3 Dec 2021
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Tirocini professionalizzanti / Non titolari di camice bianco, messi in Lombardia allo sbaraglio

La Fp Cgil Medici, con il responsabile regionale dei medici di medicina generale Giorgio Barbieri, rilancia la denuncia sull’obbligo di convenzione per gli specializzandi, già dal primo giorno del corso triennale

17 sett. 2021 – “Mi ha telefonato una specializzanda, dicendomi: ‘Mi sono laureata da due mesi, ho fatto il concorso e mi sono iscritta alla scuola per diventare medica di medicina generale. Invece scopro che mi mandano subito a esercitare la professione, da sola, e non me la sento”. Così Giorgio Barbieri, responsabile dei medici di medicina generale per la Fp Cgil Lombardia, rilancia il caso dei tirocini professionalizzanti già denunciato lo scorso luglio.

Vista la grave carenza di medici di famiglia, la Regione Lombardia, con delibera attuata dal suo ente Polis, obbliga chi si iscrive al corso triennale di formazione specifica in medicina generale a convenzionarsi e ad aprire un ambulatorio. “Subito, anche a chi è appunto fresco di laurea e che si ritrova, di colpo, a doversi formare senza affiancamento e con finanche centinaia e centinaia di pazienti da seguire – spiega Barbieri -. Singolare, poi, che la convenzione sia, fino a conclusione del triennio, a tempo determinato, per poi tramutarsi a tempo indeterminato. Tradotto: queste e questi tirocinanti vengono chiamati a praticare tout court, per tre anni a stipendio più basso. Un sistema discriminante, per non dire ipocrita”.

Il sindacalista evidenzia soprattutto “i rischi: per le persone assistite e per i quasi camici bianchi, che rischiano di bruciarsi la carriera. Il tirocinio di 12 mesi nell’ambulatorio di un medico di medicina generale è una pratica fondamentale del percorso formativo. Un tutor telefonico, peraltro non dedicato, visto che deve seguire più specializzandi, non può bastare. Siamo anche in un momento storico e sociale particolare – ragiona Barbieri -, dove a problemi vecchi si sono aggiunti quelli portati dalla pandemia. E questo non è un modo per rafforzare la sanità territoriale ma il tentativo, potremmo dire quasi disperato, di mettere delle pezze. Peccato che, una volta finito il triennio, gli ambulatori aperti nell’ambito della sede del corso saranno di nuovo sguarniti, visto che, obbligatoriamente, i medici di base dovranno esercitare dove hanno la residenza”.

La Fp Cgil Medici Lombardia ha già chiesto modifiche agli indirizzi operativi stilati dall’ente regionale. Rispondere sarebbe doveroso.