10 Mar 2026
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Educatori socio-pedagogici e assistenti all’inclusione scolastica: norme in cambiamento, problemi aperti

Educatrice e alunno

Bonfanti (Fp Cgil Lombardia): “Servono regole chiare, formazione accessibile e condizioni di lavoro che rendano sostenibile la professione educativa”

9 mar. 2026 – Al centro dell’incontro formativo online della Fp Cgil Lombardia, organizzato questa mattina dalla segretaria regionale Alexandra Bonfanti, ci sono state due questioni che riguardano direttamente il lavoro nei servizi educativi e nelle scuole: l’iscrizione all’albo professionale degli educatori socio-pedagogici, istituito dalla legge 55 del 2024, e i percorsi di riqualificazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM), che lavorano accanto ad alunne e alunni con disabilità nei servizi di integrazione scolastica.

All’iniziativa hanno partecipato Stefano Sabato, della Funzione Pubblica Cgil nazionale, che segue il comparto dei servizi socio-sanitari, assistenziali ed educativi gestiti da soggetti privati, e Claudio Arcari, responsabile del Dipartimento Mercato del lavoro, istruzione, formazione e ricerca della Cgil Lombardia.

“Il quadro normativo è cambiato più volte e c’era bisogno di chiarire titoli di studio, scadenze e procedure e fare il punto sulle criticità che si stanno verificando in Lombardia, a partire dalla carenza di personale -, afferma la segretaria Bonfanti -. Per noi restano centrali tre temi: chiarezza sulle regole professionali, accesso reale ai percorsi di formazione e condizioni di lavoro che rendano sostenibile la professione educativa”.

Cosa cambia con l’istituzione dell’albo degli educatori?

“La legge 55 del 2024 ha istituito l’ordine professionale dei pedagogisti e degli educatori. L’attuazione è stata più volte rinviata e la scadenza attuale per la costituzione degli albi è il 31 marzo 2027. Questo non riguarda tutte le situazioni allo stesso modo: per chi lavora nei servizi per l’infanzia con titoli conseguiti prima della riforma del 2017 l’iscrizione nella fase transitoria è un passaggio indispensabile per continuare a esercitare la professione”, risponde Bonfanti.

Qual è la situazione degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione in Lombardia?

“La Regione ha definito percorsi di riqualificazione per il personale che non possiede la laurea in scienze dell’educazione e della formazione (classe L19). Sono previsti corsi da 600 ore o da 300 ore, a seconda dei titoli e dell’esperienza. I dati mostrano però una partecipazione limitata: su circa tremila potenziali interessati poco più di cinquecento si sono iscritti ai corsi”.

Quali sono le difficoltà formative principali?

“I corsi spesso si svolgono negli stessi orari di lavoro e il tirocinio non può essere svolto nella cooperativa sociale in cui si lavora. Questo rende difficile frequentarli. Inoltre chi non ha il diploma di scuola superiore oggi non può accedere ai percorsi di riqualificazione e rischia di restare escluso dal servizio”.

Nel dibattito è entrato anche il disegno di legge nazionale sugli assistenti all’autonomia e alla comunicazione.

“Il disegno di legge in discussione in Parlamento prova a definire il profilo professionale a livello nazionale e introduce alcune clausole di salvaguardia per chi è già in servizio. Restano però diversi interrogativi: non sono previste risorse aggiuntive per gli enti locali e questo rende incerta la possibilità di stabilizzare il personale”, considera Bonfanti.

Qual è il problema che emerge con maggiore evidenza?

“Nei servizi educativi i titoli richiesti aumentano, ma le condizioni di lavoro restano fragili: orari legati al calendario scolastico, lavoro discontinuo e salari bassi. Questo rende complicato trovare personale qualificato e sta producendo una crescente carenza di educatrici ed educatori”

Il confronto proseguirà nei prossimi mesi anche alla luce dell’evoluzione delle norme nazionali e delle decisioni della Regione Lombardia sui percorsi di formazione per chi lavora nell’inclusione scolastica.