10 Mar 2026
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Sanità in Valtellina, allarme dei sindacati sul part-time

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Turcatti (Fp Cgil Sondrio): “Tagliare il part-time significherebbe colpire un equilibrio costruito negli anni e mettere sotto più pressione personale e servizi”

10 mar. 2026 – Un possibile taglio del part-time negli ospedali della provincia di Sondrio, dal 25% al 15%, mette in allarme i sindacati. L’Asst Valtellina e Alto Lario starebbe valutando di ridurre l’attuale quota nel bando 2026-2028, una scelta che Fp Cgil e Uil Fpl contestano perché rischia di colpire uno degli strumenti più utilizzati dal personale sanitario per conciliare lavoro e vita familiare.

“L’Asst sarebbe orientata a ridurre il numero di lavoratrici e lavoratori che possono avere il part-time, anche per situazioni particolari e gravi. Se fosse così, si colpirebbe in modo pesante un equilibrio costruito negli anni”, afferma Michela Turcatti, segretaria generale della Fp Cgil Sondrio.

La questione riguarda un’azienda sanitaria che conta circa 2.500 dipendenti e che continua a fare i conti con una significativa carenza di personale, con circa 300 unità mancanti nel solo profilo infermieristico. In questo ambito, il part-time è diventato uno strumento essenziale per sostenere l’organizzazione del lavoro e la tenuta dei servizi.

“Il part-time è uno strumento fondamentale di conciliazione tra lavoro e vita privata. La sanità è segnata da carenza di personale, turnazioni impegnative e da un’età media delle operatrici e degli operatori che continua a salire. Ridurre gli spazi di flessibilità in questo contesto rischia di gravare ancora di più su chi lavora ogni giorno nei reparti e nei servizi”, osserva Turcatti.

Il tema ha anche una dimensione sociale. In molti profili professionali della sanità la presenza femminile è maggioritaria e il part-time rappresenta spesso una condizione necessaria per tenere insieme lavoro e responsabilità familiari, “senza dover rinunciare alla propria autonomia economica”, aggiunge la segretaria generale della Fp Cgil.

Preoccupa anche il possibile ridimensionamento dei posti part-time aggiuntivi riservati ai padri lavoratori.

Come Fp Cgil Sondrio avevamo insistito e ottenuto questa misura, nata come una sfida culturale per incoraggiare i padri a condividere i compiti di cura, diventando nel tempo una buona pratica osservata anche fuori provincia. Togliere questa sperimentazione, piccola nei numeri ma significativa, sarebbe un passo indietro per la parità e per l’organizzazione dei tempi di vita delle famiglie”, rimarca Turcatti.

Il contesto territoriale rende la questione ancora più delicata. La provincia di Sondrio è caratterizzata da un territorio montano, collegamenti complessi e una carenza di servizi di welfare, a partire dagli asili nido. La flessibilità dell’orario di lavoro è per molte persone una condizione necessaria per riuscire a gestire la quotidianità.

Le ricadute potrebbero essere diverse.

Temiamo che, aumentando il disagio organizzativo, possano crescere le richieste di mobilità o le dimissioni verso altre realtà. Sarebbe un problema serio, perché significherebbe perdere ulteriore personale e rendere ancora più difficile garantire la continuità dei servizi -, spiega Turcatti -. Il confronto sindacale è ancora in corso e comprendiamo l’esigenza dell’Asst di recuperare ore di lavoro. Ma non si può pensare di farlo comprimendo gli spazi di conciliazione di chi ogni giorno tiene in piedi i servizi. Senza un cambio di passo siamo pronti alla mobilitazione”, chiude Turcatti.