30 Nov 2021
HomePubblicazioneNidi lombardi / Presidio regionale riuscito

Nidi lombardi / Presidio regionale riuscito

Pirovano (Fp Cgil): la delibera regionale sugli asili nido è un provvedimento pericoloso. Bene le prime aperture di Regione, ma siamo pronti a continuare la lotta

28 gen. – Gabriella Bernini lavora in un asilo nido comunale di Bergamo. “Da noi mancano supplenti, vedi nelle sostituzioni brevi, per malattia del personale educativo, ad esempio, o in caso di fruizione della 104 per assistere un familiare disabile”. Con lei, più di mille tra educatrici ed educatori al presidio organizzato da Fp Cgil-Cisl Fp – Uil Fpl della Lombardia per fermare la delibera di Regione Lombardia sugli asili nido (Dgr 2662/2019). “È una delibera assurda: sia per considerare 205 giorni di apertura del servizio, sia per il rapporto 1:8 per educatore/bambini e indipendentemente dalla loro età, perché è diverso avere 3 mesi o 2 anni” afferma Bernini. Un altro punto storto della delibera, come tiene a sottolineare, è “prevedere l’ingresso dei volontari. Non solo ciò non favorisce un rapporto stabile con i bambini ma non si sa come e quanto questo personale volontario sia preparato. Peraltro per quanto riguarda più in generale i titoli richiesti per la professione sarebbe utile valutare anche il piano di studi fatto. Ad esempio, una laureata in filosofia con studi in psicologia dell’età evolutiva va bene”.

Laura Bergonzi lavora invece all’asilo nido Negri di Pavia. Anche lei delegata Fp Cgil, come Bernini e altre educatrici oggi al presidio regionale sotto il Pirellone, protesta contro “l’ignominia della delibera regionale: si tenta di passare da un nido di qualità a un nido di quantità, a discapito di bambine e bambini, delle loro famiglie e delle educatrici ed educatori. Anche per il rapporto 1:8 Regione si è basata su una quantificazione, a discapito del nostro rapporto con i bambini. E viene svilita anche la nostra professionalità con i volontari: i loro registri su che basi vengono istituiti? I titoli sono importanti ma conta molto anche l’esperienza maturata sul campo. Loro ne hanno?” chiede.

Valentina Cortese è educatrice al nido milanese di via Carabelli. “Si vuole la compresenza tra personale educativo e personale volontario per garantire la copertura del servizio, considerando anche pre e dopo scuola, con un rapporto 1:10. Il rapporto è talmente rigido che non consentirebbe condizioni migliorative rispetto alla legge regionale” commenta. E poi, aggiunge la delegata Fp Cgil, “quello di usare ausiliari o volontari non è il modo di risolvere. Anche perché i bambini hanno esigenze diverse e hanno bisogno di continuità. Lo stesso imboccarli non è un atto scontato. Devono essere consapevoli dell’offerta di aiuto che viene data loro, ad esempio. Il nostro è un lavoro impegnativo”. E usurante. “Sono anche Rls, responsabile della sicurezza sul lavoro – aggiunge Cortese -. È importante avere personale qualificato e in formazione continua. La nostra è una attività sottoposta a stress lavoro correlato. Tutto incide quando si hanno responsabilità così delicate e quando i carichi sono pesanti!”.

Anna Fortunato, prossima alla pensione, rappresenta un caso emblematico dei timori del sindacato rispetto alle prospettive cui può portare questa Dgr. Lavorava, da coordinatrice, al nido comunale di Castellanza. “È stato esternalizzato e senza chiedere un parere a nessuno, hanno agito e basta  – racconta -. Io sono l’unica a essere rimasta alle dipendenze del Comune, passando al servizio sociale. Le educatrici, grazie anche all’intervento sindacale, sono state ricollocate nei nidi di Busto Arsizio”.

“In tutta la Lombardia va applicata la legge nazionale per il sistema integrato 0-6 anni” precisa la coordinatrice regionale Fp Cgil Lucilla Pirovano, sottolineando anche l’incongruenza strumentale della delibera che “mette al centro la funzione di vigilanza delle Agenzie di tutela della salute. Per applicarla servono più assunzioni ma Regione non mette un euro. Immagino perché pensa di attingere a personale volontario, dunque non retribuito. Le uniche alternative, a normativa vigente, sono esternalizzare ai privati o diminuire i posti per i piccoli utenti”.

“Ma davvero voi lascereste i vostri figli e nipoti in mano a volontari che Regione Lombardia ancora non ci ha spiegato chi sono, come vengono scelti, in base a quali competenze e perché?” chiede Pirovano in un video diffuso sui social dopo l’audizione – sempre oggi, dopo il presidio e l’incontro con i capigruppo di maggioranza e minoranza – in Terza Commissione Consiliare.

Altra criticità, questa sul calendario scolastico, è che “l’effetto della delibera renderebbe il lavoro degli educatori del servizio pubblico incompatibile con il contratto nazionale dei dipendenti pubblici”.

Le rivendicazioni sindacali hanno fatto breccia e Regione si è aperta chiedendo a Fp Cgil-Cisl Fp–Uil Fpl lombarde un documento di merito. Domani la Commissione si riunisce di nuovo e bisogna stoppare o modificare la delibera entro il 5 febbraio, giorno della decisione finale. “Noi siamo pronti a continuare la lotta a difesa di nidi di qualità e della professionalità del personale educativo. Ma auspichiamo in un ripensamento di Regione, viste le aperture mostrate oggi all’incontro. Questo provvedimento, così com’è è pericoloso. Speriamo l’abbiano capito. E viva i nidi!” chiude Pirovano.