21 Jan 2026
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Oss, pilastro dell’assistenza in una sanità allo stremo

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Dall’assemblea nazionale Fp Cgil la fotografia di pressioni insostenibili, professionalità negate e salari insufficienti

21 gen. 2026 – Una sanità pubblica ridotta all’osso, dove chi assiste è spesso il primo a essere dimenticato. È il quadro emerso dall’assemblea nazionale delle operatrici e degli operatori socio-sanitari (Oss), organizzata on line dalla Fp Cgil ieri, martedì 20 gennaio. Un confronto partecipato, che ha restituito la realtà di una figura centrale nell’assistenza eppure ancora troppo spesso trascurata.

A coordinare i lavori con delegate e delegati è stato, per la categoria, Marco Vitelli, a chiuderli il segretario nazionale Michele Vannini. Presente, con loro, Alfonso Guerriero, coordinatore nazionale infermieri. Per la Lombardia sono intervenuti Giuseppe Borgosano, oggi funzionario della Fp Cgil Milano e Oss per 18 anni, e Paola Baldassari, Oss e delegata Rsu agli Spedali Civili di Brescia.

Abbiamo fatto una sintesi dell’iniziativa con Sabrina Negri, segretaria della Fp Cgil Lombardia.

Quali sono state le principali problematiche emerse in assemblea?

“Il filo rosso è stato la carenza di organico e il sovraccarico di lavoro – spiega Negri -, con personale sottoposto a ritmi che non sono più sostenibili. A questo si aggiunge il mancato riconoscimento del lavoro usurante, sia sul piano fisico che psicologico. Si è imposto con forza anche il tema della de-professionalizzazione: Oss relegati a compiti estranei alla loro funzione socio-sanitaria. In questo quadro si inserisce l’insidia rappresentata dall’assistente infermiere, una figura intermedia introdotta senza un reale progetto di valorizzazione delle competenze, che finisce per bloccare le carriere degli Oss ed essere piegata a logiche di risparmio sul costo del lavoro. I tagli, inoltre, passano anche dalla cessione a cooperative sociali di servizi essenziali”.

Su cosa si sono concentrati gli interventi lombardi?

Borgosano ha messo a nudo la condizione di impotenza che colpisce lavoratrici e lavoratori del Servizio sanitario nazionale, alimentata da una lunga stagione di noncuranza politica e istituzionale. Nonostante siano un pilastro fondamentale dell’assistenza, gli Oss restano senza riconoscimento, penalizzati anche da un contratto che non valorizza le competenze maturate sul campo. Una situazione che rischia di trasformarsi in rassegnazione, contro cui Borgosano ha richiamato il valore morale e collettivo della lotta: cambiare le proprie condizioni di lavoro non è solo un diritto, ma un dovere verso una professione tra le più empatiche e socialmente necessarie. Ha fatto appello all’unità contro la solitudine, esortando colleghe e colleghi a non arrendersi al nichilismo del ‘tanto non cambia niente’. Per Borgosano, e noi con lui, la vera debolezza è affrontare le ingiustizie da soli, mentre attraverso la mobilitazione collettiva è possibile rendere visibile il reale valore economico e umano dell’Oss – prosegue la segretaria regionale Fp Cgil -.

A questa lettura si è intrecciato il racconto portato da Paola Baldassari, che ha denunciato la regressione del livello professionale attraverso attività improprie che nulla hanno a che fare con la funzione socio-sanitaria, con la conseguenza di continuare, nei fatti, ad attribuire a questa figura un ruolo tecnico. Baldassari ha poi messo in guardia dal rischio di estendere in ospedale i turni a 12 ore, giudicandoli improponibili. Con organici ridotti al minimo e un’intensità del lavoro già elevatissima, l’allungamento dei turni espone a burnout, infortuni ed errori clinici. Preoccupa, inoltre, il ricorso allo strumento dell’ordine di servizio che impone prolungamenti improvvisi dell’orario di lavoro e cancella i riposi”.

Rispetto al contratto della sanità 2022–2024?

“La questione salariale resta centrale – conclude Negri –. L’ultimo rinnovo, che la Fp Cgil non ha firmato, copre solo un terzo dell’inflazione e determina una perdita netta del potere d’acquisto. Nei fatti significa stipendi sempre più poveri a fronte di richieste lavorative sempre maggiori. Come categoria abbiamo rifiutato uno scambio iniquo: lavorare di più per compensare salari base troppo bassi. Per il prossimo rinnovo, come ha rimarcato Vannini, insisteremo su risorse reali, formazione continua e pieno riconoscimento della dignità professionale, senza escludere la mobilitazione se le risposte non saranno all’altezza”.