21 Oct 2026
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Vigili del Fuoco, da Brescia la Fp Cgil Lombardia dice no al riordino

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Pensioni, assunzioni, natura civile del Corpo e previdenza al centro dell’assemblea regionale. Approvato all’unanimità l’ordine del giorno per sospendere la riforma e riaprire il confronto.

21 ott. 2026 – In contemporanea con la mobilitazione nazionale che ha interessato tutti i Comandi d’Italia, lavoratrici e lavoratori dei Vigili del Fuoco anche in Lombardia si sono riuniti in assemblea, con il Comando di Brescia (dove la Fp Cgil ha nominato il nuovo coordinamento provinciale) a fare da perno e gli altri Comandi connessi in videocollegamento.

assemblea VVF al Comando di BresciaA Brescia, dove la Fp Cgil territoriale ha nominato il nuovo coordinamento provinciale dei Vvf, erano presenti il coordinatore regionale Michele Giacalone e il segretario Fp Cgil Lombardia Dino Pusceddu.

La categoria ha sempre mantenuto una posizione di contrarietà rispetto allo schema di Decreto Legislativo contenuto nell’Atto di Governo n. 439 che prevede il riordino del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. La Fp Cgil non ha sottoscritto l’accordo con il Governo e chiede una riforma diversa, capace di rafforzare il soccorso pubblico e valorizzare concretamente chi vi lavora.

Tante sono le ragioni di merito. Una, come evidenziato oggi anche all’assemblea regionale, riguarda il tema previdenziale.

Con la creazione della nuova qualifica di viceispettore antincendi (che assorbe i capi squadra con l’anzianità prevista dal provvedimento e i capi reparto), la riforma sposta per il personale interessato il limite ordinamentale di collocamento a riposo da 60 a 65 anni d’età, “su base volontaria, sfruttando la sete di soldi del personale alla canna del gas”, sottolinea Giacalone. Il provvedimento pur permettendo di conservare, a richiesta, il precedente trattamento previdenziale non aiuta chi non ha i contributi minimi per accedere alla pensione e ostacola il ricambio generazionale.

“A 60 anni un Vigile del Fuoco è già fisicamente provato e pieno di malanni per l’usura di una vita di soccorsi”, commenta il coordinatore regionale.

Per la Fp Cgil il governo sta usando il trattenimento in servizio per tamponare le forti carenze di personale e l’incapacità – viste le impegnative condizioni di lavoro – di attrarre giovani. La richiesta del sindacato è ferma: occorre un piano straordinario di assunzioni che porti l’organico nazionale a 40.000 operativi e 5.000 unità nei ruoli tecnico-professionali. Inoltre stare al lavoro oltre i 60 anni deve essere una scelta volontaria e solo per chi non ha raggiunto il minimo contributivo e con l’inderogabile esclusione dai servizi operativi di soccorso.

Il riordino del Corpo è un mero rimpasto burocratico di qualifiche e non affronta le sfide operative che si presentano oggi ad esempio con i cambiamenti climatici, i dissesti idrogeologici, i roghi di veicoli elettrici o batterie al litio che richiedono attrezzature ad alta tecnologia, formazione specialistica e presidi prolungati sul territorio.

Durissima è la presa di posizione contro la qualifica di “Agente di Pubblica Sicurezza” messa nell’articolo 2 del provvedimento, una qualifica che rischia di snaturare la missione civile e di soccorso del Corpo e torcerla verso logiche securitarie.

Ugualmente respinta è l’estensione dei sistemi di valutazione individuale e del merito comparativo nei percorsi di carriera. Nel soccorso tecnico urgente la vita dei lavoratori e delle lavoratrici dipende dalla fiducia reciproca all’interno della squadra e dividerli con punteggi discrezionali rischia di avvelenare lo spirito di corpo e dare potere arbitrario ai dirigenti.

Un altro punto riguarda gli aumenti salariali, che la Fp Cgil chiede siano destinati al trattamento economico fisso (che garantisce stabilità in busta paga e incrementa la base di calcolo della futura pensione) e non alle indennità accessorie.

Michele Giacalone“I soldi del famoso aumento che ci vogliono inserire all’interno della busta paga, negli accessori, non va bene – afferma Giacalone – . Noi li vogliamo sul fisso e continuativo. Li devi mettere là, ti devono garantire quello stipendio. Messo sul fisso e continuativo io me lo ritroverò sui conteggi della pensione, invece se me li lasciano sulla parte accessoria me lo posso scordare”.

Sulla previdenza integrativa è intervenuto nello specifico Pusceddu, spiegando che le risorse stanziate dalla legge 234/2021, in assenza di decreti attuativi, restano inutilizzate. Questo stallo penalizza chi andrà in pensione con il sistema contributivo.

“È necessario avere una previdenza integrativa, cioè qualcosa che viene messo da parte per andare a colmare il gap tra l’ultimo stipendio e la pensione che prenderò – segnala il segretario regionale -. La previdenza complementare si costruisce non negli ultimi 5 anni, ma in un’intera carriera lavorativa. Sapete chi è rimasto senza previdenza complementare? I Vigili del Fuoco. C’è nella scuola, nell’università, negli enti locali, nel Ministero dell’Interno per i dipendenti civili… Voi no”.

dino-puscedduIl segretario ha richiamato anche la necessità di distinguere la previdenza complementare dalla previdenza dedicata: la prima permette di costruire una pensione aggiuntiva attraverso versamenti nel corso della carriera, mentre la seconda dovrebbe prevedere misure compensative sul trattamento pensionistico pubblico, riconoscendo le particolari condizioni di rischio e usura del lavoro dei Vigili del Fuoco. Una situazione resa ancora più evidente dall’esclusione dei Vigili del Fuoco dal tavolo interministeriale sulla previdenza del comparto Sicurezza e Difesa avviato il 13 ottobre. La Fp Cgil chiede che il Governo riconosca concretamente la specificità del lavoro del Corpo, destinando risorse aggiuntive alla previdenza dedicata e avviando finalmente quella complementare.

Il 3 novembre una delegazione dei Vigili del Fuoco della Fp Cgil nazionale parteciperà a un’iniziativa internazionale a Bruxelles per portare in sede comunitaria proprio la denuncia delle condizioni di lavoro e il blocco della previdenza. E il 20 novembre la categoria sarà in piazza, nel giorno dello sciopero generale della Cgil.

A conclusione dell’assemblea è stato votato all’unanimità l’ordine del giorno che boccia formalmente la riforma del Corpo, chiedendo di sospendere immediatamente l’iter dell’Atto del Governo 439 prima della scadenza della delega legislativa del prossimo 31 ottobre, di prorogarne i termini e di riaprire il tavolo tra Governo e organizzazioni sindacali.