8 Apr 2026
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Sanità lombarda, il diritto alla cura passa da chi cura: l’11 aprile in piazza a Milano

manifestazione Cgil sotto Regione Lombardia

Liste d’attesa, carenza di personale e fuga dal servizio pubblico. Negri (Fp Cgil Lombardia): “Senza lavoro dignitoso non c’è diritto alla salute”

8 apr. 2026 – Il diritto alla salute è sempre meno diritto, diventando sempre più selettivo. In Lombardia, dove l’equivalenza tra sanità pubblica e sanità privata è già praticata e fa eco nel Paese, c’è chi dice no. Sabato 11 aprile, dalle ore 15, sotto la sede della Regione, in via Galvani 27 a Milano, si terrà una manifestazione regionale per rivendicare e rilanciare una sanità pubblica forte, accessibile e trasparente.

Con il titolo “Scendiamo in piazza per il diritto alla salute”, e l’imperativo “Vogliamo una sanità delle persone, non dei profitti”, la manifestazione è promossa da una rete di associazioni, sindacati, realtà sociali e politiche, a partire da ‘La Lombardia Sicura’ di cui fa parte la Cgil.

Al centro delle rivendicazioni non ci sono solo i tempi per una visita o un esame ma la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale.

Carenza di personale, ritmi di lavoro insostenibili, riposi che saltano e una crescente fuga dalle professioni sanitarie stanno erodendo la qualità dei servizi e l’attrattività del settore pubblico – spiega Sabrina Negri, segretaria Fp Cgil Lombardia -. Il diritto alla salute vale anche per chi lavora in sanità: servono condizioni dignitose e sostenibili. È poco fattibile se i carichi sono sempre più pesanti e aumentano stress e affaticamento e così crescono pure gli abbandoni. E questo si traduce in meno accesso, più disuguaglianze, più rinunce alle cure. Intanto, bisogna riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato, rafforzando il servizio pubblico e fermando esternalizzazioni che hanno frammentato i servizi – incalza la dirigente sindacale -. Le convenzioni vanno governate con trasparenza e controlli reali. Il rilancio della sanità lombarda passa da investimenti concreti sulla medicina territoriale e sulla prevenzione: salute mentale, consultori, assistenza domiciliare, sicurezza sul lavoro, igiene alimentare e tutela dell’ambiente. È lì che si costruisce un servizio sanitario vicino alle persone, capace di intercettare i bisogni prima che diventino emergenza”.

La mobilitazione dell’11 aprile tiene insieme questi piani. Da una parte la richiesta di abbattere le liste d’attesa, fermare la spinta alla privatizzazione, introdurre un vero Centro Unico di Prenotazione, garantire trasparenza nelle convenzioni, superare le nomine politiche e porre un limite alla “superintramoenia”, l’uso esteso delle visite a pagamento dentro il pubblico, che finisce per creare una corsia veloce per chi può pagare e rallentare quella per tutti gli altri. Dall’altra, la necessità di investire sulla sanità pubblica, superando i vincoli alle assunzioni, valorizzando le competenze, rendendo sostenibili i modelli organizzativi, rafforzando la medicina territoriale e la prevenzione.

Servono scelte diverse e radicali di responsabilità collettiva  – evidenzia Negri -. Più risorse per la sanità pubblica, più valore al lavoro. È qui che si misura la direzione della sanità lombarda: noi non vogliamo un sistema che seleziona in base al reddito ma un Servizio sanitario pubblico, universale, capace – come vuole la Costituzione – di garantire cure di qualità a tutte e tutti”.