16 Apr 2024
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Cooperative sociali / Una fotografia della realtà lombarda

Lello Tramparulo, segretario Fp Cgil Lombardia

All’Attivo delle delegate e delegati Fp Cgil Lombardia, organizzato per illustrare, con il segretario della categoria nazionale Michele Vannini, l’ipotesi contrattuale 2023-2025, il segretario regionale Catello Tramparulo fa un quadro della situazione della cooperazione sociale nella nostra regione

6 feb. 2024 – All’Attivo delle delegate e dei delegati Fp Cgil Lombardia della cooperazione sociale, organizzato oggi alla Camera del Lavoro di Milano per discutere sull’ipotesi contrattuale da poco rinnovata, il segretario Lello Tramparulo ha dedicato il suo intervento d’apertura a una fotografia del settore in Lombardia nel settore del welfare.

“Le cooperative con attività sociali e sanitarie che aderiscono alle Centrali cooperative dell’Alleanza della Cooperazione Lombarda sono 1.379, con 80.363 occupati e un valore della produzione di oltre 3,5 miliardi di euro”, ha detto il segretario.

Questo il peso percentuale dei vari settori: 52% per il sociosanitario ed educativo (dalle Rsa agli asili nido); 34% per l’inserimento lavorativo; 13% per l’ambito scolastico e formativo; 1% per altri ambiti trasversali.

Per quanto riguarda il personale, Tramparulo considera che il dato degli oltre 80mila addetti dichiarati da Allenza Cooperative Lombardia è sottostimato, viste le migliaia di lavoratrici e lavoratori delle cooperative non aderenti all’associazione e che fanno presumere una cifra superiore ai 100mila addetti.

Anche nel mondo della cooperazione sociale non mancano le carenze di organico. “Dal punto di vista delle professionalità, la Lombardia è la regione italiana che ha più urgenza di nuove assunzioni. Milano risulta essere la prima nella classifica delle province italiane per posizioni vacanti; al 5° posto c’è Brescia”, rileva il dirigente sindacale.

Più nello specifico in merito alle professioni socio-sanitarie, secondo fabbisogni presentati dalle stesse cooperative sociali, nel primo trimestre del 2023 le assunzioni necessarie ammontavano a 5.970: 2.300 infermieri, 1.710 educatori professionali, 390 educatori per disabili, 380 fisioterapisti, 260 assistenti sanitari scolastici, 100 tecnici della riabilitazione motoria, più altre figure con numeri inferiori.

Tra le criticità, “si registra una mancanza di figure educative nell’ambito dei servizi scolastici. Da questo punto di vista il problema è determinato dal numero di laureati in scienza dell’educazione (L19 e LS2) che non copre il fabbisogno delle cooperative. Da una recente rilevazione delle imprese, emerge che, su circa 10.200 addetti operanti su tale servizio, oltre 4mila lavoratrici e lavoratori sono privi di titolo. C’è bisogno, dunque, di svolgere un percorso formativo integrato mirato ad acquisire competenze teoriche di natura educativa. In merito abbiamo avviato un confronto a livello regionale, insieme a Cgil Lombardia, con la Regione e Alleanza Cooperative”, racconta Tramparulo.

Ma come è strutturata la rete del sistema socio sanitario in Lombardia? “Nella nostra regione sono autorizzate 2670 unità d’offerta, di cui accreditate 2622. Le strutture riconducibili al privato no profit sono 1834, quelle pubbliche sono solo 494. Rispetto all’area anziani, i centri diurni hanno 7.619 posti letto, di cui 5916 gestiti dal no profit. Nelle Rsa lombarde i posti letto sono 63.577, di cui 43.348 gestiti dal no profit (cooperative)”, per citarne alcuni.

Rispetto al sistema di accreditamento, Tramparulo ricorda che “Regione Lombardia ha costruito l’intero sistema socio-sanitario regionale secondo un modello di coinvolgimento del privato e del privato sociale che prevede di riconoscere l’accreditamento a tutti gli operatori con i requisiti di idoneità, trasferendo la contrattualizzazione annuale alle Ats con vincolo di budget”. Da qui, a detta dell’esponente della Fp Cgil lombarda, discendono alcune priorità d’intervento: “Una programmazione regionale (pluriennale/annuale) con chiare determinazioni sulla tipologia e sui volumi dei servizi da erogare rispetto ai bisogni di salute del territorio; la trasparenza nei processi di selezione degli operatori privati, sia in fase di accreditamento che di contrattualizzazione; la revisione del sistema di accreditamento e contrattualizzazione inserendo standard organizzativi, di servizio e regole che possano garantire sia la tutela occupazionale, applicando i contratti nazionali di comparto sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, sia la qualità dei servizi, con il potenziamento degli organici, l’adeguamento del minutaggio assistenziale, la presenza di tutte le professionalità essenziali al mantenimento di aggiornati standard erogativi, sia lo sviluppo dei modelli organizzativi e di servizio per aumentare la qualità dell’assistenza e ampliare la filiera dei servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari”.

Dal canto suo, il segretario Fp Cgil Nazionale Michele Vannini, dopo aver spiegato alla platea dell’Attivo regionale lombardo le novità normative ed economiche del contratto nazionale della cooperazione sociale, per fare capire appieno il valore di questa ipotesi contrattuale che andrà ora al voto nelle tante assemblee dedicate, ha detto: “Dobbiamo presidiare il contratto, dal punto di vista della sua applicazione e dal punto di vista della sua tenuta. Il fatto che alcune cooperative siano orientate a scappare da questo contratto, considerandolo troppo costoso, è un argomento importante da evidenziare con le lavoratrici e i lavoratori”.