Trentacapilli (Fp Cgil Lombardia): “Tagliare i presìdi penalizza i cittadini”
20 mar. 2026 – A decidere il destino di tre sedi lombarde della Giustizia Tributaria potrebbe essere una soglia numerica: 280 fascicoli medi annui in entrata. È il criterio che mette a rischio Cremona, Lecco e Lodi e che rende evidente il punto più controverso del piano di razionalizzazione del Mef, il Ministero dell’Economia e delle Finanze: ridurre la presenza dello Stato sui territori affidandosi a un dato aritmetico, non ai bisogni reali di cittadine, cittadini e professionisti. Sullo sfondo ci sono la piena attuazione della legge di riforma n. 130/2022, la corsa agli obiettivi del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e la riorganizzazione degli uffici.
Che cosa sta succedendo?
“Con la progressiva digitalizzazione del processo tributario e con le udienze che si possono tenere da remoto, le sedi fisiche vengono considerate sempre meno necessarie. Intanto si è andato svuotando il front office e il 2024 ha segnato anche la fine del deposito cartaceo dei ricorsi, prima ancora possibile per le cause di modesto valore. Tutto questo offre una sponda a chi sostiene il taglio delle sedi. Il rischio è che non ci si fermi ai 22 uffici già individuati e che questa scelta diventi l’apripista per una seconda ondata di soppressioni, magari costruita su criteri aggiuntivi”, risponde Tommaso Trentacapilli, coordinatore Fp Cgil Lombardia delle Corti di Giustizia Tributaria.
Perché, in Lombardia, la questione pesa così tanto?
“Parliamo di province con un bacino importante. Cremona, che il piano considera sopprimibile, insiste su una provincia da 355.101 abitanti, mentre Crotone, che verrebbe mantenuta, si ferma a 161.460. Lecco conta 334.242 abitanti, più del doppio di Enna, che ne ha 152.241 e resterebbe aperta. Lodi arriva a 231.367, contro i 149.511 di Vibo Valentia, anch’essa mantenuta. E ci sono situazioni analoghe anche in altre regioni. Questo dice che il criterio dei 280 fascicoli medi in entrata, preso da solo, non racconta il peso reale dei territori e rischia di colpire sedi che servono province più grandi di altre destinate a restare aperte. È paradossale non considerare prima di tutto l’utenza, che è la ragione stessa per cui esistono gli uffici periferici dello Stato. Proprio Cremona, Lecco e Lodi avevano già visto nel 2015 la chiusura delle sedi delle Ragionerie dello Stato, altri uffici del Mef”.
Questo piano arriva dopo una prima ipotesi di tagli molto più corposa.
“Nel 2025 il progetto di ridisegno della geografia giudiziaria delle Corti era molto più pesante: 64 chiusure su 103 Corti. In Lombardia sarebbero state soppresse, oltre a Lodi e Lecco, anche Pavia, Mantova, Sondrio, Varese e Brescia, con accorpamenti più estesi e in alcuni casi singolari, come Brescia destinata a essere assorbita da Bergamo o Cremona che avrebbe assorbito Mantova, oltre a Pavia e Lodi. Eppure Mantova, nel 2015, aveva visto la sua Ragioneria assorbire quella di Cremona. Oggi il numero delle soppressioni si è ridotto a 22, ma la logica è rimasta la stessa: togliere ai territori uffici periferici dello Stato”.
Sul tavolo ci sono anche i fondi del Pnrr.
“In realtà, i fondi del Pnrr dovrebbero servire all’efficientamento della giustizia tributaria, non necessariamente a tagli di uffici. Ma questa riorganizzazione è prevista dalla legge delega e si intreccia con la piena attuazione della riforma 130/2022, che introduce un numero limitato di giudici professionali e full time destinati a entrare progressivamente in servizio nelle Corti”.
Nel penale si va verso la riapertura dei cosiddetti tribunalini, nel tributario si chiude. Come si spiega?
“Si spiega male. Se nel penale il ministro sostiene, con un disegno di legge, la riapertura dei cosiddetti ‘tribunalini’, chiusi nel 2012, dicendo che la giustizia deve tornare vicina ai cittadini, non si capisce perché nel tributario si scelga la strada opposta. La prossimità non può valere per un rito e non per l’altro. Mentre nel tributario si accelera sulla chiusura delle sedi e sulla riduzione dell’arretrato, con cause affidate al giudice monocratico che passeranno da 5.000 a 10.000 euro, nel penale un ddl già approvato dal Consiglio dei ministri e ora all’esame del Parlamento prevede la riapertura di sedi come Avezzano, Lanciano, Sulmona, Vasto, Bassano del Grappa, Alba e delle sezioni distaccate di Ischia, Lipari e Portoferraio. Riaperture che richiederanno fondi: dove si troveranno?”
Che cosa chiede la Fp Cgil per questa partita?
“Chiediamo un confronto reale, non decisioni unilaterali: tavoli su organici, organizzazione del lavoro, mobilità, impatti economici, tenuta degli uffici. Una riforma di questo tipo, calata dall’alto, genera ansia e incertezza nelle lavoratrici e nei lavoratori coinvolti, che continuano a non essere ascoltati. Si può accettare una logica che tratta le sedi come numeri e il personale come una variabile di adattamento?
Parliamo, invece, di personale non nativo digitale, con un’età media significativa, che negli ultimi anni ha dovuto ma anche saputo adattarsi a un uso sempre più spinto dei vari applicativi. È quel personale che ha fatto funzionare il processo telematico in modo egregio, garantendo un supporto continuo e determinante anche a un personale giudicante con un’età media ancora più elevata e mediamente meno incline ad adattarsi alle novità tecnologiche, compreso l’utilizzo del proprio cruscotto telematico.
Se questo progetto di chiusure andrà avanti, la beffa sarà evidente: proprio chi ha garantito il funzionamento del sistema rischia di ritrovarsi, nell’ultima parte della carriera, a fare il pendolare, con costi umani, sociali ed economici pesanti”.