29 Feb 2024
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Assistenti sociali / Fp Cgil: fermare le aggressioni è possibile

Dopo i fatti di Roncadelle la categoria del quadrato rosso interviene, dal livello provinciale a quello nazionale, passando da quello lombardo, per dare più sicurezza alle lavoratrici e ai lavoratori dei servizi sociali, anche attraverso protocolli dedicati. La coordinatrice regionale Lucilla Pirovano: “Gli assistenti sociali lavorano per le persone che stanno male e bisogna valorizzarli. Non si può far passare la narrazione per cui sarebbero, invece, degli antagonisti”

10 ott. 2022 – “Come RSU del Comune di Brescia abbiamo sentito la necessità di intervenire prontamente a sostegno delle lavoratrici dei servizi sociali. Stigmatizziamo duramente sia le violenze e le aggressioni subite direttamente che gli attacchi sui social. Saremo sempre al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori nella loro tutela dei diritti e della sicurezza” sostiene Diego Sinis, segretario Fp Cgil Brescia, nel rilanciare su Facebook il comunicato di solidarietà della Rsu del Comune di Brescia alla categoria degli assistenti sociali ed educatori dopo l’aggressione a una lavoratrice da parte del padre di un bambino al termine di un incontro protetto. “Tuttavia la solidarietà non è sufficiente, vanno attuate azioni concrete di tutela nei confronti degli operatori e degli utenti!” incalza la Rsu.

Dello stesso tenore le dichiarazioni del segretario generale della categoria bresciana, Vincenzo Moriello, che sottolinea il ruolo delicato di una professionalità “a stretto contatto con l’utenza più fragile per accompagnarne la crescita, quando minori, o predisporre un supporto per individui, famiglie e gruppi in condizioni di difficoltà, affiancandoli per migliorare la propria condizione e risolvere i conflitti”.

Dal canto suo la Fp Cgil nazionale, con il coordinatore degli assistenti sociali Enzo Bernardo, “ricorda ai Comuni e ai datori di lavoro che è in vigore la legge sulla sicurezza per gli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie che, oltre all’aggravio delle pene per i reati connessi con le attività degli operatori, impone alle strutture di prevedere nei propri piani per la sicurezza misure volte a inserire specifici protocolli operativi con le forze di polizia al fine di garantire interventi tempestivi. I comuni sono impegnati in prima persona, così come il nuovo contratto degli enti locali prevede che siano oggetto di confronto con le rappresentanze sindacali linee generali di indirizzo per l’adozione di misure finalizzate alla prevenzione delle aggressioni sul lavoro, allo stesso tempo i datori di lavoro devono prevedere percorsi di formazione per sviluppare i metodi di riconoscimento di segnali di pericolo o di situazioni che possono condurre ad aggressione, metodologie per gestire utenti aggressivi e violenti”.

Così il sindacato “richiama alla responsabilità i datori di lavoro, ad applicare le leggi a tutela degli operatori, e per questo in ogni luogo di lavoro è impegnata a monitorare e denunciare, anche con azioni di diffida, le amministrazioni rispetto agli adempimenti previsti dalle norme e dagli eventuali protocolli aziendali”.

Per Lucilla Pirovano, coordinatrice Fp Cgil Lombardia, “i fatti di Roncadelle sono l’ulteriore campanello di allarme rispetto a lavoratrici e lavoratori che operano a contatto con l’utenza e che si trovano a dovere affrontare le ricadute economiche, sociali ed emotive delle fasce più deboli e con difficoltà. A maggior ragione di fronte a una crisi che non ha precedenti e con personale sempre più impoverito nei numeri. Sempre più emerge la necessità di un’azione sulla prevenzione” ragiona la sindacalista.

Il nuovo contratto delle Funzioni Locali può essere, dunque, un valido strumento? “Certo, per la prima volta vengono messe nero su bianco come tema di confronto delle linee generali per prevenire le aggressioni alle lavoratrici e ai lavoratori. Elaborare dei protocolli, prevedere dei piani d’azione condivisi tra datori di lavoro e sindacati diventa un elemento importante. Noi questa responsabilità ce la prendiamo, e per tutto il personale a diretto contatto con l’utenza, dagli assistenti sociali a chi lavora allo sportello e fino alla Polizia Locale. Il tema della sicurezza rispetto alle aggressioni, che interessa ad esempio il personale sanitario, coinvolge anche gli operatori degli enti locali, istituzioni di prossimità alle cittadine e ai cittadini”.

Come si può fare, nel concreto, per evitare le aggressioni? “Basilare la formazione, dare al personale gli strumenti di conoscenza utili a gestire situazioni conflittuali e difficili, anche con supporti psicologici adeguati – risponde Pirovano -. Poi si potrebbero stilare protocolli con le forze dell’ordine per interventi efficaci e tempestivi. Naturalmente, a monte, andrebbero prese tutte le misure necessarie per risolvere le ragioni economiche e sociali, a volte anche sanitarie, che acuiscono i problemi delle persone, a partire da quelle con più criticità. Bisogna assolutamente – continua la sindacalista – uscire dalla logica dell’emergenza e, sul piano mediatico e culturale, superare quel clima di diffidenza verso professioni che si prendono cura degli altri. Nel caso specifico, gli assistenti sociali lavorano per le persone che stanno male e bisogna valorizzarli. Non si può far passare la narrazione per cui sarebbero, invece degli antagonisti. Quelli che, ad esempio, ti portano via il bambino. Crediamo quindi – conclude – che dentro ai protocolli per la salute e la sicurezza debba essere regolamentata la prevenzione al fenomeno delle aggressioni, per tutte le lavoratrici e i lavoratori del comparto, come elemento ordinario e non straordinario”.