Fp Cgil Milano: “È un fatto gravissimo”. Evangelista, coordinatore Fp Cgil Lombardia e Nazionale: “Senza proroga si bloccano le stabilizzazioni e si consolida il precariato nella ricerca pubblica”
19 feb. 2026 – “MILLEPROROGHE TRANNE UNA. Così il popolo della ricerca esce di scena. Il 16 febbraio la Commissione alla Camera ha respinto tre emendamenti che avrebbero dato stabilità a centinaia di donne e uomini della ricerca negli IZS e negli IRCCS. Persone che hanno dedicato la vita alla cura e all’innovazione e che oggi vedono il loro lavoro ignorato da chi dovrebbe difendere la sanità pubblica. FP CGIL Milano è profondamente amareggiata. È un fatto gravissimo. La politica che si è macchiata di questa scelta spieghi alla comunità scientifica e ai cittadini perché ha deliberatamente deciso di non sostenere la ricerca sanitaria nei fatti, oltre i soliti slogan”.
“MILLEPROROGHE TRANNE UNA! Avevamo proposto, con degli appositi emendamenti, la stabilizzazione di centinaia di ricercatrici e ricercatori sanitari negli IZS e negli IRCSS. Ma le Commissioni I e V della Camera BOCCIANO la nostra proposta!
È GRAVISSIMO! La politica che si è macchiata di questa decisione spieghi alla comunità scientifica e ai cittadini perché ha deliberatamente deciso di non sostenere la ricerca sanitaria nei fatti, oltre che con i soliti slogan”.
Così, rispettivamente la Fp Cgil Milano e la Fp Cgil Nazionale su Facebook in merito al rifiuto politico di prorogare i termini per stabilizzare il personale precario della ricerca sanitaria.
La questione è nazionale e in Lombardia l’impatto è di maggiore evidenza.
Ne parliamo con Alberto Evangelista, coordinatore regionale e nazionale Fp Cgil Irccs e Izs.
Qual è la portata nazionale della bocciatura?
“Parliamo di circa alcune centinaia di persone in tutta Italia che lavorano da anni nella ricerca sanitaria pubblica con contratti precari. Gli emendamenti da noi proposti, che miravano ad aggiungere almeno un altro anno per la maturazione dei requisiti per poter accedere alla stabilizzazione del personale della ricerca sanitaria di Irccs e Izs sono stati bocciati. Nonostante si sia riusciti finora a garantire la stabilizzazione di oltre 1.500 fra ricercatrici, ricercatori e collaboratori di ricerca sanitaria, sono ancora centinaia gli esclusi, che avrebbero potuto fruire di questa importante opportunità, a beneficio sia dei singoli lavoratori che di tutte le importanti Istituzioni di ricerca e cura presso le quali prestano servizio, disperdendo così competenze strategiche per il servizio pubblico”.
Perché in Lombardia il tema è ancora più delicato?
“In questa regione si concentra il maggior numero di Irccs pubblici e una quota rilevante del personale interessato. Parliamo dell’Istituto Nazionale dei Tumori, dell’Istituto Neurologico Carlo Besta, del Policlinico San Matteo di Pavia e del Policlinico di Milano, oltre al San Gerardo di Monza, di recente istituzione. Sono strutture fondamentali per la ricerca sanitaria. Saltando la stabilizzazione, l’effetto sarà immediato sull’organizzazione e sulla continuità dei progetti. Aggiungo che stabilizzare significa dare prospettiva alla ricerca pubblica e non farlo significa consolidare il precariato strutturale e indebolire ulteriormente il Servizio sanitario nazionale”.
E ora, qual è il rischio concreto?
“Oltre al senso di smarrimento delle persone coinvolte, che verranno ulteriormente demotivate, il rischio è che chi ha costruito competenze nel pubblico possa scegliere altre destinazioni, tra cui il privato, soprattutto in una regione come la Lombardia dove l’offerta è forte. E ogni professionalità che esce non si sostituisce con un clic. Si perdono anni di esperienza e conoscenza”.