30 Nov 2021
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Covid seconda ondata / Ospedali in fiera e personale che manca

Regione Lombardia delibera di reclutare operatori dalle Asst. Fp Cgil – Cisl Fp – Uil Fpl regionali chiedono un tavolo di confronto su occupazione, organizzazione, salario e tutele delle lavoratrici e lavoratori

22 ott. – È saggio e utile spostare personale dagli ospedali della Lombardia, già in carenza di organico, per riattivare le strutture temporanee di terapia intensiva realizzate a Fiera Milano City (150 posti letto) e Fiera di Bergamo (50 posti letto)? Per Regione Lombardia sì e ieri, 21 ottobre, lo ha formalizzato con delibera XI/3702.

Cgil Cisl Uil della funzione pubblica, dopo l’incontro di ieri con la Direzione generale al welfare, “rivendicano con forza l’apertura di un tavolo negoziale regionale per affrontare tutti i temi occupazionali, organizzativi, salariali a tutela di tutto il personale delle aziende sanitarie e sociosanitarie coinvolte nella gestione della pandemia”.

Ne parliamo con Gilberto Creston, segretario Fp Cgil Lombardia. “I numeri relativi al contagio (persone infettate, ricoveri nei reparti e in terapia intensiva, decessi) oramai sono esponenziali e non solo nella nostra regione: a differenza che nella prima ondata, lo sono a livello nazionale, con conseguenze impattanti – sostiene il sindacalista -. In alcuni nostri territori la curva si è impennata, vedi Milano, Varese e Monza, ma iniziano a salire anche i numeri di Lodi, Pavia, Lecco e Como. Di fronte all’ipotesi del Comitato tecnico scientifico di arrivare, entro fine ottobre, a quasi 5000 ricoveri critici – di cui 600 in terapia intensiva -, Regione prevede di rendere operativi i due hub fieristici realizzati la scorsa primavera (a curva del Covid calante e quasi per nulla sfruttati nonostante le presentazioni roboanti e i costi sostenuti grazie alle donazioni private) stipulando convenzioni per reclutare infermieri e anestesisti dalle ASST”.

Ci sarebbero alternative? “Il governo ha destinato consistenti risorse alle regioni, in particolare per incrementare i posti letto in terapia intensiva e sub intensiva ma non ci risulta che nei mesi passati Regione Lombardia si sia mossa in tal senso. Siamo in ritardo”.

Cosa stabilisce la delibera? “Le due strutture saranno organizzate in moduli (a 16-14-12-7 posti letto): al Portello 12, a Bergamo 4, attivati in modo progressivo. A Milano si parte domani. Per farli funzionare Regione intende reclutare professionalità dai 19 ospedali lombardi – cosiddetti ospedali hub – esclusi il Morelli di Sondalo e il Poma di Mantova, e inclusi i due poli privati Humanitas e San Donato. Se per un modulo da 16 posti letto sono previsti circa 50 operatrici e operatori, significa che il fabbisogno complessivo di personale si aggira sulle 600 unità. Sono numeri importanti, con gli ospedali già in generalizzata sofferenza di organico, e poi si ipotizza lo spostamento di altri operatori dagli ospedali minori, creando ulteriori disagi”.

Come saranno scelte queste risorse umane? “La delibera prevede che, in una prima fase, il personale si sposterà su base volontaria, con incentivi (ma ieri non se ne è parlato) e strutture per ospitarli. Se però questa volontarietà dovesse mancare si procederà con altre modalità. L’intera questione rappresenta, dal nostro punto di vista, una grande criticità. Non ci sono più, oggi, le stesse disponibilità che ci sono state la scorsa primavera – sottolinea Creston -. Il contesto è molto problematico. La motivazione e la resilienza delle lavoratrici e dei lavoratori sono segnate da sfiducia e stanchezza. E guardo con grande preoccupazione anche alle Rsa che si stanno sempre più svuotando di infermieri che passano agli ospedali”.

Che fare? “Bisogna assumere più infermieri. Il processo di ricollocazione va gestito prima a livello regionale poi anche a livello aziendale. Abbiamo chiesto con urgenza un tavolo dedicato su questa complessa partita, bisogna affrontarla da subito – risponde Creston -. E dobbiamo prestare la massima attenzione perché sia garantita la massima sicurezza, per gli operatori e i degenti, all’interno dei due hub. A differenza di questa primavera, quando si lavorava a mani nude, anzi a volto scoperto, oggi i dispositivi di protezione non mancano e c’è una costante fornitura. Ma i dpi devono essere accompagnati da modelli organizzativi adeguati: perché se mi dai le mascherine ma poi avvicini i letti per aumentare il numero di pazienti ricoverati allora il problema si ripropone. Insomma, la situazione non è per niente facile e noi vogliamo avere voce in capitolo, a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende sanitarie e socio sanitarie e della qualità del servizio reso ai cittadini”. (ta)