30 Jan 2026
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Regione Lombardia esternalizza i controlli sulla sicurezza sul lavoro. Fp Cgil: “La vigilanza è funzione pubblica. La sicurezza è un diritto. Regione cambi strada”

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Milano, 30 gennaio 2026 – Regione Lombardia ha deciso di aprire all’esternalizzazione delle attività di vigilanza sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, autorizzando le ATS, le Agenzie di Tutela della Salute a reclutare professionisti esterni con partita IVA per svolgere funzioni di controllo pubblico.

Una scelta grave, che la FP CGIL Lombardia contesta con forza, perché indebolisce la prevenzione, precarizza il lavoro pubblico e mette a rischio l’indipendenza della vigilanza”, dichiara la segretaria regionale Sabrina Negri.

Con atti adottati nel 2025, Regione Lombardia ha stanziato 12.251.029 euro provenienti dai proventi delle sanzioni previste dal Decreto legislativo 81/2008, Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, imponendo alle ATS l’obiettivo vincolante di aumentare del 20% controlli e ispezioni rispetto al 2024.

Questo indirizzo riguarda le attività dei Servizi PSAL – Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro ed è definito nel solco della DGR XII/438 del 12 giugno 2023, che disciplina l’utilizzo del fondo sanzioni, e della DGR XII/4183 del 7 aprile 2025, che ne stabilisce le modalità attuative.

Sono queste scelte a produrre oggi – tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 – i bandi e gli incarichi esterni per le attività di vigilanza.

Il nodo politico è nel merito e nel metodo. La Regione affronta la carenza strutturale dei servizi pubblici di prevenzione non con assunzioni stabili, ma esternalizzando attività di vigilanza attraverso libera professione e lavoro autonomo. “Questo è un escamotage: si aggira il problema strutturale della carenza di organico, a partire dai Tecnici della Prevenzione, e si trasforma una funzione pubblica essenziale in una prestazione a progetto”, incalza Negri.

I bandi pubblicati dalle ATS lo provano. Vengono reclutati professionisti esterni per svolgere sopralluoghi e ispezioni, indagini su infortuni gravi e mortali, istruttorie su malattie professionali, verifiche della sorveglianza sanitaria aziendale, analisi di protocolli e cartelle sanitarie, fino alla gestione dei ricorsi contro il giudizio del medico competente. Non attività accessorie, ma il cuore della vigilanza pubblica. Incarichi a termine, a ore, fino a tre anni, con partita IVA e copertura assicurativa a carico del professionista.

Questo modello produce anche un effetto paradossale e distorsivo: il dumping tariffario tra ATS. Per le stesse funzioni pubbliche, nella stessa Regione, un dirigente medico può essere pagato 100 euro l’ora in una ATS e 33 euro l’ora in un’altra, con un tetto massimo annuo prefissato. Stesso lavoro, stessa responsabilità, compensi che triplicano in base al territorio. “È concorrenza interna alla sanità pubblica, che spinge le competenze dove si paga di più e crea una prevenzione a due velocità, in aperto contrasto con l’uniformità che dovrebbe garantire il servizio pubblico”, evidenzia la segretaria della Fp Cgil Lombardia.

C’è poi un rischio che la Regione continua a sottovalutare: i conflitti di interesse.

“Le professioniste e i professionisti incaricati possono operare contemporaneamente nel mercato privato come consulenti, medici competenti o tecnici della sicurezza, e trovarsi a controllare, per conto pubblico, ambiti e documentazione che coincidono con la loro attività privata. Gli stessi atti regionali prevedono il ricorso a risorse esterne a supporto di attività tecniche che si collocano nel perimetro della vigilanza e che possono intrecciarsi con procedimenti amministrativi e penali. Si crea così una zona grigia inaccettabile, perché la prevenzione richiede indipendenza, terzietà, continuità e memoria istituzionale, non incarichi precari e intermittenti -, sostiene Negri -. Più controlli sulla carta non significano più tutela reale se si indebolisce chi quei controlli deve farli. La sicurezza sul lavoro non è una consulenza, non si appalta, non si governa con bandi a ore”.

La FP CGIL Lombardia chiede di fermare l’esternalizzazione delle attività di vigilanza, di utilizzare le risorse disponibili per assunzioni stabili, di fissare regole stringenti e verificabili su incompatibilità e conflitti di interesse e di avviare un vero piano strutturale di rafforzamento dei Servizi PSAL.