Trevisani (Fp Cgil): “Continuare ad agire come se fossimo negli anni ’80 e a pensare che il serbatoio di assunzione per il Nord sia solo il Sud, significa condannare gli uffici alla chiusura”
23 apr. 2026 – In Lombardia l’Inps tiene su basi sempre più fragili. Mancano lavoratrici e lavoratori, i concorsi non coprono i posti disponibili, le retribuzioni non bastano più a rendere attrattivo il lavoro pubblico dove il costo della vita pesa di più.
“Così si indebolisce un presidio pubblico essenziale, e con esso la capacità di dare risposte a cittadine, cittadini, lavoratrici e lavoratori e imprese”, denuncia Antonella Trevisani, coordinatrice Fp Cgil Lombardia.
La situazione che la sindacalista descrive è sempre più grave: la carenza di organico non è più una difficoltà da gestire, ma la causa di ritardi, carichi di lavoro insostenibili, pratiche che verranno spostate altrove e una presenza sempre più debole degli uffici sul territorio.
Tra i punti più critici c’è il cosiddetto “metaprocesso”, cioè il trasferimento fuori dalla Lombardia di quote di lavorazione che qui non si riescono più a sostenere. “Non è una soluzione ma il segno di una sofferenza strutturale. Se un istituto nazionale, nella regione più popolosa e produttiva del Paese, non riuscendo a garantire gli organici necessari alla tenuta delle sedi lombarde, punta a spostare altrove il lavoro che non riesce a svolgere, allora il problema riguarda già la tenuta del servizio pubblico e il ruolo stesso dell’Inps”, osserva Trevisani.
“Alla luce dell’età media di noi lavoratrici e lavoratori e all’assenza di assunzioni stabili su questo territorio, tra dieci anni l’Istituto non avrà più personale per restare aperto in Lombardia”, avverte la coordinatrice regionale. Il punto è molto concreto: “chiusura di sedi, scomparsa di competenze professionali, tempi più lunghi, minore capacità di rispondere ai bisogni sociali in una regione dove la domanda di protezione, previdenza e assistenza continua a crescere”.
Anche il modello di assunzione, così com’è, non regge. A dirlo sono gli stessi concorsi. “Per le commissioni medico-legali, a Milano, su 43 posti banditi, nessun medico è pervenuto in servizio! – segnala Trevisani -. Non è un caso. È il risultato di un impianto fermo a un’altra stagione, che ignora la realtà materiale del lavoro pubblico nelle città in cui il costo della vita è più alto, come in gran parte della nostra regione, tra affitti alti, salari che rendono impossibile arrivare alla fine del mese, assenza di un welfare territoriale capace di sostenere chi entra”.
Da qui l’affondo: “Continuare ad agire come se fossimo negli anni ’80 e a pensare che il serbatoio di assunzione per il Nord sia solo il Sud, significa condannare gli uffici alla chiusura”.
Per la Fp Cgil la direzione è una: “Serve un piano di assunzioni mirato, radicato nei territori, e serve un rinnovo contrattuale che restituisca dignità alle retribuzioni. Al tavolo nazionale portiamo questa priorità: aumenti adeguati alle condizioni reali di vita, per difendere il lavoro pubblico e la qualità e la tenuta stessa dei servizi”.