14 Jan 2026
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Sanità pubblica / Tecnici della prevenzione, o degli invisibili sotto pressione

tecnici della prevenzione

Dall’assemblea online Fp Cgil: carenze di organici, responsabilità alte e una riforma che cancella la prevenzione

14 gen. 2026 – Succede dopo ogni infortunio grave: si chiede più prevenzione ma poi si dimentica chi la fa davvero: le lavoratrici e i lavoratori tecnici della prevenzione della Sanità pubblica.

Ieri la Fp Cgil nazionale ha organizzato un’assemblea online con loro, le delegate e i delegati, coordinata da Marco Vitelli e con il segretario Michele Vannini.

Per la Lombardia sono intervenuti i delegati Rsu Fabrizio Negri, micologo presso il servizio Psal (Prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro) dell’Ats Valpadana, Anna Esti, operatrice Psal dell’Ats Brescia, e Luca Mantovani, in servizio presso lo Psal dell’Ats Pavia.

Con la segretaria Fp Cgil Lombardia Sabrina Negri, facciamo il punto delle questioni principali.

Quali sono i temi emersi dall’assemblea dei tecnici della prevenzione?

“L’assemblea è stata organizzata con l’obiettivo di condividere le difficoltà di questa professione e poter definire una piattaforma rivendicativa solida per avanzamenti contrattuali e maggiore dignità lavorativa – esordisce Negri -. Un dato netto emerso è che il sistema regge sulle spalle di lavoratrici e lavoratori con responsabilità elevate e riconoscimenti insufficienti, oltre alla criticità organizzativa delle carenze di personale. C’è una gestione orientata ai numeri più che alla qualità del lavoro. Gli obiettivi quantitativi prevalgono sulla complessità delle indagini, che spesso restano aperte per anni nelle Procure. I tecnici della prevenzione continuano a sentirsi invisibili e isolati, nonostante svolgano funzioni essenziali per lo Stato”.

Qual è la situazione in Lombardia?

“In Lombardia, ma anche nel resto del Paese, la prevenzione pubblica regge su un equilibrio sempre più fragile. I tecnici della prevenzione operano in una condizione di criticità strutturale: organici decisamente al di sotto del fabbisogno, carichi di lavoro elevati e responsabilità penali personali che non trovano alcun riconoscimento economico adeguato – risponde Negri -. Particolare attenzione merita il servizio Psal, proprio nella regione che registra il maggior numero di infortuni sul lavoro. I tecnici svolgono funzioni di Polizia giudiziaria, con sopralluoghi, sequestri e indagini per la Procura. Questa sproporzione tra responsabilità e retribuzione porta molti vincitori di concorso a rifiutare il servizio Psal o a chiedere il trasferimento. Inoltre – prosegue la sindacalista – a causa delle carenze di organico, molti servizi lavorano in emergenza permanente. Questo penalizza la prevenzione programmata e costringe a intervenire solo sugli infortuni. Anche questo induce le lavoratrici e i lavoratori alla fuga verso il privato o altri enti, in cerca di condizioni complessive più favorevoli. Un’altra situazione emblematica è quella di chi ha intrapreso un percorso di specializzazione aggiuntivo, vedi i micologi”.

Cioè?

“Il micologo ha il compito di certificare la commestibilità dei funghi e svolge questa funzione in piena autonomia decisionale, il che comporta un carico di responsabilità legale pesantissimo chi firma l’atto. C’è uno squilibrio tra responsabilità e riconoscimento, manca un’indennità specifica e con i turni serrati di pronta disponibilità micologica, dovuti alla carenza di personale formato, questo ruolo è reso ancora meno appetibile. Insomma, è un circolo vizioso e, soprattutto, un rischio concreto di scopertura dei servizi”, spiega Negri.

Perché il tema contrattuale è centrale, ma non può sostituire le politiche su organici e prevenzione?

“Perché il contratto nazionale può riconoscere il lavoro svolto, ma non ha il potere di decidere quante persone vengono assunte né se la prevenzione è una priorità del sistema sanitario. È anche per questo che la Fp Cgil non ha firmato l’ultimo ccnl che ha recuperato solo una parte dell’inflazione, ha spinto su straordinari e prestazioni aggiuntive invece che sui salari, e ha ignorato indennità e tutele per le responsabilità reali dei tecnici della prevenzione. Senza investimenti sugli organici e scelte politiche chiare, il contratto redistribuisce risorse scarse e non risolve la crisi. Le due cose devono camminare insieme: il contratto tutela il lavoro oggi, le politiche pubbliche garantiscono che la prevenzione esista domani”.

E come potrà essere la prevenzione domani?

“Oggi sappiamo come viene trattata: nel disegno di legge di riforma del Servizio sanitario nazionale la parola prevenzione non compare nemmeno. È da questa rimozione politica che nasce il rischio di un sistema sempre più fragile, invisibile nelle decisioni e affidato alla tenuta individuale di chi lavora nei servizi. Senza un cambio di rotta nelle scelte pubbliche, la prevenzione sarà sempre più marginale. Come Fp Cgil non resteremo a guardare. Continueremo a portare nei luoghi di lavoro, nei tavoli contrattuali e nel confronto pubblico le condizioni reali di chi garantisce i controlli e la sicurezza”.