12 Feb 2026
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112 in Lombardia / Oltre 60 milioni di chiamate dal 2010: Fp Cgil, “Servono tutele reali per chi risponde”

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Simone Monguzzi, Rsu in Areu, richiama l’attenzione sulle condizioni di lavoro nelle Centrali Uniche di Risposta

12 feb. 2026 – L’11 febbraio si è celebrato il 112 Day, la Giornata Europea del Numero Unico di Emergenza. In questa occasione Simone Monguzzi, componente della Rappresentanza Sindacale Unitaria della Fp Cgil in Areu (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza), ha esaminato i dati diffusi dall’Agenzia regionale, che parlano di oltre 60 milioni di chiamate gestite in Lombardia dal 2010 a oggi.

Numeri che raccontano la dimensione del servizio e la sua funzione per la sicurezza delle persone. Ma che non bastano a descrivere la realtà quotidiana delle Centrali Uniche di Risposta. Perché dietro ogni chiamata ci sono lavoratrici e lavoratori che garantiscono ascolto, competenza e lucidità, spesso in condizioni di forte pressione.

Di seguito la dichiarazione integrale del sindacalista.

“In occasione del 112 Day, abbiamo letto con attenzione i dati diffusi da AREU: dal 2010 a oggi, le Centrali Uniche di Risposta della Lombardia hanno gestito oltre 60 milioni di chiamate. Un numero che racconta da solo la portata del servizio e la sua funzione essenziale per la sicurezza pubblica.

Questi risultati sono possibili solo grazie al lavoro quotidiano delle operatrici e degli operatori, che garantiscono una risposta tempestiva, competente e umanamente attenta in ogni situazione, dalle emergenze sanitarie agli incidenti stradali, fino alle richieste di aiuto più complesse. È un impegno che sostiene l’intero sistema di emergenza lombardo e che permette alla cittadinanza di avere un punto di riferimento affidabile in ogni momento.

Ma accanto ai numeri e ai ringraziamenti, doverosi, c’è una parte della realtà che non può essere taciuta.

Il servizio funziona perché le lavoratrici e i lavoratori sostengono turni gravosi, sacrificano tempo di vita, affrontano carichi emotivi intensi e spesso rinunciano a pause adeguate. L’abnegazione non può diventare un valore quando significa che, per ottenere un salario dignitoso, si è costretti a lavorare di più, a comprimere i tempi di recupero, a reggere un’intensità che nessun sistema dovrebbe dare per scontata.

Il tema delle pause di lavoro è centrale. In un servizio che gestisce migliaia di chiamate al giorno, con contenuti spesso traumatici, le pause devono essere fisiologiche, fruibili, garantite, e devono includere il riconoscimento del recupero psicologico necessario per chi opera in un contesto ad alto impatto emotivo. Non è un dettaglio organizzativo, è una condizione di sicurezza per chi lavora e di qualità per chi riceve il servizio.

Per questo avremmo voluto leggere, accanto ai ringraziamenti istituzionali, un impegno chiaro su questi temi. Un riconoscimento che non si limiti a celebrare il servizio, ma che affronti le condizioni di chi lo rende possibile. Perché dietro ogni chiamata gestita c’è una persona che merita tutele, diritti, equilibrio e rispetto.

Come organizzazione sindacale continueremo a lavorare affinché il valore del servizio sia riconosciuto anche attraverso il valore del lavoro di chi lo garantisce. Perché un sistema di emergenza efficace nasce da lavoratrici e lavoratori messi nelle condizioni di operare al meglio, non dal loro sacrificio silenzioso”.