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24 Ottobre 2021 - 5:49
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Nikolajewka / L’accusa dei sindacati bresciani sulla gestione dell’epidemia

Baruffaldi (Fp Cgil): il centro diurno disabili andava chiuso subito quando è scoppiato il Covid e il personale tutelato con i dispositivi di protezione

9 apr. – “Perché rischiare così e non chiudere prima, perché ostinarsi a tenere aperto il cdd sapendo di non avere dispositivi di sicurezza idonei o nelle giuste quantità? Il quadro generale è complicato, le responsabilità non spetta a noi accertarle ma non si possono nemmeno addossare ai lavoratori che sono stati esposti a rischi notevoli. Serve dire queste cose oggi per non sbagliare più domani”. Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Fpl Brescia intervengono con una nota stampa sulla Nikolajewka, cooperativa sociale presente nel quartiere periferico Mompiano con una struttura per anziani e un centro diurno disabili collegato. Qui il coronavirus è arrivato falciando 5 ospiti e ce ne sono altri 23 che ne hanno i sintomi, oltre a 18 operatori a casa perché, presumibilmente, contagiati.

Per i sindacati “non è solo un problema di tamponi”, che comunque andrebbero fatti almeno a tutti quelli, tra utenti e operatori, che hanno sintomi. Ne chiediamo il perché a Francesca Baruffaldi, segretaria della Fp Cgil. “Nella lettera inviata ai giornali abbiamo voluto ricostruire la vicenda, perché se è vero che questa epidemia è stata un colpo inaspettato, la risposta organizzativa che si sarebbe dovuto dare avrebbe fatto la differenza”.

Che cosa intendi? “Come abbiamo fatto per tutte le case di riposo, le Rsa e i centri diurni, anche alla Nikolajewka abbiamo chiesto, come rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori, di proteggere il personale con dispositivi ad hoc. Di certo non può farlo una mascherina chirurgica riusata per più giorni, in condizioni di densità umana che facilitano il contagio” risponde la sindacalista bresciana. Dicendo che al ritardo con cui la Lombardia si è mossa per chiudere i centri diurni – “lo ha fatto solo dopo il decreto del governo, a differenza ad esempio del Veneto”, sottolinea -, anche la onlus ha agito in modo sbagliato, “chiedendo una deroga all’Agenzia di Tutela della Salute per gestire sette utenti al Cdd. Di cui due, purtroppo, sono deceduti. Questo addolora e fa rabbia, ma fa anche rabbia leggere sui giornali che i vertici della cooperativa attribuiscono con probabilità la diffusione del contagio al personale asintomatico. Ribadiamo: lavoratrici e lavoratori non avevano dispositivi di protezione adeguati nella qualità e nella quantità, né è stato fatto loro un percorso formativo di merito. E il centro diurno disabili andava chiuso subito, per arginare il contagio da quel virus che invece ha incubato. Chiediamo da subito di invertire la rotta, a tutela della salute di tutti”.