9 Mar 2026
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Comune di Milano, rottura al tavolo sindacale: l’intervista a Molisse

striscione fp cgil comune milano

Dopo lo strappo del 6 marzo tra le organizzazioni sindacali, il segretario della Fp Cgil Milano spiega le ragioni del mancato sì al contratto nazionale e perché escludere la Cgil dalla contrattazione sarebbe un problema di democrazia sindacale

9 mar. 2026 – Lo scorso venerdì 6 marzo, al tavolo sindacale del Comune di Milano, Cisl Fp, Uil Fpl e Csa hanno lasciato l’incontro contestando la presenza della Fp Cgil, che non ha sottoscritto il contratto nazionale delle Funzioni Locali 2022-2024, firmato definitivamente il 23 febbraio. Il Comune, con una nota del segretario generale Antonio Sebastiano Purcaro, ha però ritenuto legittima – e cautelativamente opportuna – la partecipazione delle organizzazioni rappresentative anche se non firmatarie del contratto.

Giovanni Molisse, segretario Fp Cgil Milano, oltre che Rsu e Rls del Comune, ha commentato la vicenda. Riprendiamo qui i punti principali.

Perché la Fp Cgil ha scelto di non firmare il contratto nazionale 2022-2024?

“Quel rinnovo non recupera il potere d’acquisto. Noi non possiamo accettare una perdita secca per chi lavora nei servizi pubblici. Abbiamo partecipato alla trattativa, ma nel merito non era possibile firmare un contratto che lascia i salari indietro rispetto all’inflazione. Parliamo di una flessione del 10% del valore reale degli stipendi: per una retribuzione netta di 1.500 euro significa circa 1.800 euro netti in meno all’anno, con effetti anche sulla contribuzione e sulla pensione. Il 92% delle lavoratrici e dei lavoratori consultati a livello nazionale (al Comune di Milano il 98%), ha condiviso la scelta di non firmare. Questo conferma che il problema è reale e sentito”.

Che cosa c’è in gioco oggi al Comune di Milano?

“La democrazia sindacale. La Fp Cgil rappresenta il 44,5% nel Comune di Milano. Escluderci dai tavoli vorrebbe dire togliere voce a quasi metà del personale. Non sarebbe una questione tecnica, ma un fatto politico molto serio”.

Sul piano giuridico la vostra posizione su cosa si fonda?

“Il nodo interpretativo, per cui alcune sentenze sostengono che al tavolo debbano stare solo i sindacati firmatari del contratto nazionale, è stato sciolto dalla Corte costituzionale che ha chiarito che il criterio della sola firma non può diventare una sanzione del dissenso o un modo per escludere chi è significativamente rappresentativo. Per questo il Comune ha scelto una linea prudente e rispettosa del pluralismo”.

Quindi, ora?

“La rottura indebolisce tutti. Noi continuiamo a pensare che serva unità, perché la frammentazione riduce diritti e tutele. Per questo chiediamo a Cisl Fp, Uil Fpl e Csa di tornare al tavolo e riprendere il confronto nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori tutti”.