3 Dec 2021
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Influenza / In Lombardia vaccini insufficienti e con un ritardo rischioso

Barbieri (Fp Cgil MMG): “Regione Lombardia ha acquistato la metà delle dosi che sarebbero raccomandate seguendo le indicazioni del Ministero della Salute. Sperimentare ora diverse strategie vaccinali in piena emergenza appare un incosciente azzardo”

15 dic. – In Lombardia la campagna vaccinale contro l’influenza già è partita con un mese di ritardo, a metà novembre nei casi più fortunati. Ma se ora mancano i vaccini necessari anche a coprire il target minimo di persone fragili, saranno guai. Peraltro complicati dalla promiscuità con il Covid.

Sono 13, sinora, i bandi indetti quest’anno da Regione ma tra pasticci, gare andate a vuoto, l’offerta sul mercato che ormai scarseggia, difficilmente sarà raggiunto il quantitativo necessario a tutelare circa 5 milioni di persone vulnerabili (anziani, donne e uomini con patologie, donne incinte, bimbe e bimbi entro i 6 anni d’età, lavoratrici e lavoratori a rischio nei servizi di pubblica utilità), come stimato seguendo le raccomandazioni per la stagione vaccinale 2020-2021 del Ministero della Salute e come già denunciato dalla Fp Cgil Lombardia.

Regione aveva fissato un obiettivo di copertura per 2,8 milioni di dosi; quelle acquistate attualmente sono circa 2,5 milioni.

“Il quadro è decisamente critico. Denunciamo carenze di vaccini e ritardi nella loro distribuzione da anni. In questo 2020 pandemico abbiamo segnalato per tempo la questione ma Regione Lombardia, anche questa volta, ha di fatto sottovalutato la situazione, comportamento che, in questa emergenza sanitaria, è ancora più grave” afferma Giorgio Barbieri, responsabile dei medici di medicina generale per la Fp Cgil.

Lui stesso ha problemi per i suoi pazienti nell’ambulatorio a Limbiate. “Il 9 dicembre ho ritirato un rifornimento – eufemisticamente parlando – di 5 vaccini. Quel giorno, l’Ats Brianza ha convocato i medici di base nelle sue sedi Monza e Lecco per la consegna dell’ennesimo mini rifornimento. Alcuni di noi, dopo aver percorso decine di chilometri e atteso pazientemente in coda, hanno subito la beffa di vedersi consegnare due fiale di vaccino. Il prossimo rifornimento è previsto non prima del 21 dicembre” racconta.

Quali sono le reazioni delle persone che segui? “Si lamentano ed è più che comprensibile – risponde Barbieri -. Sono il primo ad arrabbiarmi per le loro attese, o nel vedere cittadine e cittadini rivolgersi al privato e pagare un anti-influenzale 65 euro. Sarebbe però auspicabile anche una presa di coscienza collettiva; mi piacerebbe si cominciasse a riflettere tutte e tutti insieme sulle responsabilità di chi, per incapacità o per scelta, ci ha trascinato in questo baratro”.

Vista la copertura insufficiente ai fabbisogni indicati dai medici di base e dalle aziende ospedaliere, proprio nel territorio brianzolo Cgil e Fp Cgil MB hanno già scritto all’Ats per avere risposte su: quante dosi sono state chieste e quante ottenute per la campagna vaccinale 2020; con quali criteri i vaccini sono stati dati alle strutture sanitarie (vedi le Asst) e ai medici di medicina generale e, per questi secondi, quante dosi sono state distribuite e con quali indicazioni rispetto alle persone over 65 da individuare, a fronte dei pochi vaccini; un resoconto sulle dosi usate in provincia nel 2019.

“A breve una seconda epidemia, quella di Influenza, si sovrapporrà a quella già in corso di Covid – afferma Barbieri -. Sarà una condizione mai sperimentata prima, che potrebbe rivelarsi esplosiva. Non abbiamo ancora farmaci efficaci per curare la SARS-CoV-2 ma si poteva e si doveva fare tutto il possibile per vaccinare una fascia di popolazione più ampia possibile. L’indicazione del Ministero della Salute per quest’anno era di puntare a una copertura ottimale del 95% e minima del 75% per le categorie a rischio. Regione Lombardia ha acquistato la metà delle dosi che sarebbero raccomandate seguendo le indicazioni del Ministero della Salute e soprattutto con un ritardo che potrebbe costare delle vite umane. Inoltre – aggiunge -, incomprensibilmente, alcune ATS non distribuiscono ai medici di famiglia – storicamente la figura che garantisce la miglior copertura vaccinale – una parte consistente dei vaccini, riservandoli ad altri canali, vedi i centri vaccinali che non hanno personale e non sono pronti a picchi di lavoro simili. Sperimentare ora diverse strategie in piena emergenza appare un incosciente azzardo. Ci vuole organizzazione non improvvisazione. In un anno in cui la domanda di vaccinazioni è cresciuta tra la popolazione e gli acquisti sono stati colpevolmente insufficienti corriamo il paradossale ma concreto rischio di verificare, a fine campagna, che interi lotti di vaccini saranno rimasti inutilizzati a causa di una inadeguata distribuzione”. (ta)