Negri (Fp Cgil): “Così si aggira la carenza di organico invece di assumere”
30 gen. 2026 – La Fp Cgil Lombardia denuncia la scelta della Regione di esternalizzare parte delle attività di vigilanza sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, autorizzando le ATS a ricorrere a libera professione e lavoro autonomo per funzioni dei Servizi Psal (Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro).
I Servizi Psal svolgono attività essenziali nell’ambito della sanità pubblica: ispezioni nei luoghi di lavoro, controlli su macchinari e cantieri, indagini su infortuni gravi e mortali e sulle malattie professionali, verifiche della sorveglianza sanitaria. E la Lombardia è la regione italiana con il maggior numero assoluto di infortuni sul lavoro denunciati all’Inail, inclusi quelli mortali.
La scelta della Regione è contenuta in atti adottati nel 2025: oltre 12 milioni di euro dai proventi delle sanzioni previste dal Decreto legislativo 81/2008 (Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro) e l’obiettivo dato alle Ats di aumentare del 20% i controlli. Ma per raggiungerlo, la Regione consente, appunto, l’esternalizzazione delle attività di vigilanza invece del rafforzamento degli organici pubblici.
È così grave questa decisione della Regione?
“Lo è. I Servizi Psal non sono un supporto tecnico esterno, ma il presidio pubblico della prevenzione. Esternalizzarli significa indebolire la vigilanza invece di rafforzarla”, risponde Sabrina Negri, segretaria Fp Cgil Lombardia.
Ma Regione punta all’aumento dei controlli.
“Aumentare i controlli non è solo una questione numerica. Servono continuità, conoscenza dei territori, indipendenza. Un modello basato su incarichi a termine e a ore non garantisce nessuna di queste condizioni”.
Resta il tema degli organici.
“La carenza di personale è ormai strutturale, esito di scellerate scelte politiche. Mancano Tecnici della Prevenzione e personale sanitario nei Dipartimenti di Prevenzione. Questo problema non si risolve con prestazioni a progetto, ma con un’inversione di rotta: investimenti e assunzioni stabili”.
Ci sono conflitti di interesse?
“È una possibilità concreta. Un libero professionista può continuare a lavorare nel mercato privato come consulente, medico competente o tecnico della sicurezza e, allo stesso tempo, svolgere attività di controllo pubblico per conto delle Ats. Significa trovarsi, anche sugli stessi ambiti produttivi, da entrambe le parti della vigilanza – spiega Negri -.Un medico che nel privato firma giudizi di idoneità e protocolli sanitari può essere chiamato a verificare la sorveglianza sanitaria o a istruire un’indagine su una malattia professionale. Un tecnico che opera nei cantieri come consulente può partecipare a ispezioni pubbliche sugli stessi contesti. Questo è un problema – evidenzia -: quando un controllo porta a sanzioni o a segnalazioni alla Procura, l’indipendenza di chi ha svolto l’accertamento deve essere fuori discussione. La vigilanza richiede terzietà, continuità e assenza di interessi concorrenti. Affidarla a incarichi esterni, a ore e a progetto, introduce una zona grigia che indebolisce il controllo pubblico proprio nei casi più gravi”.
Nei bandi delle ATS le stesse funzioni pubbliche vengono pagate in modo molto diverso. Che conseguenze ha questa scelta sulla prevenzione?
“Questo modello produce, appunto, anche questo risultato paradossale e distorsivo, che frammenta il sistema pubblico, introduce una prevenzione a velocità diverse e indebolisce l’idea stessa di un servizio sanitario uguale per tutti. Quando le stesse funzioni pubbliche vengono pagate in modo così diverso, senza un riferimento regionale uniforme, si crea concorrenza interna tra enti dello stesso servizio sanitario. Le professionalità si spostano dove la tariffa è più alta e le Ats che offrono compensi più bassi fanno presumibilmente più fatica a reperire competenze. Il risultato è che la prevenzione non è più garantita in modo omogeneo sul territorio: a parità di rischi e settori produttivi, la qualità e la continuità dei controlli dipendono da quanto un’Ats riesce a pagare”.
Qual è l’alternativa per la Fp Cgil?
“Fermare l’esternalizzazione delle attività di vigilanza e usare le risorse disponibili per assunzioni stabili, perché la prevenzione non si regge su incarichi temporanei. Servono regole stringenti e verificabili su incompatibilità e conflitti di interesse. E serve un piano strutturale di rafforzamento dei Servizi Psal, che garantisca continuità, omogeneità territoriale e capacità di intervento nel tempo. Senza questo, i controlli restano episodici e la prevenzione perde efficacia. Con un sistema pubblico forte, invece, la tutela della salute nei luoghi di lavoro diventa una funzione reale, non un obiettivo sulla carta”.