13 Apr 2026
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Sanità pubblica, se crolla il lavoro crolla anche il diritto alla cura

Farano, sanità pubblica Varese card

Farano (Fp Cgil Varese): Dopo la piazza dell’11 aprile a Milano, il 16 aprile a Varese per difendere il Servizio sanitario pubblico: la mobilitazione unisce lavoratrici, lavoratori e cittadinanza contro liste d’attesa, carenza di personale e privatizzazione delle cure

13 apr. 2026 – O paghi, o aspetti, o rinunci. In Lombardia, come nel resto del Paese, la sanità sta prendendo sempre più questa brutta piega. Nella nostra regione, poi, l’equivalenza tra pubblico e privato l’ha in sostanza sancita. Lo smontaggio sistematico del servizio pubblico è fatto di liste d’attesa fuori controllo, risorse spostate verso il privato, cittadini costretti a scegliere tra salute e reddito. Ma anche sul fronte di chi eroga questi servizi non va meglio: le lavoratrici e i lavoratori della sanità pubblica sono sempre più schiacciati da turni e condizioni pesanti, aggravati dal personale che manca e da quello che scappa, portando via con sé preziose competenze.

“Se svaluti il lavoro di chi cura, svaluti anche il diritto alla salute. Meno personale, più fuga verso il privato, più carichi di lavoro: il risultato sono servizi più deboli e liste d’attesa più lunghe. A rimetterci sono tutti, lavoratori e cittadini -, afferma Davide Farano, segretario generale della Fp Cgil Varese, dopo la partecipazione alla manifestazione regionale di sabato 11 aprile sotto Palazzo Lombardia “Scendiamo in piazza per il diritto alla salute”. Non solo della sua categoria, ma con tutta la Cgil varesina, per un totale di circa 500 persone.

“Il diritto alla salute è fondamentale e imprescindibile in una società sana, democraticamente parlando – evidenzia Farano -. Per questo continueremo a battere chiodo. A Varese, la Cgil insieme alle Acli provinciali, il 16 aprile, alle ore 18, alla Sala Montanari, organizza ad esempio un confronto sul futuro del Servizio Sanitario Nazionale con Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Noi vogliamo una sanità pubblica, per tutte e tutti, non invece legata alla capacità di spesa di ognuno. La Storia del Servizio Sanitario Nazionale, sancita nel 1978, nasce da più lontano: dalle rivendicazioni di lavoratrici e lavoratori nelle fabbriche. È una Storia fatta anche di contrapposizioni, che fin dagli inizi ha visto la Cgil in prima linea. Il Diritto alla Salute deve tornare a rappresentare – senza mediazioni – un valore fondante dello Stato”.

La Regione punta sulle prestazioni aggiuntive. È una risposta vera?

“No. È un tampone che scarica ancora più peso su operatrici e operatori già stremati. Non risolve il problema strutturale: servono assunzioni, contratti dignitosi, organizzazione del lavoro che guardi a un vero e proprio benessere organizzativo. Non si può tenere in piedi la sanità pubblica chiedendo a chi lavora di reggere senza fine”.

Che messaggio portate con la mobilitazione e le iniziative?

“Che cittadine, cittadini, lavoratrici e lavoratori stanno dalla stessa parte. Difendere la sanità pubblica vuol dire difendere uguaglianza, dignità e democrazia. La salute non può diventare un privilegio. Deve tornare a essere un diritto reale”.