14 Jul 2024
HomeIn evidenzaFunzioni Centrali / Verso la mobilitazione nazionale per il contratto

Funzioni Centrali / Verso la mobilitazione nazionale per il contratto

Pa retribuzioni

Dopo il primo tavolo di trattativa per il rinnovo contrattuale, la Fp Cgil preannuncia la mobilitazione se non ci saranno interventi concreti per incrementare i salari e tutelare i diritti del personale del comparto. Pusceddu (Fp Cgil Lombardia): “L’atto di indirizzo riduce le prerogative sindacali e di fatto riconsegna alle parti datoriali, quindi ai dirigenti, una serie di materie conquistate con l’ultimo contratto. Si fanno, cioè, passi indietro”

14 giu. 2024 – “La sensibilità del governo nei confronti del lavoro pubblico ce la indica chiaramente l’Istat: a fronte di una crescita del costo della vita registrata nel triennio 22/24 di oltre il 17% (l’Ipca al 15%), il governo si ferma al 5,78. Qui sta la risposta al presidente che ha voluto precisare che l’atto di indirizzo del Ministro non impedisce di ricercare margini di condivisione su alcuni temi importanti”. Così la Fp Cgil nazionale dopo che giovedì 13 giugno ha incontrato l’Aran al primo tavolo per rinnovare il contratto 2022/2024 del comparto delle Funzioni Centrali.

La mobilitazione sindacale è prossima. La categoria ha detto infatti chiaro e tondo che le risorse stanziate “sono assolutamente insufficienti. Poco più di 500 milioni che al netto degli oneri riflessi si traducono in circa 300 milioni. Significa che parliamo di circa 120 euro lordi medi per i 193mila addetti del comparto. Contrariamente agli annunci di questi mesi del Ministro, infatti, il calo dei dipendenti del comparto nel triennio è pesantissimo e continuerà anche più pesantemente nel prossimo triennio per effetto dei pensionamenti”.

La Fp Cgil Lombardia lo scorso 17 maggio ha già aperto lo stato di agitazione regionale delle Funzioni Centrali, e ora con il segretario Dino Pusceddu facciamo il punto della situazione alla luce del tavolo con l’Aran.

“Al netto degli oneri riflessi, ci sono a disposizione circa 300 milioni per il comparto che si traducono nella media di 120 euro di incremento per 193mila lavoratrici e lavoratori. Ma questo significa che: primo, non ci saranno arretrati; secondo, che per una parte di personale, se il governo non stanzierà ulteriori risorse, non ci saranno incrementi contrattuali, essendo questa la media del pollo e dovendo anche riassorbire l’indennità di vacanza contrattuale”, spiega il sindacalista.

Non si parte proprio benissimo…

“Esatto, e questo non fa che aggravare la situazione delle rinunce, della mancata presa in servizio dei dipendenti soprattutto nella nostra regione, dove il carovita si fa sentire più che in altre parti d’Italia. Perché il primo tema, rispetto all’attrattività dei posti di lavoro pubblici, è il tema salariale – evidenzia Pusceddu -, ovvero con un salario come quello delle Funzioni Centrali, di primo ingresso, oggi in alcune zone della nostra regione non ci si può permettere neanche una stanza in affitto. E quindi è chiaro che, se non si interviene prioritariamente sulla leva degli stipendi, la pubblica amministrazione non è attrattiva ma respingente e i servizi nel territorio diminuiscono”.

Per quanto riguarda il personale già assunto?

“Non solo non ci sono risorse da mettere sugli stipendi, ma anche l’applicazione degli istituti contrattuali previsti dal precedente contratto in varie amministrazioni è al palo, cioè non si stanno facendo i passaggi verticali e la riqualificazione del personale. Quindi anche le aspettative di crescita professionale delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti sono di fatto sterilizzate. Le procedure dovrebbero concludersi entro il 31 dicembre 2024 e senza un intervento normativo e contrattuale, ad esempio al Ministero della Giustizia, anche questa volta, come le precedenti, non sarà applicato il nuovo sistema di classificazione professionale e quindi i passaggi per la valorizzazione del personale”.

In Lombardia, con l’indizione dello stato di agitazione, la Fp Cgil ha giocato d’anticipo?

“La Pa sta andando verso il collasso, in particolare nella nostra regione. Noi qui, accanto alle rivendicazioni per il rinnovo contrattuale, chiediamo un investimento nel welfare, dagli alloggi alla mobilità, anche alle amministrazioni locali – risponde Pusceddu -. A livello nazionale, anche il presidente dell’Aran Antonio Naddeo parla di welfare. Il problema è che lui per questo vuole usare un pezzo delle già poche risorse stabilite nella legge di bilancio ma ciò non farebbe che aggravare la situazione salariale: cioè, se io ho 300 milioni sul contratto nazionale e ne destino 50 al welfare ad esempio, vuol dire che diminuirò ancora di più l’incremento stipendiale. Mentre alle amministrazioni pubbliche locali chiediamo di creare condizioni ‘sostenibili’ sul territorio attraverso risorse che non provengono dai pochi soldi stanziati per il rinnovo del contratto”.

Ma le amministrazioni locali non sono anch’esse in difficoltà?  

“Abbiamo in atto una mobilitazione perché la legge di bilancio elimini i tagli alla spesa pubblica, la spending review sulle amministrazioni locali. C’è, viceversa, bisogno che lo Stato investa sulle autonomie locali e sullo Stato in generale e quindi potenzi e non riduca le risorse che vanno sui servizi”.

Altro?

“Aggrava questa situazione critica l’indicazione che sta dando il Ministro della Funzione Pubblica tramite l’atto di indirizzo per l’avvio delle trattative: si chiede che più del 50% delle risicate risorse vada sulla produttività. Questo significa da un lato aumentare il gap tra lavoratrici e lavoratori (perché anche la produttività è differenziata a seconda di obiettivi raggiunti o meno, a seconda di come questi vengono riconosciuti, visti gli importi inferiori dati ai livelli più bassi, o ancora rispetto alla presenza o alla malattia, ecc.), dall’altro ridurre ancora di più quanto viene messo sugli stipendi impedendo il recupero a due cifre dell’inflazione programmata in questo triennio”.

Quindi il percorso è in salita.

“Nel giro di tre settimane, la delegazione trattante dovrebbe essere riconvocata. Si partirà, come avvenuto negli altri comparti, dal discutere del sistema di relazioni sindacali e si aprirà il primo enorme problema: l’atto di indirizzo riduce le prerogative sindacali e di fatto riconsegna alle parti datoriali, quindi ai dirigenti, una serie di materie conquista dell’ultimo contratto. Si fanno, cioè, passi indietro: per questo rinnovo non vengono messi soldi sulle retribuzioni e si riducono anche i diritti delle lavoratrici, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che li rappresentano. Se la prospettiva non cambia – prosegue Pusceddu – la Fp Cgil farà partire una mobilitazione con assemblee in tutti i posti di lavoro per spiegare alle lavoratrici e ai lavoratori perché, senza risorse, non ci sono le condizioni per firmare il contratto”.