5 Feb 2026
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Giustizia / La stabilizzazione parziale non basta

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Fp Cgil: ora proroghe, risorse e inquadramenti. L’intervista a Felicia Russo, coordinatrice nazionale

5 feb. 2026 – La stabilizzazione annunciata dal Ministero della Giustizia per 9.368 lavoratrici e lavoratori Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza) è un avanzamento. Ma apre una partita decisiva: il futuro dell’Ufficio per il Processo e il destino di chi oggi rischia di restare fuori. I contratti in scadenza a giugno sono oltre 11mila. Per la Fp Cgil l’obiettivo non cambia: stabilizzare tutte e tutti.

È il senso dell’assemblea nazionale online del 3 febbraio scorso, organizzata dalla categoria, e che ha riunito precarie e precari della Giustizia da tutta Italia. Al confronto hanno partecipato Andrea Russo, Dipartimento Funzioni Centrali, Felicia Russo, coordinatrice nazionale, e Giordana Pallone, segretaria nazionale.

Dal dibattito sono emersi tre nodi. Primo: dal posto fisso restano escluse, appunto, più di 1.800 persone. Secondo: il turnover strutturale del Ministero, circa 2mila pensionamenti l’anno, rende praticabile la stabilizzazione totale. Terzo: senza inquadramenti chiari e un Ufficio per il Processo messo a regime, una conquista rischia di diventare fragile.

Su questi punti si giocherà la vertenza dei prossimi mesi. Ne parliamo con Felicia Russo.

L’annuncio del Ministero è un risultato?

“Sì ed è frutto della mobilitazione della Fp Cgil, delle assemblee, dei presìdi, del lavoro delle Rsu. Ma non è un punto di arrivo. I precari vanno stabilizzati tutti. Il Pnrr non parlava di percentuali: fissava obiettivi. Per far funzionare la giustizia, non sono sufficienti i 9638 operatori, bisogna stabilizzare tutti i precari attualmente in servizio e colmare tutte le carenze di organico, che ammontano a circa 15mila lavoratrici e lavoratori. Tradotto, le persone che servono sono almeno 20mila . Fermarsi sotto quella soglia crea un vuoto organizzativo e umano”.

Il Ministero dice che le risorse non bastano.

“Questa narrazione non regge. Ogni anno il Ministero perde circa 2mila addetti per pensionamento. Il turnover esiste. È una scelta politica decidere se usarlo per rafforzare gli uffici o lasciare scoperti servizi essenziali”.

Che clima avete trovato nell’assemblea?

“Interventi lucidi. C’è senso di responsabilità, ma anche rabbia e incertezza. Tutti sanno che la vertenza non è chiusa finché qualcuno resta fuori”.

Il tema delle professionalità è centrale.

“Sì. Stabilizzare senza inquadramenti adeguati significa svuotare il risultato. L’Ufficio per il Processo funziona perché in questi anni si sono costruite competenze specifiche. Diluirle in profili generici danneggia lavoratrici, lavoratori e amministrazione”.

Cosa chiede ora la Fp Cgil?

“Di certo: proroga immediata dei contratti in scadenza; stabilizzazione totale dei precari sfruttando il turnover; riconoscimento pieno delle professionalità dell’Ufficio per il Processo nell’ordinamento. E vigilanza sui testi: niente norme senza coperture”.

La mobilitazione continua.

“Non si è mai fermata. Andremo avanti nei territori, in Parlamento, ai tavoli istituzionali. Qui si decide il futuro della giustizia. Non lasceremo indietro nessuno”.