Salari fermi, lavoro logorante e riforme senza risorse: dall’assemblea on line della Fp Cgil le criticità e le istanze per la piattaforma del rinnovo contrattuale 2025-2027
28 gen. 2026 – Nel percorso di confronto che la Fp Cgil nazionale sta portando avanti nella sanità pubblica con le diverse professionalità, martedì 27 gennaio si è svolta l’assemblea online dedicata alle lavoratrici e ai lavoratori dell’area della riabilitazione. Un appuntamento partecipato, inserito nella fase di preparazione al rinnovo del contratto del comparto sanità pubblica 2025-2027.
La scaletta dell’incontro è stata diversa rispetto alle precedenti assemblee nazionali, che avevano visto le conclusioni affidate al segretario nazionale Michele Vannini. Impegnato all’Assemblea generale della Cgil, Vannini è comunque intervenuto nel corso dei lavori.
A condurre l’assemblea è stato Marco Vitelli, coordinatore delle professioni sanitarie e sociosanitarie, con accanto Alfonso Guerriero, coordinatore nazionale infermieri, e Giancarlo Go, presidente dell’Associazione Formazione e Partecipazione.
È proprio Go che ha rotto il ghiaccio illustrando le opportunità formative gratuite per iscritte e iscritti, sia per l’aggiornamento professionale sia per la preparazione ai concorsi pubblici.
Subito dopo, Vitelli è entrato nel merito della partita contrattuale. Al centro, il prossimo avvio delle trattative per il rinnovo 2025-2027 e la mancata firma, da parte di Fp Cgil e Uil, del ccnl 2022-2024. La ragione principale del dissenso resta il dato salariale: a fronte di un’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto, gli aumenti riconosciuti coprono solo circa il 30%. Ma il giudizio negativo riguarda anche l’assenza di miglioramenti su orari di lavoro e servizi di mensa. Le indennità restano in larga parte legate a norme di legge e non consolidate nel contratto, quindi esposte a revisioni e tagli futuri. Sullo sfondo, una riforma delle professioni sanitarie che ridisegna ruoli e carriere senza offrire certezze a chi lavora. Intanto, mentre lo Stato stanzia miliardi per il riarmo, alla sanità pubblica e al personale si continua a dire che le risorse non ci sono.
Nel suo intervento, Vannini ha delineato la strategia per il rinnovo 2025-2027, fondata su partecipazione, equità e realismo sugli stanziamenti disponibili. La piattaforma contrattuale, ha spiegato, sarà costruita e condivisa nei luoghi di lavoro, prima dell’apertura del tavolo negoziale, presumibilmente la prossima primavera.
Vannini ha chiarito i limiti della contrattazione pubblica: “Quando sul tavolo ci sono 1000 euro, non è che la trattativa può farli diventare 1200 o 1100, sempre 1000 rimangono”. Da qui la scelta di muoversi su due piani: redistribuire in modo trasparente le risorse disponibili e, parallelamente, rivendicare risorse aggiuntive fuori dal perimetro contrattuale, attraverso interventi normativi, per finanziare voci come l’indennità di esclusività e i servizi di mensa.
Tre le priorità indicate. La prima è ristabilire equità nell’accesso alle risorse, dopo anni in cui gli accordi hanno prodotto squilibri tra professioni e territori. La seconda è rilanciare il nuovo ordinamento professionale, che va “ripristinato” e sostenuto economicamente perché rappresenta l’unico strumento strutturale di valorizzazione. La terza riguarda le condizioni di lavoro, segnate da un livello di pressione “molto, molto significativo”, aggravato dalla carenza cronica di personale.
Dagli interventi delle professioniste e dei professionisti dell’area della riabilitazione (dai fisioterapisti, la maggioranza, a logopedisti, ortottisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, terapista occupazionale, ecc.) è emersa una sofferenza diffusa, la descrizione di un settore che spesso si percepisce come l’anello debole del sistema.
In cima alle criticità c’è l’emergenza salariale: lavoratori e lavoratrici “poveri con laurea”, con retribuzioni medie tra i 1.600 e i 1.700 euro mensili, inferiori alla media nazionale. A questo si aggiungono costi sostenuti direttamente dal personale, come la formazione ECM obbligatoria o l’uso dell’auto privata per il lavoro sul territorio, senza i rimborsi chilometrici.
È stata richiamata anche la perdita di attrattività della sanità pubblica, con un esodo costante verso il privato o l’estero, in particolare Svizzera, Lussemburgo e Belgio, dove stipendi e autonomia professionale risultano maggiori.
Forte la richiesta di una reale valorizzazione: dall’introduzione dell’indennità di esclusività per chi sceglie di lavorare solo nel pubblico, all’applicazione omogenea degli incarichi specialistici, fino al riconoscimento delle responsabilità legali che oggi non trovano adeguata corrispondenza economica o professionale.
Molto sentito anche il tema dell’orario di lavoro e della dignità quotidiana. Il cosiddetto orario convenzionale di 7 ore e 12 minuti genera paradossi per cui assenze legittime, come lutti o congedi parentali, possono trasformarsi in debiti orari da recuperare. È stata anche denunciata la carenza di materiali di base: per i logopedisti, dover portare strumenti da casa è stato paragonato all’assurdità di un infermiere costretto a comprarsi le siringhe per fare i prelievi.
Il buono pasto, fermo in molte realtà a circa 5 euro, non consente di consumare un pasto dignitoso.
Infine, il lavoro in sanità viene descritto come sempre più logorante, fisicamente e mentalmente. Da qui la richiesta di riconoscere il carattere usurante delle professioni della riabilitazione, anche in relazione al rischio biomeccanico e posturale (nel paradosso di una professione dedicata a curarli e prevenirli), ai fini pensionistici. Non meno rilevante il tema della sicurezza: aumentano i casi di burnout, stress lavoro-correlato e aggressioni fisiche o verbali, soprattutto in ambiti delicati come la neuropsichiatria infantile e i reparti psichiatrici.
Il quadro che emerge non è solo contrattuale, ma strutturale. Senza un investimento stabile sul personale della riabilitazione, il rischio è che le riforme restino sulla carta. È il caso del DM 77 e delle Case della Comunità, nuove strutture pensate per rafforzare l’assistenza territoriale che, senza fisioterapisti, logopedisti e professionisti della riabilitazione assunti in modo stabile, rischiano di diventare contenitori vuoti.
Il nodo resta politico. Alla sanità pubblica si chiede di reggere l’impatto dell’invecchiamento, della cronicità e della presa in carico territoriale, mentre salari, organici e condizioni di lavoro vengono compressi. Le assemblee della Fp Cgil servono a questo: riportare al centro il lavoro reale e costruire una piattaforma contrattuale dal basso. Il rinnovo 2025-2027 sarà decisivo per capire se la sanità pubblica potrà difendere il suo essere un pilastro universale o continuare a perdere professionalità, competenze e attrattività.