6 Dec 2021
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Aler Milano o della testardaggine a suon di risorse pubbliche

La Corte d’Appello rigetta il ricorso e conferma la sentenza del Tribunale per la custode sostenuta dalla Fp Cgil meneghina

14 gen. – “Ci auguriamo che i dispositivi giudiziali intervenuti siano per Aler sufficienti per indurre l’azienda ad evitare di sprecare risorse pubbliche per cause che riguardano i diritti e la valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori. La Cgil c’è e ci sarà sempre, prima di tutto, per difendere la dignità di chi lavora”. Così la coordinatrice Fp Cgil Aler Milano Lidia Speranza e il segretario generale della categoria territoriale Natale Cremonesi.

Questi i fatti. La Corte d’Appello ha rigettato il ricorso fatto dall’azienda di edilizia residenziale milanese alla sentenza del Tribunale che ha riconosciuto a una custode il diritto all’inquadramento superiore dopo due anni dall’assunzione e con tanto di arretrati retributivi. A dare il proprio patrocinio alla lavoratrice e a far partire la vertenza legale c’è stata, appunto, la Fp Cgil meneghina.

“In Aler ci sono circa una settantina di custodi e l’azienda non ha mai promosso, come avrebbe dovuto da contratto nazionale, i corsi per fare scattare di livello queste lavoratrici e lavoratori. Con un accordo sindacale, sul quale avevamo espresso le nostre riserve con una nota a verbale , Aler ha assicurato ai custodi il passaggio a un livello superiore ma mettendo un forfait di 1000 euro sugli arretrati (che andrebbero invece calcolati in relazione all’anzianità di servizio) e con il vincolo di rinunciare, in sede di conciliazione individuale, a qualsiasi tipo di rivendicazione successiva, dalla salute e sicurezza alle questioni previdenziali, rinunce slegate dall’oggetto della conciliazione – racconta Lidia Speranza -. Noi non potevamo sottoscrivere conciliazioni individuali che vanno contro lo Statuto della Cgil”.

E come è andata? “La maggior parte dei custodi ha accettato di conciliare, accontentandosi. Va anche detto che è stata cavalcata la disinformazione. La lavoratrice ha voluto intraprendere con noi la strada giudiziale. Abbiamo vinto il primo grado e chiesto ad Aler di estendere il dispositivo del giudice anche agli altri custodi che non avevano firmato le conciliazioni ma l’azienda, imperterrita, ha invece ricorso in appello. La Corte ha rifiutato, confermando la sentenza del Tribunale di Milano e condannando Aler a pagare le spese legali”.

“Il prossimo 18 febbraio sapremo l’esito dei ricorsi presentati per altre 3 lavoratrici – aggiunge il segretario Cremonesi -. Abbiamo tentato ripetutamente di fare capire ad Aler che si sarebbe esposta ad ulteriori spese legali ma non c’è stato verso. Ora vorremmo che si evitasse lo stesso percorso per quanto riguarda l’incentivo per le funzioni tecniche. Sarebbe illegittimo escludere alcune attività da questo riconoscimento economico che vede coinvolti circa 250 lavoratrici e lavoratori, ad oggi non retribuiti come previsto dal legislatore. Le trattative sono in corso e ci auguriamo un accordo dignitoso invece che dover intraprendere, ancora una volta, l’azione giudiziale”. (ta)