2 Mar 2026
HomeIn evidenzaSanità privata e RSA / Il 17 aprile sciopero nazionale, con manifestazione a Roma

Sanità privata e RSA / Il 17 aprile sciopero nazionale, con manifestazione a Roma

Sciopero-SanPrivata-Rsa-17aprile2026

Negri e Bonfanti (Fp Cgil Lombardia): “Contratti scaduti da 8 e 13 anni, stipendi più bassi fino a 500 euro al mese. Senza rinnovi e regole vincolanti sugli accreditamenti il sistema si svuota e a pagare sono lavoratrici, lavoratori, cittadine e cittadini”

2 mar. 2026 – Fallito il tentativo di conciliazione presso il Ministero del Lavoro, con le parti datoriali Aiop e Aris che si rifiutano di aprire i tavoli di trattativa per i rinnovi contrattuali della Sanità privata e delle Rsa-Centri di riabilitazione senza avere prima  garanzie di copertura economica totale da parte di Governo e Regioni, Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno proclamato lo sciopero nazionale per il prossimo 17 aprile.

Facciamo il punto con le due segretarie Fp Cgil Lombardia: Sabrina Negri per la Sanità privata, Alexandra Bonfanti, per le Rsa e i Cdr.

Dal 6 febbraio è scattato lo stato di agitazione. Perché si è arrivati a questa rottura?

“Non c’era più nulla da aspettare. Otto anni senza rinnovo significano, per le lavoratrici e i lavoratori della Sanità privata, perdita di salario e di riconoscimento della dignità professionale, aumento di demotivazione e rabbia”, risponde Negri.

“Nelle Rsa e nei Cdr il contratto è fermo da ben tredici anni. Significa aver perso migliaia di euro di potere d’acquisto, facendo un lavoro durissimo, a contatto con la fragilità più estrema, senza riconoscimento economico e professionale”, afferma Bonfanti.

Il differenziale salariale con il pubblico può arrivare a 500 euro al mese per un infermiere. Che effetto sta producendo?

“Sta svuotando le strutture. A parità di lavoro, nella Sanità pubblica si guadagna di più e il divario crescerà ancora. Per questo chi lavora nella Sanità privata accreditata se può se ne va – considera Negri -. E chi resta, con la riduzione degli organici, aumenta i carichi e i turni pesanti. Non è solo un problema salariale ma di tenuta del sistema. Turnover continuo, difficoltà a coprire i turni, ricorso a figure precarie. Quando il personale cambia di continuo, la continuità assistenziale si spezza. E a pagarne il prezzo sono i pazienti. Non si può pensare di garantire qualità comprimendo il lavoro”.

“Anche nelle Rsa è sempre più difficile trattenere personale qualificato. Infermieri, Oss, fisioterapisti scelgono il pubblico o altri settori. Le Residenze sanitarie assistenziali fanno fatica a coprire i posti vacanti. Questo produce turni massacranti per chi resta e un clima di frustrazione crescente. La fuga di lavoratrici e lavoratori è una preoccupante realtà quotidiana nelle strutture lombarde, la qualità dell’assistenza si indebolisce. Gli anziani hanno bisogno di continuità, di relazioni, di fiducia. Se il personale cambia continuamente o è insufficiente, il lavoro diventa emergenziale e la cura perde profondità”, avverte Bonfanti.

Aiop e Aris chiedono coperture economiche pubbliche per chiudere i rinnovi. Qual è la vostra posizione?

“Le strutture accreditate lavorano con risorse pubbliche certe. Non possono scaricare il rischio d’impresa sulle lavoratrici e i lavoratori e sulle istituzioni. Le Regioni devono fare la loro parte sulle tariffe e sugli accreditamenti, ma le associazioni datoriali devono assumersi fino in fondo la responsabilità di firmare ed è già tardi, molto tardi. Basta, il tempo è finito”, incalzano Negri e Bonfanti.