11 Aug 2022
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Per i lavoratori pubblici serve un vero smart work

Video intervista su Collettiva.it di Emanuele di Nicola a Serena Sorrentino, segretaria generale Fp Cgil nazionale.

Nell’Italia alle prese con il lockdown tanti lavoratori pubblici non hanno mai smesso di lavorare, in quanto servizi essenziali. Molti di loro si sono ritrovati, da un giorno all’altro, a operare da casa per l’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia di Coronavirus. Da lunedì 4 maggio è iniziata la Fase 2: per gli addetti del pubblico impiego si aprono una serie di nuovi problemi, insieme a quelli ancora irrisolti, che vanno dalla messa in sicurezza degli uffici alla necessità di regolare davvero il lavoro “smart”.

Il nodo più urgente da sciogliere riguarda i lavoratori della sanità privata e Rsa. Uomini e donne che sono stati in prima fila contro il Covid-19, esattamente come i colleghi del pubblico, eppure aspettano il rinnovo contrattuale da oltre tredici anni. Per questo i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo stato di agitazione, con iniziative di mobilitazione territoriali nelle regioni di tutto il Paese. Si tratta di professionisti che hanno sostenuto uno sforzo straordinario, fin dall’arrivo del virus in Italia, affrontando l’aumento del rischio per la malattia sconosciuta e l’impegno in più richiesto nel lavoro quotidiano. Non è accettabile dunque che il loro contratto nazionale non sia ancora rinnovato.

Le sigle hanno scritto una lettera alle controparti chiedendo “una convocazione che possa porre fine alla situazione e consenta la rapida conclusione della trattativa”. L’agitazione porta con sé la sospensione di ogni forma di lavoro supplementare e straordinario per tutto il personale: se non arrivano risposte in tempi brevi i sindacati non escludono la proclamazione dello sciopero generale nazionale.

L’altra grande questione investe il cosiddetto “smart working”. Prosegui qui: >>>>

fonte: https://www.collettiva.it