali. Tutto fermo”.
Quanto pesa, in termini individuali?
“Dipende dalle posizioni, ma, in generale, parliamo di centinaia di euro l’anno per ogni lavoratore o lavoratrice coinvolti nelle progressioni. La mancata attribuzione dei differenziali economici non incide solo sull’annualità 2025, ma produce effetti permanenti sulla base stipendiale, con ricadute anche sulla futura pensione”.
Le risorse economiche sono perse definitivamente?
“Chiediamo chiarezza formale su questo punto. Se le somme restano nel fondo, possono essere recuperate. Se vengono riassorbite, il danno diventa strutturale. Ad oggi non abbiamo ricevuto comunicazioni ufficiali in merito”.
Unitariamente, state denunciando anche un comportamento antisindacale. Perché?
“Non c’è stato alcun confronto successivo alla decadenza dell’accordo. Nel frattempo sono stati approvati atti, come il sistema di valutazione della performance, senza la preventiva informazione alla Rsu. Questo comprime le prerogative sindacali”.
Il 9 marzo avete convocato un’assemblea con presidio. Qual è l’obiettivo?
“Informare e sensibilizzare su questa vicenda. Parallelamente, stiamo valutando un percorso di tutela legale su due livelli: uno collettivo, per verificare la correttezza dei comportamenti dell’ente; uno individuale, per la perdita di chance subita da chi avrebbe potuto accedere alle progressioni. Non siamo di fronte a un mero ritardo amministrativo – rimarca – ma a un vero e proprio segnale di scarsa attenzione della Provincia di Varese verso i suoi dipendenti. E senza lavoratrici e lavoratori riconosciuti, valorizzati e motivati, i servizi pubblici si indeboliscono. Non possiamo né vogliamo permetterlo”.